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...e un avvicinamento ai lavoratori


Lo sciopero del comprensorio di Pomigliano del 27 febbraio ha confermato il sostegno di massa alla lotta degli operai della Fiat. Dalla mobilitazione nella quale Rifondazione Comunista è in prima fila attraverso i suoi militanti sta emergendo una nuova generazione di comunisti in fabbrica. Abbiamo intervistato uno di loro.

Mimmo Loffredo, militante del circolo del Prc Fiat Avio di Pomigliano ed è uno dei 6 compagni che è stato fermato dalla polizia il 5 febbraio quando i lavoratori che occupavano l’autostrada in maniera pacifica sono stati duramente manganellati dalla polizia. Sulla sua testa e quella dei suoi colleghi pesano accuse gravi (resistenza a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, ecc.) per le quali rischia da 6 mesi a 5 anni di carcere.

La repressione in fabbrica è brutale e già qualche tempo fa sono stati licenziati due lavoratori con l’accusa di “aver fatto propaganda a mezzo megafono”. I precari vengono mobbizzati e costretti a lavorare al freddo a temperature di 2-3 gradi sotto lo zero. I vigilantes girano nei reparti con le pistole al fianco. I lavoratori più combattivi vengono spediti nei reparti confino (come quello di Nola). Fare l’attivista sindacale, per giunta comunista, non è semplice di questi tempi a Pomigliano eppure Mimmo non è l’unico. Nel circolo del Prc della Fiat-Avio ci sono delegati e attivisti eccezionali che lottano ogni giorno in prima linea come Aniello Niglio, Stefano Birotti, Mario di Costanzo, Antonio Di Luca, Enzo Chianese, Antonio Santorelli, Gigi Izzo e tanti altri che rappresentano la parte migliore del Prc napoletano e meritano di essere al centro delle priorità del partito.


Da dicembre la lotta per il futuro della Fiat di Pomigliano è entrata nel vivo. Dopo il grande successo della manifestazione...

Negli ultimi anni in fabbriche c’è stato un grosso disamoramento al sindacato e alla politica come è avvenuto in tutta la società. L’accettazione del piano Marchionne da parte dei sindacati ha aggravato questa situazione. Se partiamo da qui do un giudizio positivo della lotta condotta fin qui dovuta al fatto che abbiamo iniziato alle prime iniziative con un centinaio di lavoratori e siamo arrivati a mobilitazioni come quella di venerdi scorso nella quale è scesa in piazza oltre a tutti i lavoratori l’intera società civile di Pomigliano.

La vostra sarà una mobilitazione lunga che ha bisogno di un percorso capace di mantenere compatti i lavoratori quali sono i prossimi passi della vostra lotta?

Abbiamo incentrato la prima parte della lotta sul cercare di aver una visibilità più ampia visto che in questo sistema di media italiani spesso la realtà della classe operaia viene messa da parte. 

Oggi ci troviamo invece ad una svolta. Una fase in cui bisognerà iniziare a proporre delle risposte concrete alla politica che fino ad ora non ha detto nulla sulle problematiche di Pomigliano e che oggi finalmente dopo le mobilitazioni inizia a mettersi in moto anche se molto a rilento. Chiediamo uno sciopero nazionale del gruppo Fiat con manifestazione a Torino perchè la lotta di Pomigliano non deve essere l’unica lotta ma parte di una lotta più ampia che coinvolga tutti gli stabilimenti visti i problemi del settore auto e la volontà di Marchionne di delocalizzare le produzioni all’estero.

Una parte dei lavoratori vede a rischio il proprio futuro visto che manca un piano industriale, ma i primi a rischiare sono i precari. Quale è la loro situazione nel vostro stabilimento?

Purtroppo in questi anni il sindacato ha escluso i precari dalle lotte. Questo ha aumentato la paura che già c’era visto che si sentivano abbandonati dal sindacato. In questo momento alla Fiat di Pomigliano abbiamo 300 apprendisti cui scadrà il contratto ad agosto senza che vi sia chiarezza da parte dell’azienda sul loro futuro. Nell’ultimo periodo visto che non hanno diritto alla Cassa integrazione stanno continuando a lavorare pagando tutti i problemi che l’azienda sta creando.

L’azienda ha un piano di risparmio economico che va su tutti i fronti dall’utilizzo delle ferie al risparmio energetico. In questa fase per risparmiare malgrado le temperature molto rigide di questi giorni stanno lavorando senza riscaldamento in fabbrica subendo sulla loro pelle simili scelte da parte della Fiat. Dovranno essere parte della lotta perché visto che chiediamo che non venga perso nessun posto di lavoro possono essere il simbolo della nostra lotta.

Quale ruolo sta giocando Rifondazione Comunista in questa vertenza?

Rifondazione Comunista può avere un ruolo importantissimo. Stiamo cerando di riavvicinare la gente al partito perché negli ultimi tempi c’era stata una disaffezione viste le politiche degli ultimi anni. Mettendo al centro il tema del lavoro si sta ricostruendo con pazienza una presenza anche con il riavvicinarsi di lavoratori che si erano allontanati dal partito e dalla vita politica.

Rifondazione ha fatto una proposta sull’auto ecologica e sul sostegno al salario per passare dagli attuali 750 euro all’80% della cassa integrazione ed integrare lo stipendio.

è stato molto bello che ci sia stato uno spezzone del partito nel corteo del 27 Febbraio e questo ha fatto vedere agli operai che c’è un partito che cerca di impegnarsi in questa mobilitazione mentre altri partiti si sono limitati a funzioni di facciata, come in passato faceva anche il Prc. Si inizia a vedere una vera svolta all’interno del partito ed un riavvicinamento ai lavoratori.

Nei giorni scorsi a Pomigliano è venuto Bassolino. Cosa sta facendo il Partito Democratico per i lavoratori?

L’assenza del Pd è quella che i lavoratori sentono di più essendo considerato un partito di sinistra e visto che è al governo nella regione ed è presente in parlamento. Fino ad ora il Pd non è pervenuto aldilà di qualche presenza sporadica non c’è una proposta per il futuro della fabbrica da parte del Pd, non c’è stata una partecipazione attiva in nostro sostegno a parte qualche visita da parte di Bassolino e dell’assessore alle attività produttive Cozzolino.

Quali sono le proposte che fate per uscire dalla crisi della Fiat e in particolare per lo stabilimento di Pomigliano?

Abbiamo degli obbiettivi molto precisi. Non vogliamo assolutamente che si perdano posti di lavoro nel momento in cui la Fiat dovesse mettere definitivamente la croce sullo stabilimento di Pomigliano, siamo perché lo stato intervenga come avviene nel resto del mondo in altri settori ma anche nel settore metalmeccanico chiediamo la nazionalizzazione della Fiat.

Pensiamo anche si possa pensare alla riduzione dell’orario di lavoro ed a una integrazione al reddito da parte del governo. è stata poi fatta la proposta dell’auto ecologica che è una proposta più ad ampio raggio che dovrebbe portarci a quella che io definisco la terza rivoluzione industriale cioè quella della trasformazione delle produzioni attuali in produzioni ecocompatibili che è l’unica possibilità di dare un futuro al mercato dell’auto.

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