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Uniti contro l’invasore!

  

La recente tragedia di Cavalese ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la questione delle basi americane in Italia; la tensione inoltre che ha ripreso a scatenarsi attorno al "vecchio" problema iracheno ha spostato poi l’attenzione sull’utilizzo che di tali basi viene fatto. Le due questioni non possono essere scisse: Bush, infatti, nel ‘91, al tempo della guerra del Golfo parlò esplicitamente di " nuovo ordine mondiale" da stabilire sulle macerie del muro di Berlino e sui cadaveri di chiunque non ne avesse accettato la logica.

In questo senso, da sempre le basi militari sparse per il mondo funzionano da indispensabile avamposti per la politica di dominio (vecchia e nuova) degli USA. Questa politica ha ultimamente assunto caratteri schizofrenici, legati alla caotica instabilità dell’economia mondiale sempre meno generosa nell’offrire nuovi mercati da sfruttare. L’imperialismo in difficoltà, incapace di disciplinare lo scenario mondiale, ha alimentato tutta una serie di crisi incontrollabili: al gendarme americano sono sfuggiti via di mano la Somalia, il Ruanda, la ex-Jugoslavia, l’Iraq stesso.

Contemporaneamente l’arroganza statunitense ha provocato reazioni stizzite da parte di quasi tutte le altre potenze, dalla Francia alla Russia, dal mondo Arabo alla Cina, sempre più affannate nella disperata ricerca di "sfere d’influenza" dove sfogare le proprie contraddizioni.

Attorno all’utilizzo sempre più spregiudicato perciò delle basi americane, è inevitabile che si scatenino numerosissimi "nervosissimi" diplomatici: restiamo tuttavia convinti che la diplomazia imperialista nella migliore delle ipotesi può al limite riuscire a prorogare, rendendoli più esplosivi, gli effetti devastanti delle politiche di potenza. Ecco perché, anche di fronte al massacro della funivia del Cernis, non spenderemo una sola parola per invitare cortesemente gli imperialisti nostrani ad accordarsi con gli yankee per un utilizzo meno disinvolto della base di Aviano.

Quella base, come tutte le altre, va smantellata: la presenza militare può essere azzerata ovunque solo dalla mobilitazione consapevole ed organizzata degli sfruttati che nell’occidente "civile" subiscono quell’oppressione che lo stesso occidente impone anche al resto del mondo. A questa prospettiva devono lavorare gli attivisti del movimento operaio e studentesco puntando a ricomporre le fila di un fronte unitario antimperialista in grado di sventare la prepotente follia delle classi dominanti, incapaci in maniera evidente, di garantire pace e benessere.

Attorno alla base di Aviano invece, nonostante l’indifferenza della popolazione sia stata squarciata (la comparsa di scritte antiamericane sui muri in qualche modo lo dimostra), la sinistra non si è rivelata in grado di rispondere con una reazione unitaria. Da una parte infatti il Pds non si è nemmeno azzardato a prendere posizione; dall’altra la sezione locale di Rifondazione, che ad Aviano è presente in giunta, ha dimostrato un’evidente ambiguità nel non criticare esplicitamente i piani di espansione militare statunitensi; gli anarchici infine e i pacifisti del comitato unitario contro "Aviano 2000" (il progetto di ampliamento della base) non si sono scrollati di dosso quel settarismo che li porta a ritenersi gli unici depositari dell’antimilitarismo.

In questo quadro, i Giovani Comunisti di Pordenone sono intervenuti per criticare l’ambiguità ed il settarismo espressi e per lavorare al rafforzamento di un grande fronte unitario: questo fronte dovrà, compatto attorno ai principi dell’anti-imperialismo, organizzare la lotta contro la presenza indecente del militarismo stragista.

Fondamentale sarà consolidare la consapevolezza che non esistono scorciatoie rispetto al coinvolgimento diretto ella popolazione: solo coloro infatti che subiscono direttamente la prepotenza dell’invasore con il loro protagonismo combattivo possono metter i bastoni tra le ruote all’invasore stesso.

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