La Rivoluzione araba – Manifesto della Tendenza Marxista Internazionale. Parte seconda - Falcemartello

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Le rivendicazioni democratiche

All'inizio le rivendicazioni della rivoluzione sono democratiche. E’ ovvio! Dopo 30 anni di dittatura brutale la gioventù desidera la libertà. Naturalmente, il loro desiderio di democrazia può essere sfruttato dai politici borghesi per favorire le loro carriere in un futuro parlamento democratico. Ma noi siamo obbligati ad impugnare le rivendicazioni democratiche e a darle un chiaro contenuto rivoluzionario.

Perchè questo porterà inevitabilmente alla richiesta di un cambiamento decisamente più radicale della società.

Durante uno sciopero o una rivoluzione, le persone si sentono veri esseri umani, con la propria dignità e i propri diritti. Dopo una vita di silenzio forzato, scoprono di avere una voce. Le interviste che vengono fatte per le strade ne sono una fantastica testimonianza. Gente povera e analfabeta che dice: lotteremo e non abbandoneremo  le piazze. Vogliamo diritti e vogliamo essere trattati con rispetto. E' una cosa profondamente progressista. Ed è l'essenza tautentica di una vera rivoluzione.

Non c'è bisogno di dire che per i marxisti le rivendicazioni democratiche sono sempre subordinate alla rivoluzione socialista. Ma nella pratica le rivendicazioni rivoluzionarie più avanzate e coerenti sono quelle che arrivano in un secondo momento a sollevare la questione del potere operaio e della rivoluzione socialista. Il miglior esempio che si può fare è quello della rivoluzione russa. Nel 1917 i Bolscevichi presero il potere sulle basi dello slogan “Pace, pane e terra”, che non ha alcun contenuto socialista. In teoria, questo slogan poteva trovare una risposta anche sotto il capitalismo. In pratica, però, per farlo era necessario rompere con la borghesia, mettendo il potere nelle mani della classe operaia.

Certa gente dice che questo non è altro che un movimento nazionalista borghese, non una vera rivoluzione. Semplicemente rivelano la propria ignoranza su quanto è importante il ruolo delle rivendicazioni democratiche in una rivoluzione come questa. L'esperienza della stessa rivoluzione russa dimostra l'importanza di un uso corretto (rivoluzionario) delle rivendicazioni democratiche.  La rivendicazione di un'assemblea costituente ha giocato un ruolo determinante per mobilitare un settore più ampio della popolazione per la causa rivoluzionaria.

Pur lottando per le rivendicazioni democratiche più avanzate, i Marxisti non le considerano un fine in sè ma come una parte della lotta più generale per un cambiamento radicale della società. E’ questo che contraddistingue i Marxisti dai volgari democratici piccolo borghesi.

L’obiettivo più immediato in Egitto era quella di rovesciare Mubarak e il suo regime corrotto. Ma questo era solo il primo passo, che ha aperto la diga e permesso alla rivoluzione di farsi strada. Ora il popolo nelle strade sta scoprendo di giorno in giorno la propria forza, l’importanza dell’organizzazione e della mobilitazione di massa. E questa è già una conquista enorme. Essendo passati attraverso l’esperienza di una dittatura trentennale, ora non permetteranno che gliene sia imposta una nuova, o un qualsiasi altro intrigo che permetta al vecchio regime di riciclarsi con un nuovo nome. La Tunisia ne è una prova tangibile.

Ora che hanno avuto prova del loro potere, le masse non si accontenteranno di mezze misure. Sanno che quello che hanno conquistato e lo hanno conquistato con le loro stesse mani. La lotta per la democrazia permetterà la formazioni di veri sindacati e partiti operai. E non solo, porrà anche la questione della democrazia economica e della lotta all’ineguaglianza.

Slogan e tattiche dovranno essere concrete. Dovranno riflettere la situazione reale e i reali problemi delle masse. I compiti oggettivi della Rivoluzione Russa erano democratici e nazionali: rovesciare lo zar, la democrazia formale, la libertà dall’imperialismo, la libertà di stampa ecc. Noi chiediamo la completa democrazia, l’abolizione immediata di tutte le leggi reazionarie e un’assemblea costituente.

