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Alla guerra di religione opponiamo l’unità di tutti gli sfruttati!

In queste settimane la questione delle vignette su Maometto ha monopolizzato il dibattito politico. Molti nostri lettori conosceranno i fatti: un giornale di destra danese ha pubblicato lo scorso settembre alcune vignette piuttosto offensive riguardanti Maometto, tra cui una che lo raffigurava come un terrorista con un candelotto di dinamite raccolto nel turbante.

Le proteste sono durate diverse settimane, coinvolgendo l’intera comunità musulmana in gran parte del mondo. I commentatori della borghesia in Occidente hanno sprecato fiumi di parole, prendendo a pretesto la cosiddetta “libertà di espressione”, per avvalorare la tesi che la cultura musulmana è troppo diversa dalla “nostra”, dell’Occidente “democratico”, culla della libertà, e quindi ogni convivenza è impraticabile.

L’ipocrisia dell’Occidente

In questi discorsi troviamo una bella dose di ipocrisia. Ci chiediamo cosa sarebbe successo se fosse stata pubblicata una vignetta raffigurante, ad esempio, un rabbino al posto di Maometto. La levata di scudi sarebbe stata immediata: scandaloso, infatti, accusare Israele di terrorismo, anche se proprio mentre stiamo scrivendo giunge la notizia che un missile israeliano è stato lanciato a Gaza, uccidendo, in un’ennesima esecuzione mirata, un leader della Jihad.

Ricordiamo poi che nel nostro paese fino al 1999 la bestemmia contro la religione cattolica era equiparata ad un reato penale. Oggi è solo… un reato amministrativo! E come non citare gli innumerevoli atti di censura, subiti da tanti film o opere teatrali, susseguitisi anche negli ultimi anni contro ogni “dissacrazione” nei confronti del cattolicesimo. La Commissione censura del Ministero dei Beni Culturali, nel marzo del ‘98 bloccò l’uscita nelle sale italiane del film di Ciprì e Maresco “Totò che visse due volte”, “per contenuti offensivi alla sensibilità di un pubblico cattolico”.

Alla faccia della “libertà di espressione”…

Si parla tanto del fondamentalismo islamico, un fenomeno che ogni comunista ha il dovere di combattere, ma purtroppo non è l’unico fondamentalismo che esiste oggigiorno. Esiste un fondamentalismo ebraico, che priva di ogni diritto i palestinesi, un fondamentalismo hindu, che rade al suolo le moschee in India, ed un fondamentalismo cristiano. Sulla teoria della superiorità della cultura occidentale, fondata suoi valori cristiani, George W. Bush ha basato le sue fortune e fornito una giustificazione all’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq.

Se c’è chi giustamente si scandalizza dell’oscurantismo che caratterizza gli integralisti islamici, come comportarsi di fronte alle posizioni degli integralisti cristiani che hanno cercato di rendere obbligatorio nelle scuole il creazionismo da sostituire alla teoria evoluzionista di Darwin in Kansas ed in Pennsylvania, due stati degli Usa? Il ministro Moratti ha provato a fare la stessa cosa pure qui in Italia ed è stata fermata solo da un fiume di proteste. Non c’è quasi discorso in cui il capo della chiesa cattolica, Papa Ratzinger, non attacchi la scienza ed il positivismo.

Il fondamentalismo cattolico assume i toni di una vera e propria crociata nel recentissimo “Manifesto per l’occidente” promosso non da un fanatico gruppo di naziskin, ma dal presidente del Senato, Marcello Pera e sottoscritto nientemeno che da Silvio Berlusconi.

L’appello del “moderato” Pera inizia con una vera e propria chiamata alle armi “L’Occidente è in crisi. Attaccato dall’esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, non è capace di rispondere alla sfida.” Colpevoli di questa debolezza sono “il laicismo o il progressismo che rinnegano i costumi millenari della nostra storia” in una società dove “si predica l’uguale valore di tutte le culture.”

La civiltà occidentale è chiaramente “fonte di princìpi universali e irrinunciabili”.

Ecco chi crea lo “scontro di civiltà”! Il manifesto di Pera è uno dei più classici testi “fondamentalisti” : raffigura una situazione dove l’unica “civiltà” è la nostra, sottintendendo che tutto il resto del mondo è incivile. Vorremmo ricordare che questa “civiltà superiore” ha provocato nel Ventesimo secolo, tra l’altro, due guerre mondiali e lo sterminio di sei milioni di persone solo perché erano di religione ebraica.

L’oppio dei popoli

La religione è utilizzata dalle classi dominanti, nel mondo arabo come in occidente, in Asia come in America latina, per deviare l’attenzione di vaste fasce della popolazione dai veri problemi o addirittura per mobilitarle attivamente a difesa dei propri interessi.

