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Questo non è "il migliore dei governi possibili"

 

Bisogna costruire fin da ora le basi per l'alternativa a Prodi!

 

Sono passate sei settimane dalla chiusura della crisi di governo che si è conclusa con l’accordo programmatico - per un anno - tra il Prc e l’Ulivo.

La bozza di Finanziaria presentata dal governo vede apposta per la prima volta la firma del capogruppo di Rifondazione. Governo e sindacati firmano l’accordo sulla "riforma" dello stato sociale, col "parere positivo" dell’area programmatica dei comunisti e della segreteria del partito. All’improvviso, il 22 e il 23 novembre al Comitato Politico Nazionale del Prc, è venuta allo scoperto una "divergenza" tra il segretario Bertinotti e il presidente del partito Cossutta.

Nel CPN da più parti si è chiesta "una discussione serena sullo stato del partito". Per fare ciò si deve iniziare dalla politica che esso porta avanti. Nello scorso numero del nostro giornale, il compagno Bellotti scriveva: Un anno fa la politica di austerità di Prodi veniva imbellettata in tutti i modi, se ne minimizzavano gli aspetti negativi, si esaltavano le più minime concessioni, vere o presunte; ora la stessa politica veniva descritta da Diliberto alla camera – del tutto correttamente – come dettata dai padroni e dai banchieri europei.

La mancanza di mobilitazioni dei lavoratori, in precedenza invocata come un argomento per sostenere il governo ("non possiamo fare di più, in assenza di grandi lotte"), diventava tutto d’un tratto un argomento a favore della rottura con Prodi ("bisogna dare un segnale").

Come stupirsi se di fronte a questo capovolgimento, fra i lavoratori vi sono state reazioni di sconcerto? Questo non derivava affatto, come vorrebbero farci credere i vertici dell’Ulivo, da una reazione contro il Prc che avrebbe "rovinato tutto" proprio mentre tutto marciava per il meglio sotto il migliore dei governi possibili. Chiunque avesse occhi per vedere poteva toccare con mano negli scorsi sei-otto mesi la delusione crescente, e anche talvolta la rabbia, che montava tra ampi settori di lavoratori, studenti, pensionati di fronte alla politica del governo.

Se il Prc avesse spiegato fin dall’inizio i motivi per i quali questo governo non poteva che fare una politica antipopolare, se avesse rifiutato di abbellire questa politica e di assumersene la responsabilità, se invece di addormentare i lavoratori con le ninne nanne sulle "vittorie" che ottenevamo in parlamento, se invece di fare tutto questo avesse lavorato per risvegliare l’ostilità verso i Prodi, i Ciampi, i Dini, gli Andreatta e soci, denunciando l’asservimento di D’Alema e Cofferati a questi signori, oggi ci troveremmo in una situazione enormemente favorevole. Di fatto saremmo stati messi in condizione di mettere sotto processo davanti ai lavoratori, e con il consenso di gran parte di essi, l’intera politica riformista dei gruppi dirigenti del Pds e della Cgil."

Le conclusioni di Bertinotti nel Cpn sono diametralmente opposte. Dopo la crisi "si è aperta una nuova e più avanzata fase politica... L’accordo tra sindacati e governo, pur presentando limiti, in particolare per quanto riguarda la scuola, ha confermato e rafforzato la difesa delle pensioni d’anzianità per la grande maggioranza dei lavoratori... La conquista della riduzione dell’orario a 35 ore settimanali entro l’1/1/2001 ha fornito il concreto segnale di una diversa politica economica". E ancora: "L’asse della politica economica e sociale del governo si è spostato a sinistra". Infine: "Non è all’ordine del giorno l’ingresso al governo ma l’affermazione in concreto del carattere riformatore della politica di questo governo". Cossutta - che non è in disaccordo con Bertinotti sulla valutazione della crisi e infatti ha sostenuto il documento finale - ha voluto differenziarsi da Bertinotti su come è stato "accolto dalle masse popolari il comportamento del partito". Egli afferma che c’è stata "una fase di difficoltà grande tra la nostra gente, anche tra i nostri iscritti".

Non si può negare che ci sia del vero in quello che dice Cossutta, ma il punto è individuare le cause di questa difficoltà. Tra le righe del suo intervento si può leggere che la causa sia stata l’essersi spinti troppo oltre nello scontro col governo. Per Cossutta è "ovvio" che si può rompere con Prodi, ma a suo dire il punto è "come evitare la rottura". In più Cossutta dipinge il risultato elettorale delle amministrative con tinte più negative di Bertinotti. In realtà le differenze tra Cossutta e Bertinotti sono differenze tattiche e non strategiche come loro stessi hanno sostenuto. In tutti e due i casi si parte da una premessa profondamente sbagliata e cioè la possibilità che questo governo possa realizzare delle riforme durature a favore dei lavoratori, aprendo un "nuovo corso riformatore" in un contesto economico di scarsa crescita e coi parametri di Maastricht che definiscono gli orientamenti della politica del governo.