Sì, perchè dobbiamo rovesciare il vecchio regime, non solo Ben Ali e Mubarak, ma tutti i “piccoli Mubarak” e i “piccoli Ben Ali”. Si deve fare una profonda pulizia dello stato. E non deve esserci una sola figura nel governo che abbia giocato un qualsivoglia ruolo nel vecchio regime. Perchè il popolo rivoluzionario, che ha sacrificato tutto in questa lotta, dovrebbe permettere a persone che non hanno fatto parte della rivoluzione di andare al potere, anche in un governo ad interim? Prendiamo una grande scopa e sbarazziamocene! Questa è la nostra prima richiesta. Non accetteremo nulla di meno.

Ma anche questo è insufficiente. Per decenni queste persone hanno saccheggiato e rapinato la ricchezza della società. Hanno vissuto nel lusso mentre la gente era ridotta in povertà. Adesso dobbiamo riprenderci ogni centesimo che è stato rubato al popolo. Rivendichiamo la confisca immediata delle ricchezze e delle proprietà di questi parassiti, e l’espropriazione delle proprietà degli imperialisti che li hanno appoggiati.

Questo dimostra come le rivendicazioni democratiche della rivoluzione debbano portare direttamente alle rivendicazioni socialiste. Chiunque non sia i grado di utilizzare correttamente le rivendicazioni democratiche in maniera rivoluzionaria sarà sempre condannato al ruolo di settario impotente. Una persona del genere non sarà mai capace di connettersi al movimento reale delle masse.

Comunque, la democrazia assume significati diversi a seconda delle persone. La gente povera dell’Egitto non lotta per la democrazia nel senso di conquistare posti al ministero per i carrieristi, ma piuttosto vede la democrazia come un mezzo per risolvere i propri problemi più pressanti: la mancanza di lavoro e di alloggi, l’alto costo della vita. Questi problemi sociali ed economici sono troppo endemici per poter essere risolti da un governo borghese.

Democrazia è una parola vuota se non significa mettere le mani sulla ricchezza oscenza dell’elite dominante. Confiscare le proprietà della cricca dominante! Espropriare le propietà degli imperialisti che hanno spalleggiato il vecchio regime e sfruttato il popolo dell’Egitto! La lotta per la democrazia, se condotta fino in fondo, deve inevitabilmente portare alla esporpriazione dei banchieri e dei capitalisti e alla costituzione del governo degli operai e dei contadini. Sotto il regime di Mubarak i capitalisti egiziani hanno favorito il capitale straniero e sostenuto l’imperialismo mentre rapinava la ricchezza del paese e sfruttava i lavoratori egiziani. Rivendichiamo l’espropiazione delle propietà imperialiste a beneficio del popolo.

La TMI propone:

•    Per l’immediata abolizione di tutte le leggi reazionarie!
•    Per la liberta totale di assemblea e il diritto a organizzarsi e a scioperare!
•    Per un assemblea costituente rivoluzionaria!
•    Per la confisca di tutti i soldi rubati dal vecchio regime!
•    Per l’espropiazione di tutte le propietà degli imperialisti!

 


Lo slogan dell’Assemblea Costituente


Se fosse esistito in Egitto un partito come il Partito Bolscevico, la questione del potere sarebbe stata già posta. Ma in assenza di una direzione con le idee chiare, la Rivoluzione dovrà passare attraverso tutti i tipi di vicissitudini. Allo stato attuale l’onda rivoluzionaria non si è ancora ritirata. Ma le masse non possono rimanere costantemente in stato di ebollizione. Devono lavorare per guadagnarsi da mangiare. La lava rivoluzionaria si raffredderà un poco.  La rivoluzione potrebbe anche essere spinta verso una qualche forma di democrazia borghese.

