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Un sistema sanitario pubblico o privato?

La nostra salute è sicura nelle mani dei capitalisti?

Nonostante le rassicurazioni del ministro Bindi stiamo vedendo un peggioramento nel servizio sanitario.

Ne abbiamo parlato con Mirco, infermiere all’ospedale Santa Maria Nuova (SMN) di Reggio Emilia e Consigliere comunale per il PRC.

Cosa è cambiato nella sanità da quando c’è il governo Prodi, sia dal punto di vista dei pazienti che da quello degli operatori?

Il problema è che non è cambiato niente. Mentre il SSN a livello di principi e legiferazione doveva garantire l’universalità del diritto alla salute, con la legge 502 De Lorenzo e la modificazione della Garavaglia si è iniziato a introdurre dei meccanismi di controllo di spesa per ridurla, di ridimensionamento di alcune strutture e smantellamento di altre. Con questo governo le cose sono andate avanti progredendo secondo quello che vuole il grande capitale finanziario. Sanità e pensioni sono, due settori dove il capitalismo pensa di trarre maggiori profitti, ad esempio tramite le assicurazioni private.

I contratti del comparto medico sanitario, gli accordi, i piani di rimodulazione e i piani attuativi locali (PAL), seguono la logica aziendale: il compito primario assegnato ai direttori generali è la riduzione della spesa attraverso il pareggio di bilancio che le aziende USL e ospedaliere devono rispettare.

L’Emilia Romagna negli anni ‘70 aveva abbozzato un certo lavoro, molto importante, per affrontare la salute dei lavoratori, degli anziani, dei bambini e della donna. Si erano sviluppati l’assistenza domiciliare, consultori per donne, servizi di medicina del lavoro, presidi di medicina preventiva e il materno infantile che ha svolto un ruolo importantissimo nella prevenzione delle malattie dei bambini (che poi si ripercuotono anche nella vita adulta). Oggi tutti questi servizi o vengono snaturati o vengono smantellati.

Vediamo il meccanismo dei ticket: se una prestazione costa 10mila lire, te la fanno pagare ad esempio 15mila per far quadrare i conti, per far quadrare il bilancio.

Guardiamo l’aspetto della libera professione all’interno delle strutture pubbliche, cioè pagate dalla collettività: il meccanismo fa leva sul fatto che, se si va con l’impegnativa del medico a prenotare un esame, si aspetta sei mesi o anche un anno, mentre tramite la libera professione in pochi giorni, se non il giorno stesso, hai l’esame, fatto dalla stessa gente, nella stessa struttura, però pagando la prestazione per intero a seconda della tariffa stabilita.

Nei piani di rimodulazione che si stanno discutendo non si dice semplicemente diminuiamo la spesa: NO! qua si taglia l’ospedale, si intensificano pesantemente i ritmi di lavoro del personale e non si investe nelle strutture. In Emilia Romagna tutti gli ospedali sono sotto organico: solo dal punto di vista infermieristico l’ospedale SMN di Reggio manca di 150 unità rispetto alle piante organiche approvate dalla Regione nel ‘94. Perciò il lavoro è sempre maggiore, da qui l’intensificazione dei ritmi, la negazione dei diritti come il riposo, le ferie e i permessi.

Anche tra i medici ci sono accorpamenti, guardie uniche e non più distribuite per settore di competenza. Questi accorpamenti non sono stati creati per far interagire conoscenze e competenze per raggiungere l’obiettivo salute, ma solo per l’obiettivo di riduzione della spesa, perciò anche il medico ha meno tempo per riposarsi.

Come in ogni azienda c’è il meccanismo della qualità totale: incremento dei ritmi di lavoro, controllo della spesa e meccanismi di controllo che non sono più fatti dal capo ma che vengono innescati tramite gli stessi lavoratori: cioè per condizioni contrattuali è lo stesso lavoratore che deve controllare il suo collega.

Questo crea una paurosa rivalità tra i lavoratori, li separa. Crea la filosofia del dire "tu individualmente puoi fare la differenza". Nella realtà si scopre che è un sistema molto gerarchizzato, crea una burocrazia impressionante e di fatto il lavoratore non decide nulla. Inoltre riducendo tutto a livello individuale si toglie qualsiasi tipo di potere contrattuale.

