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Febbraio 2015: questo è il termine fissato dal governo per la presentazione in Parlamento del “Pacchetto studenti”. Si tratta della “fase due” della “Buona scuola”, come l'ha definita lo stesso Renzi, un decreto legge attuativo delle misure più urgenti che dovranno già essere in vigore per l’inizio dell’anno scolastico 2015-2016. Nel decreto sono contenute l’assunzione dei precari iscritti nelle graduatorie a esaurimento, valutazione degli insegnanti da parte degli studenti e il cosiddetto “curriculum dello studente”. All’apparenza potrebbero anche sembrare proposte sensate, ma in realtà di cosa stiamo parlando?

Innanzitutto l’assunzione dei docenti precari, che sembrerebbe un passo avanti verso l’annullamento del precariato nel settore, è invece uno specchietto per le allodole che permetterà al governo di tagliare altri posti di lavoro. Sempre che ci sia copertura finanziaria per la manovra, questione ad oggi ancora non chiarita, ad essere assunti saranno i 148mila insegnanti delle graduatorie ad esaurimento, che andranno a coprire le supplenze. Allo stesso tempo però sarà eliminata la terza fascia delle graduatorie d’istituto. Stiamo parlando, dunque, di almeno 93mila precari della scuola che rimarranno esclusi da qualunque tipo di graduatoria e saranno, quindi, disoccupati a titolo pieno. Inoltre, sempre sulla questione della copertura finanziaria, Renzi è stato più che chiaro: i fondi, se ci saranno, si troveranno tagliando la spesa pubblica, vale a dire tagliando fondi per istruzione, sanità e previdenza sociale. In sostanza, tagliando al comparto che si pretende di voler rimettere in sesto con la riforma.

Poi c’è la questione della valutazione degli insegnanti, che il governo usa come ulteriore specchietto per le allodole. Non si accenna affatto alle misure strutturali che sarebbero oggi necessarie a livello di edilizia scolastica e miglioramento della qualità della didattica, mentre dall’altro lato la valutazione concorrerà all’aumento degli stipendi degli insegnanti. Questo porterà innanzitutto alla separazione tra studenti e insegnanti, che al posto di lottare uniti in difesa della scuola pubblica vivranno in un clima di timore delle reciproche valutazioni: cosa che non farà che esasperare i ritmi di studio. Inoltre, oltre al danno la beffa: sarà sempre il preside-manager a decidere in ultima istanza a quali insegnanti concedere aumenti.

Il terzo punto, quello sul “curriculum studenti”, fa avvicinare pericolosamente la situazione della scuola pubblica italiana allo stato in cui versa quella statunitense: scuole pubbliche fatiscenti e scuole private per ricchi borghesi. In pratica, gli studenti potranno diversificare il loro curriculum scegliendo corsi extracurricolari formativi i cui costi saranno a carico della scuola. In apparenza la misura va in direzione di una specializzazione delle conoscenze degli studenti, in realtà la vera prospettiva è la selezione di classe. Infatti avremo scuole per ricchi, che grazie ai finanziamenti privati potranno garantire i corsi extracurricolari, e scuole per poveri, con finanziamenti ridotti all’osso, in cui questi corsi non saranno attivati: da un lato avremo studenti ricchi e preparati, dall’altro gli studenti le cui famiglie non riescono ad arrivare a fine mese saranno pesantemente svantaggiati. C’è un solo nome con cui chiamare un provvedimento del genere: selezione di classe.

Queste proposte vanno anche legate alla prospettiva più generale della riforma renziana, ossia la privatizzazione della scuola pubblica. In questa direzione vanno le dichiarazioni del sottosegretario all’istruzione Davide Faraone, che ha recentemente affermato che “la Buona scuola sta diventando sempre di più un brand, un marchio”, e pare che molte aziende abbiano già chiesto al Miur incentivi fiscali per andare a finanziare numerose scuole pubbliche. Questa richiesta è stata subito accolta dal governo, che ha messo in campo il “bonus school”, un pacchetto di incentivi alle aziende che finanziano scuole pubbliche, da rendere operativo già dal prossimo anno scolastico.

È evidente la prospettiva complessiva della riforma: privatizzazione dell’istruzione pubblica, divisione delle scuole italiane in istituti per ricchi, da trasformare progressivamente in scuole private, e istituti per i figli dei lavoratori, semplici parcheggi in attesa della maggiore età e della disoccupazione. Risulta chiaro il piano di divisione su basi di classe degli studenti, e la volontà di creare un clima di tensione tra studenti e insegnanti.

Questa manovra non ci stupisce: il governo ha paura di vedere gli studenti organizzati per lottare contro questo sistema che distrugge il diritto allo studio e affama le nostre famiglie. Allo stesso modo, Renzi teme anche una eventuale protesta dei lavoratori della scuola, e una eventuale unità tra questi e gli studenti in mobilitazione.

Ancora una volta siamo costretti, con grande piacere, a rompere le uova nel paniere del governo. È necessario organizzarsi e rispondere che alla “Buona scuola” di Renzi, che favorisce il profitto delle aziende e genera sfruttamento, noi preferiamo un modello di istruzione che sia pubblica, gratuita, laica, di massa e di qualità. Questo tipo di scuola non lo chiediamo, poiché nulla ci sarà concesso né da questo né da altri governi borghesi. Questo tipo di scuola, invece, vogliamo prendercelo con la lotta e l’organizzazione. E abbiamo già iniziato a muoverci in questa direzione.

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