In una situazione del genere le rivendicazioni democratiche avrebbero una grandissima importanza. In una situazione come quella in cui si trovava l’Egitto di Mubarak, le rivendicazioni democratiche sono una leva potente per mobilitare i più ampi strati di masse per la rivoluzione. Dobbiamo lottare per tutti i diritti democratici - il diritto di voto, di sciopero ecc. - perchè è nell’interesse della classe operaia avere il campo più libero possibile per sviluppare la lotta di classe. Non è affatto indifferente per un lavoratore vivere sotto un regime totalitario o avere questi diritti basilari. Le rivendicazioni democratiche devono occupare un posto centrale nel nostro programma.

Alcune sono rimasti perplessi per il fatto che adesso noi sosteniamo la rivendicazione dell'Assemblea costituente per questi paesi mentre ne siamo strenui oppositori in Bolivia e in Argentina. La spiegazione è però davvero semplice. Gli slogan non esistono fuori dal tempo e dallo spazio. Devono necessariamente riflettere le condizioni della lotta di classe in un dato momento dello sviluppo del paese.
In Bolivia, durante l'insurrezione rivoluzionaria dell'Ottobre 2003 e di Maggio/Giugno 2005 lo slogan della Assemblea Costituente era controrivoluzionario. Perchè? A quel tempo, i lavoratori boliviani era già passati attraverso due scioperi generali e due insurrezioni. Avevano già costituito organi simil-sovietici come le Juntas di vicinato, le Assemblee popolari e i cabildos apiertos (riunioni di massa).

I lavoratori boliviani avrebbero potuto prendere facilmente il potere. Sarebbe stato sufficiente che i leader della COB (il sindacato) si proclamassero governo. In queste condizioni, avanzare lo slogan dell'assemblea costituente sarebbe stato un tradimento. Avrebbe deviato l'attenzione dei lavoratori dal compito più importante – la presa del potere – portandola verso il parlamentarismo.

La natura controrivoluzionaria di questo slogan era confermato dal fatto che la Banca Mondiale e gli USA avevano fondato un Ufficio per l'Iniziativa Transitoria promuovendo l'idea di una assemblea costituente. Si potrebbe aggiungere anche il piccolo dettaglio che a quel tempo la Bolivia era già una democrazia borghese. Nel caso dell'Argentina, lo slogan era stato lanciato da alcuni gruppetti di estrema sinistra dopo l'insurrezzione dell'Argentinazo nel Dicembre 2010.

Nel contesto di una democrazia borghese già esistente, lo slogan dell'assemblea costituente era completamente sbagliato e finiva per suonare come: ”A noi non piace il parlamento borghese che abbiamo. Noi ne vogliamo un altro al suo posto.”

Una persona dovrebbe essere completamente cieca per non vedere quanto tutto questo abbia a che fare con la Tunisia e l'Egitto. Dopo decenni di dittatura, ci saranno inevitabilmente grandi illusioni nella democrazia, non solo tra i piccoli borghesi ma nelle grandi masse. È questo che detemina il nostro atteggiamento. Noi siamo per la democrazia, ma deve essere una democrazia completa. Una delle rivendicazioni democratiche è, “abbiamo bisogno di una nuova costituzione, e quindi di un'assemblea costituente, ma non possiamo aspettarci che l'esercito egiziano la convochi e pertanto la lotta deve continuare nelle strade.”

Chiaramente i Marxisti non possono avere un atteggiamento meccanico nei confronti degli slogan democratici, che devono sempre essere subordinati agli interessi generali della rivoluzione socialista. Non condividiamo l'atteggiamento dogmatico della piccola borghesia verso la democrazia. L'approfondirsi della Rivoluzione dimostrerà tutti i limiti della democrazia borghese. E attraverso l'esperienza, i lavoratori capiranno la necessità di prendere il potere nelle loro mani. Esperienza che si può fare solo alla “scuola della democrazia”. Questo presuppone una lotta seria per gli slogan democratici più avanzati.