Non a caso in una situazione di crisi economica e sociale che investe l’Italia, la Chiesa cattolica torna a far sentire la sua voce reazionaria, intervenendo su ogni argomento e cercando di tornare ad avere un ruolo importante nella vita politica.

Mai come oggi, insomma, sono pertinenti le parole di Marx: “La religione è l’oppio dei popoli”.

Noi comunisti siamo atei. Secondo il marxismo non esiste nessun Dio e tutti i fenomeni naturali che ci circondano si possono, o si potranno, spiegare sulla base del progresso della scienza. Ma mai i comunisti hanno chiesto una professione di ateismo a chi è disposto a lottare insieme a loro per un mondo migliore. Sono le classi dominanti che cercano di dividere gli oppressi lungo linee religiose, imponendo loro di scegliere da che parte stare nella “guerra santa”, cercando così di nascondere le divisioni di classe esistenti nella società capitalista.

L’imperialismo ha sempre sfruttato od addirittura creato gli scontri fra religioni. Osama Bin Laden o Hamas in Palestina sono stati a lungo finanziati dagli Usa o da Israele. All’occidente fa comodo che esistano fanatici come il presidente dell’Iran, Ahmadi Nejad, che lancia appelli alla distruzione di Israele. Facile per Bush, Blair o Berlusconi compattare la propria opinione pubblica contro questi fanatici reazionari.

Dall’altra parte, provocazioni di simile natura non mancano. Anche qui abbiamo i nostri Bin Laden che incitano alla “guerra di religione”. In nome di Dio i governanti americani bombardano e torturano in Iraq, in nome della “difesa delle radici cristiane” sono pronti a negare ogni diritto agli immigrati “clandestini” che arrivano in Italia. È un gioco delle parti da cui i lavoratori non hanno nulla da guadagnare.

La disperazione delle masse

Le proteste che hanno scosso tutto il mondo islamico hanno in minima parte una motivazione religiosa. La pubblicazione delle vignette è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, in una situazione di oppressione e di insoddisfazione che cova sotto la cenere, particolarmente nel mondo arabo e fra gli immigrati in Europa. L’occupazione dell’Iraq, l’umiliazione di assistere al trionfo dell’imperialismo Usa in Medio oriente, mentre i governi arabi svendono le ricchezze dei paesi per pochi spiccioli, il ricordo dello sfruttamento coloniale, tutto ciò fa crescere la rabbia delle masse.

Ed ecco che anche la provocazione del leghista Calderoli, che si è fatto intervistare in tv indossando una maglietta con le vignette incriminate, fa scoppiare una vera rivolta popolare nella città libica di Bengasi. Che dapprima si concentra contro il simbolo dell’occupazione coloniale, il consolato italiano e poi si rivolge contro Gheddafi e la carneficina operata dalle sue Forze armate.

C’è un materiale esplosivo in tutta quest’area del mondo che, in mancanza di alternativa, si può rivolgere alle forze legate al fondamentalismo. In Palestina il voto ad Hamas è in buona parte un voto di protesta nei confronti del governo borghese e corrotto dell’Anp. Hamas riempie un vuoto politico, con parole d’ordine che dovrebbero essere quelle classiche della sinistra: la lotta senza tregua all’occupazione israeliana e la giustizia sociale. E chi a sinistra ha sostenuto, come Blair, l’occupazione dell’Iraq, non fa altro che alimentare i consensi di queste forze reazionarie, indebolendo una prospettiva di sinistra. Peraltro lo stesso Blair non si è fatto problemi nell’invocare il volere divino a sostegno della guerra.

Alla campagna di divisione su basi religiose dobbiamo sapere opporre lo slogan dell’unità di tutti i lavoratori. Un operaio di una fabbrica bresciana ha molte più cose che lo uniscono al suo collega di reparto marocchino piuttosto che al padroncino leghista, anche se il marocchino festeggia il Ramadan e gli altri due il Natale. Questi comuni interessi sono quelli degli sfruttati contro quelli degli sfruttatori.

Solo una politica rivoluzionaria, che metta in discussione gli enormi profitti accumulati dai padroni in questi anni, potrà sconfiggere la propaganda razzista che fa appello agli istinti più beceri, ma che si basa su una situazione di disperazione reale vissuta da tanti diseredati nelle periferie di tutto il pianeta. Solo facendo sì che i lavoratori prendano il controllo delle enormi ricchezze oggi prodotte nel mondo potremo costruire un vero paradiso, ma qui in terra senza aspettare quello che ci propone ogni religione, in un futuro lontano, in cielo.

10-03-2006 

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