Mi sembra che si cerchi anche di mettere in competizione tra loro gli operatori di diversi ospedali a livello regionale o nazionale:

L’aziendalità ha creato conflittualità tra le diverse aziende USL e aziende ospedaliere. Tutto questo impedisce di fare qualsiasi piano sanitario serio e ognuno viene penalizzato per favorire l’altro. In questo caso entrano in gioco le lobby. La realtà è che vengono favorite e incentivate la libera professione e l’attività nelle case di cura private.

All’ospedale di Reggio dicono che c’è il deficit perché la gente va a curarsi a Modena o Bologna. Questa è una contraddizione dal punto di vista dell’utilizzo razionale delle risorse economiche.

Una pianificazione seria deve andare al di là delle provincie, delle città. Diminuiscono i posti letto, perciò la gente dovrà aspettare più tempo per fare un intervento o per avere una prestazione. Di sicuro si creeranno dei canali preferenziali per chi viene da fuori azienda (cioè da un’altra provincia o regione) perché chi viene da fuori produce fatturato mentre curare il paziente tuo produce solo un costo.

In ogni modo non è assolutamente certo che questi piani produrranno una riduzione della spesa a causa dell’aumento consistente delle spese burocratiche, il duplicamento o triplicamento delle amministrazioni.

Bisogna investire in un sistema salute più efficace, far entrare nella pratica medica la prevenzione, ma non intesa solo come diagnosi precoce (ad esempio dei tumori) ma prevenzione globale che coinvolga la società: come e dove si lavora, con quali materiali, dove e come si vive. L’ospedale deve servire solo a risolvere il problema acuto. Inoltre bisogna avere la possibilità di utilizzare tipi di medicina alternativi come quella naturista o quella omeopatica, invece della medicina tradizionale occidentale, che io chiamo mercantile, perché è legata alle strutture del mercato ed è devastante e dannosa.

In pratica si cerca di spendere meno (anche se dici che ciò è tutto da vedere) e si vendono i servizi migliori, si fanno entrare i privati con gli appalti esterni.

Gli appalti stanno imperversando: all’ospedale di Reggio c’è stata la proposta di appaltare a una cooperativa l’assunzione di 50 infermieri per sopperire in parte alla carenza di organico.

Su questo il sindacato inizialmente non ha detto niente e poi, prima la CISL poi la CGIL, si sono opposte viste le pressioni degli infermieri che sono consapevoli che se entra un tipo di rapporto di lavoro del genere il nostro potere contrattuale, già ridotto ai minimi termini, scompare completamente perché entrano lavoratori che prendono mezzo milione in meno al mese, non hanno orari, in malattia non sono pagati, se in ferie hanno una riduzione di salario e non hanno diritti. Però fanno il tuo stesso lavoro. Dopo, la conflittualità aumenterebbe spaventosamente e saremmo più ricattabili.

E’ una corsa al ribasso. Il Prc cosa propone?

Rifondazione ha sullo stato sociale una carenza elaborativa notevole: nonostante alcuni slogan non fa molto di più, infatti noi come Prc ci troviamo in difficoltà a fare la battaglia sulla sanità a livello locale perché non c’è corrispondenza a livello nazionale. Quando in consiglio comunale si attacca il piano proposto, le leggi promulgate dalla Regione, e l’atteggiamento dei sindaci, ci dicono "però la finanziaria l’avete votata anche voi" e nella finanziaria c’era un paragrafo dove in campo sanitario si prevedeva l’adeguamento dei posti letto ai "parametri europei".

Cioè i tagli

La Bindi diceva di non avere fatto tagli e noi come Prc abbiamo detto che abbiamo salvaguardato lo stato sociale e la sanità: abbiamo evitato che ci fosse un ulteriore peggioramento però abbiamo lasciato che le cose seguissero il proprio corso, cioè sostenendo la maggioranza non siamo riusciti a invertire la tendenza.

 

 

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