Dopo decenni di autoritarismo in Egitto, non possiamo essere indifferenti al problema della Costituzione. L’attuale proposta del Consiglio Militare è quella di sottoporre a referendum un qualche emendamento costituzionale, stilato da esperti indicati dall’esercito. La Costituzione di Mubarak non può essere emendata, dev’essere rigettata, e dev’essere convocata un’Assemblea Costituente democratica e rivoluzionaria per discuterne una completamente nuova. Il ruolo reazionario dei generali è stato dimostrato anche dalla violenza con cui l’accampamento in Piazza Tahrir è stato sgomberato.

Dopo aver rovesciato la dittatira attraverso la lotta, il popolo rivoluzionario non può mettere il potere nelle mani degli stessi generali che hanno appoggiato Mubarak fino all’ultimo istante.  I lavoratori non possono fidarsi dei capi dell’esercito o di un qualche esperto nominato da loro per scrivere una costituzione realmente democratica. Noi siamo per un Assemblea Cositutuente: un organo eletto democraticamente per scrivere la costituzione. Questa è una rischiesta democratica elementare.

Ma il problema rimane: chi convocherà l’Assemblea Costituente? Non possiamo affidare questo compito all’esercito egiziano. Quindi, la lotta deve continuare nelle strade, nelle fabbriche, tra i giovani, tra i disoccupati, finchè la battaglia per la democrazia non è completa.

La situazione in Egitto non è analoga alla Bolivia del 2003/2006 o all’Argentina del 2001, ma alla Russia del 1905 o 1917. Dobbiamo usare gli slogan democratici più avanzati per porre il problema del potere operaio. Dobbiamo dire ai giovani e agli operai: ”Volete la democrazia? Anche noi! Ma non dovete fidarvi dell’esercito o di El Baradei - lottiamo per la vera democrazia!” In Egitto, Tunisia e Iran oggi lo slogan dell’Assemblea Costituente è per questo estremamente importante.

I lavoratori dell’Egitto hanno già tratto la conclusione corretta. Questo è stato incredibilmente dimostrato in un comincato dei lavoratori del ferro e dell’acciaio di Helwan, che, durante la lotta, avanzavano queste rivendicazioni:
1.    L’immediato allontanamento di Mubarak e di tutti i personaggi del regime e dei suoi simboli;
2.    La confisca delle ricchezze e delle propietà di tuti i simboli del regime e di tutti coloro di cui sarà provata la corruzione, nel vero interesse delle masse;
3.    Le dimissioni immediate di tutti i lavoratori dai sindacati controllati o affiliati al regime e la costituzione di sindacati indipendenti cher preparino un congreesso, formino una struttura ed eleggano democraticamente i dirigenti..
4.    L’esproprio delle aziende pubbliche vendute o chiuse e la loro nazionalizzazione nell’interesse del popolo e la formazione di un nuovo consiglio di amministrazione, comprendente operai e tecnici;
5.    La formazione di comitati per la supervisione dei lavoratori in tutti i luoghi di lavoro, per il controllo della produzione e dei prezzi e della distribuzione dei salari;
6.    Convocazione di un’assemblea costituente rappresentante di tutte le classi del popolo e di tutte le tendenze per stilare una nuova costituzione e l’elezione di comitati del popolo senza attendere le trattative con il vecchio regime.

Queste richieste sono assolutamente corrette. Dimostrano un alto livello di consapevolezza rivoluzionaria e coincidono completamente con il programma avanzato dai marxisti. Un programma che fornisce alla Rivoluzione Egiziana tutto ciò di cui ha bisogno per avere successo.

I Sindacati


La Rivoluzione pone la necessità di un’organizzazione. I sindacati sono sempre stati la forma più elementare di organizzazione della classe operaia. Senza organizzazione la classe operaia non è altro che materiale grezzo da sfruttare. Quindi il compito di costruire e rafforzare i sindacati è una priorità urgente.
In Egitto e in Tunisia i sindacati erano strettamenti connessi con il vecchio regime oppressivo. Erano parte dello stato in tutto e per tutto. I loro vertici erano corrotti e spesso iscritti al partito al potere. Il loro compito era quello di guardiani dei lavoratori. Anche se la loro base era costituita da lavoratori e onesti militanti.