 

Marx ed Engels lottarono tutta la loro vita per differenziare chiaramente quello che loro chiamavamo socialismo scientifico da quello utopistico. In quest’ultimo riconoscevano lo slancio ideale, ma ne criticavano il volontarismo, il sostituire l’analisi concreta della realtà con dichiarazioni di buone intenzioni. Sicuramente è necessario proporre buone riforme come le 35 ore, ma occorre inserirle in un processo di lotta che, partendo dalla realtà di lavoratori e disoccupati, tracci una prospettiva alternativa.

Ciò significa che la lotta per la riduzione dell’orario si fa partendo dalle concrete condizioni di lavoro oggi, contro la precarizzazione, contro il finto lavoro autonomo, le finte cooperative, la flessibilità in entrata e in uscita, altrimenti resta sospesa in aria ed è astratta.

Tutto ciò non si può fare senza una chiara prospettiva sul lavoro sindacale, ma ancora una volta la maggioranza del CPN del nostro partito si è limitata a riconoscere che bisogna migliorare il lavoro del partito nel sindacato. Da 5 anni i militanti del Prc non hanno una politica sindacale. Il risultato è che si trovano divisi in decine di organizzazioni, più volte in contrasto tra di loro.

 

Bisogna fare un bilancio del nostro lavoro nei diversi sindacati extra confederali, così come nell’Area e in Alternativa Sindacale. Solo in questo modo sarebbe possibile definire chiaramente il contesto economico-politico nel quale ci troviamo e gli obiettivi del padronato e quelli del movimento operaio. È ora di finirla con la tattica della partecipazione alla maggioranza di governo, dove l’appoggio alla "riforma" sullo stato sociale viene scambiato con la promessa del governo (per il 2001) di una legge sulle 35 ore (che copre solo i lavoratori delle aziende con più di 15 dipendenti). La maggioranza del CPN dichiara che il partito deve contribuire a "dare corso, a partire da quest’anno, ad una politica riformatrice del governo Prodi". Ma per fare tutto ciò bisogna partire da quello che è successo in questi ultimi 18 mesi. La Confindustria, dopo l’iniziale sgomento per la sconfitta del Polo, si è schierata nella quasi totalità a favore di Prodi. Hanno capito che la politica del "tutto e subito" di Berlusconi era controproducente e hanno seguito il consiglio di Dini: "Questo è il migliore governo oggi possibile".

Certo, c’è l’ostacolo di Rifondazione ma, pensano, ci si può barcamenare con qualche concessione verbale e qualche rallentamento nei tagli allo stato sociale...

Nel frattempo quello che conta è la direzione della politica del governo. Le aspettative di tanti lavoratori nel governo Prodi hanno lasciato il posto ad un’atteggiamento di frustrazione misto all’idea che questo è il meno peggio. Questo era lo scopo di D’Alema, ma non di Bertinotti quando diceva di voler appoggiare Prodi in modo puntuale, essendo sempre possibile lasciare la maggioranza.

 

Il punto è che ogni azione ha delle conseguenze, che a sua volta portano a certi esiti e impediscono altri. E così Cossutta gli ha fatto notare che dopo 18 mesi di partecipazione alla maggioranza non c’erano le condizioni per uscirne. Certo bisognava costruirle prima! Ora, con l’accordo per il ‘98 il Prc si lega ancora di più al governo. Niente di male se esso fosse deciso ad avviare la fase delle riforme, ma niente porta a pensare questo. Le 35 ore per Ciampi sono "una sciocchezza". Dopo questa provocazione Prodi tace. È questa la "nuova e più avanzata fase politica"? Non ci sono scorciatoie, ne panacee. La rifondazione comunista sarà possibile solo se l’attività parlamentare servirà come cassa di risonanza alla battaglia quotidiana nelle fabbriche e nelle scuole per sovvertire lo stato di cose presente. Ciò non sarà possibile finchesi manterrà l’accordo con il governo. È vero che il partito non è al governo, ma deve cominciare subito una campagna per recuperare il tempo perso nella battaglia contro il programma procapitalista dell’Ulivo. In questo modo, basandoci sulle amare esperienze di tanti lavoratori possiamo costruire le basi della nostra autonomia, possiamo farci capire e rispettare non solo dai nostri iscritti, ma anche da tanti lavoratori che oggi appoggiano D’Alema e l’Ulivo.

 

2/12/97

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