Anche nelle democrazie borghesi esiste una tendenza organica dei vertici sindacali a fondorsi con lo stato. Ma la storia dimostra che quando la classe operaia si muove anche il sindacato più corrotto e burocratico può, sotto la pressione dei lavoratori, trasformarsi nel corso della lotta. I vecchi leader cambiano e cominciano a riflettere la pressione dei lavoratori per non essere rimossi e sotituiti da altri meglio preparati a mettersi alla testa del movimento.

In Tunisia i leader della UGTT erano compromessi con il regime di Ben Ali.  I vecchi leader erano pronti a entrare in un governo provvisorio formato da Gannouchi ma sono stati costretti a non farlo sotto la pressione dei lavoratori. Ma a livello locale, la UGTT ha giocato un ruolo di primo piano nella Rivoluzione. In alcune aree, come Redeyef, la UGTT ha di fatto preso il controllo della società civile. Altrove, i sindacati locali hanno avuto un ruolo chiave nell’organizzazione del movimento rivoluzionario attraverso i comitati rivoluzionari. Questo dimostra il ruolo vitale del sindacato come veicolo della rivoluzione.

Quello che serve è una profonda pulizia della UGTT a tutti i livelli, che rimuova tutti i burocrati compromessi con il vecchio regime, a partire dal segretario generale Abdessalem Jerad, che sta giocando un ruolo apertamente reazionario. Le strutture regionali e le federazioni nazionali che sono controllate dagli attivisti democratici e di sinistra e che rappresentano la maggioranza della UGTT dovrebbero convocare un congresso nazionale d’emergenza. Una svolta verso la democratizzazione del sindacato e verso il riallineamento con il movimento rivoluzionario avrebbe sicuramente un sostegno massiccio tra i lavoratori della base.  Se i lavoratori e i giovani sono stati  in grado di rimuovere Ben Ali prima e Gannouchi poi, dovrebbe essere decisamente più facile per loro rimuovere quei leader sindacali corrotti che li hanno sostenuti.

In Egitto i leader sindacali corrotti non sono stati in grado di prevenire l’ondata di scioperi che sono stati la scuola propedeutica alla Rivoluzione. I lavoratori Egiziani sono andati contro i vecchi leader corrotti e hanno lottato per creare sindacati realmente democratici e organizzazioni militanti della classe. Facendo ciò hanno dimostrato un infallibile istinto di classe. La lotta per la democrazia non è confinata all’arena politica. Deve entrare anche nei sindacati e nei luoghi di lavoro.

La lotta sembra muoversi verso la formazione di una nuova Federazione Egiziana dei Sindacati Indipendenti. In una situazione rivoluzionaria come quella attuale, potrebbe diventare la principale organizzazione dei lavoratori egiziani. Anche se sarebbe un errore abbandonare la battaglia all’interno dei vecchi sindacati ufficiali, che continuano comunque a rappresentare milioni di lavoratori. In alcuni casi, intere fabbriche e interi settori saranno sindacallizati da zero.  In altri, un sindacalismo democratico e militante emergerà tra i lavoratori prendendo il controllo delle strutture ufficiali.

La borghesia e gli imperialisti capiscono l’importanza centrale che hannoi sindacati. E manderanno i loro agenti prezzolati a corrompere e deviare i lavoratori per evitare che si avvicinino alle idee rivoluzionarie e socialiste. La CIA ha contatti stretti con la AFL-CIO e la Socialdemocrazia europea e la cosiddetta Confederazione Sindacale Internazionale. Tenteranno di mettere sotto controllo il movimento sindacale più combattivo.

I lavoratori devono stare attenti a questi “amici” che vogliono solo corromperli e minare la Rivoluzione dall’interno. Devono anche guardarsi dalle cosiddette Ong che sono agenti mascherati dell’imperialismo. Il ruolo dele Ong è di deviare i lavoratori dal sentiero rivoluzionario, intrappolandoli in mille compiti inutili, caritatevoli ecc., trasformando dei rivoluzionari in lacchè ben pagati, impiegati e burocrati.  Questo è un veleno che può corrodere il movimento operaio.

Il compito dei sindacati non è quello di sostenere il capitalismo ma di rovesciarlo. Il nostro primo obiettivo è lottare per migliorare gli standard di vita, i salari e le condizioni di lavoro. Dobbiamo lottare per ogni miglioramento, non importa quanto sia piccolo. Ma dobbiamo anche capire che è impossibile ottenere questi diritti basilari finchè un’oligarchia parassitaria ha la proprietà della terra, delle banche e delle industrie più importanti.

Nella lotta contro il vecchio regime, i sindacati si sono collegati ad altri settori della società: i disoccupati, le donne, i giovani, i contadini, gli intellettuali. Questo è assolutamente necessario. La classe operaia deve aspirare a diventare la guida della nazione e la guida della lotta contro tutte le forme di ingiustizia e di oppressione.

Il popolo rivoluzionario sta organizzando comitati popolari di tutti i tipi. Questo è un passo necessario per dare al movimento rivoluzionario una forma organizzata e coerente. Ma anche il comitato più grande, non può sostituire il sindacato, che deve rimanere l’organizzazione basilare del movimento operaio.

I sindacati sono una scuola rivoluzionaria che avrà un ruolo principe nel rovesciamento del vecchio regime e nella costruzione della nuova società socialista, in cui il  sindacato sarà mille molte più importante, avendo un ruolo determinante nella gestione delle industrie nazionalizzate, nella pianificazione della produzione e in generale nel funzionamento della società.

La TMI propone:
•    Costruire il sindacato e trasformarlo in una organizzazione genuinina di lotta!
•    Espellere dal sindacato tutti gli elementi corrotti e i burocrati!
•    Per il sindacato democratico: elezioni a tutti i livelli e diritto di revoca per tutte le cariche!
•    Contro la corruzione! Nessun funzionario deve ricevere uno stipendio più alto di un operaio specializzato!
•    Nessun controllo statale sul sindacato! Il sindacato deve essere nelle mani dei lavoratori!
•    Per il controllo operaio dell’Industria! Per l’espropriazione dei banchieri, dei latifondisti e dei capitalisti!  Per un piano democratico e socialista della produzione!


Il ruolo della gioventù

Karl Liebnecht, il grande martire e rivoluzionario tedesco una volta ha detto: “La gioventù è la fiamma della Rivoluzone Socialista”. Queste parole potrebbero ornare la bandiera della Rivoluzione Araba. In ogni passaggio i giovani hanno avuto un ruolo chiave. I manifestanti che hanno fatto irruzione nelle strade della Tunisa e dell’Egitto erano per lo più giovani, disoccupati e senza un futuro. Alcuni erano laureati, altri erano poveri provenienti dai quartieri popolari.

I tutti i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, la maggioranza della popolazione è composta da giovani. Sono loro che stanno soffrendo gli effetti peggiori della crisi del capitalismo. In Tunisia il 70% dei giovani sotto i 25 anni è disoccupato. Il 75% in Algeria, il 76 in Egitto. E la situazione è simile negi altri paesi.

I laureati che escono dalle università non trovano lavoro e quindi non possono avere come prospettiva il matrimonio o l’acquisto di una casa, non possono pensare a un futuro. Questi sono fatti che dimostrano l’impasse a cui è giunto il capitalismo. In questi paesi c’è bisogno di dottori, insegnanti, ingegneri, ma non ci sono posti di lavoro. Milioni di giovani non sono in grado di trovare un impiego, e di conseguenza non possono sposarsi e metter su famiglia. Per questo sono spinti da un profondo senso di ingiustizia, di rabbia bruciante e risentimento contro un sistema che gli nega il futuro e un regime corrotto che si è arricchito alle spalle del popolo.

L’unica speranza che hanno questi giovani è la lotta per un cambiamento radicale della società. Così hanno messo da parte tutte le paure e ora sono pronti rischiare le proprie vite nella lotta per la libertà e la giustizia. In Tunisia i giovani rivoluzionari si sono organizzati e hanno convocato una manifestazione di massa a Tunisi, sfilando davanti all’ufficio del Primo Ministro e accampandosi li di fronte, nella spianata della Kasbah. Il movimento di massa degli studenti ha avanzato la richiesta di un’Assemblea Costituente e hanno manifestato urlando “Abbasso il Governo!”.  Sono stati loro il catalizzatore dell movimento che a fine Febbraio ha cacciato il governo di Gannouchi. E in Egitto vediamo la stessa cosa. I manifestanti che hanno aperto la via erano per lo più giovani egiziani, disccupati e senza un futuro.

La storia si ripete. Nel 1917 i Menscevichi acusavano i Bolscevichi di essere “un branco di marmocchi”, e non sbagliavano del tutto. L’eta media degli attivsti Bolscevichi era davvero bassa. Il primo settore a muoversi è sempre la gioventù, perchè è libera dai pregiudizi, dalla paura e dallo scetticismo che caratterizza le generazioni più vecchie.

La gioventù in tutti i paesi è aperta alle idee rivoluzionarie. Dobbiamo indirizzarci verso i giovani! Se lo facciamo armati con le idee del Marxismo rivoluzionario e dell’internazionalismo proletario avremo una risposta entusiasta.

La TMI dice:
•    Lavoro per tutti!
•    Ad ogni giovane deve essere garantito un lavoro a tempo pieno e un’educazione gratuita!
•    Stessa salario per le stesse mansioni!
•    Fine alle angherie della polizia!
•    Pieni diritti democratici e di voto a 16 anni!


Il ruolo delle donne

Il fattore decisivo è che le masse hanno acquisito il senso della propria forza collettiva e stanno abbandonando le proprie paure. A partire dai giovani, gli elementi più energici e determinati, l’aria di sfida si è trasmessa ai più anziani, i settori più cauti e inerti della popolazione.

Uno degli aspetti più incoraggianti della Rivoluzione in Tunisia e in Egitto, comunque, è stata la partecipazione attiva delle donne. La vecchia sottomissione sta scomparendo. Ad Alessandria vecchie casalinghe tiravano pentole e padelle contro la polizia dai balconi dei loro appartamenti. Alle manifestazioni giovani studentesse in jeans lottavano fianco a fianco con donne che indossavano lo hijab (il velo). Ed erano le operaie a giocare un ruolo chiave negli scioperi dei lavoratori tessili a Mahalla al Kubra negli anni scorsi, scioperi che hanno preparato l’attuale sollevazione rivoluzionaria.

Le donne sono sempre state in prima linea in tutte le rivoluzioni della storia. Le immagini delle donne in Bahrain, che manifestano impavide, alcune con il velo, alcune senza, sono una rappresentazione perfetta della rivoluzione in atto. Stanno ripetendo l’esperienza delle eroiche donne di Parigi nel 1789 e di Pietrogrado nel Febbraio del 1917.

Il risveglio delle donne è un sicuro sintomo di Rivoluzione. La società non può avanzare e prosperare finchè le donne sono schiavizzate. Non è un caso che i reazionari in Egitto, mentre fomentavano progrom religiosi, abbiano attaccato la manifestazione a Piazza Tahir del 8 Marzo. La Rivoluzione Araba recluterà i suoi combattenti più determinati e coraggiosi proprio tra le donne, e la loro emancipazione è il primo compito della Rivoluzione. Il posto delle donne non è in cucina ma nelle strade a lottare a fianco degli uomini. Sono gli elementi più coraggiosi. E sono quelle che hanno di più per cui lottare.

La TMI propone:
•    Abbasso la discriminazione e la diseguaglianza!
•    Pieno riconoscimento delle donne come cittadini ed esseri umani!
•    Piena uguaglianza politica, sociale ed economica per le donne!
•    Fine di tutte le leggi discriminatorie!
•    Organizzare le lavoratrici in sindacati liberi e democratici, indipendenti dallo stato!
•    Stesso salario per le stesse mansioni!

14 marzo 2011

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