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A Messina la candidatura di Renato Accorinti con il movimento “Cambiamo Messina dal basso” ha dato un risultato sorprendente con la vittoria al ballottaggio dello storico attivista NoPonte. Al primo turno riceve 19mila voti ma ne raggiunge 47.866 al ballottaggio contro Calabrò, candidato di centro-sinistra e Udc.

Parte consistente della popolazione messinese, tra cui molte figure di attivisti, il circolo del Prc locale e anche “dissidenti” di Sel, ha interpretato questa campagna elettorale come il principio di una riscossa e si è coagulata intorno alla figura carismatica di Accorinti. In effetti questa candidatura è riuscita a mobilitare un numero sorprendente di giovani e l’impressione della maggior parte dei cittadini è che un vero cambiamento possa attuarsi in città.

Questa aspettativa si concentra però più sulla figura personale del sindaco che su un progetto politico o su un programma; al primo turno infatti la lista ha ricevuto solo l’8% dei voti, mentre il candidato sindaco il 23%.

Quali sono allora gli obiettivi che si pone Accorinti? Il neo-sindaco si è dapprincipio definito il “sindaco di tutti”, a cui si aggiunge un'attenzione per “gli ultimi”. Questa visione si deve però scontrare con una realtà effettiva: non si possono tutelare insieme gli interessi “di tutti”: se si difendono gli interessi dei lavoratori si devono attaccare quelli dei padroni, se si vogliono garantire servizi accessibili e di qualità, si deve attaccare chi ne ricava un profitto ecnomico, e quindi da una parte o dall'altra si dovrà aprire un conflitto, non per cattiva volontà ma perché lo impone lo scontro di classe. Accorinti è sempre stato un militante attivo nel movimento pacifista e ambientalista, ma nelle sue proposte non emerge la centralità dei lavoratori e la loro mobilitazione. In assenza di ciò, il suo movimento tenta di unire diverse posizioni sotto una generica bandiera di impegno civile. La proposta della lista “Cambiare Messina dal basso” è quella di entrare nelle istituzioni per rinnovarle e mondarle, in un certo senso, dal malcostume dell’amministrazione cittadina. Il proposito è certo seguito in buona fede, ma nel momento storico che stiamo attraversando assolutamente insufficiente. Basti dire che il Comune ha un debito che ammonta, secondo la maggior parte delle stime, a 492 milioni di euro: anche senza funzionari corrotti e con la migliore buona volontà, se si sottosta a queste condizioni si dovranno portare avanti tagli e privatizzazioni.

L'esempio della giunta di sinistra di Palagonia, guidata da un compagno di Rifondazione, mostra come i migliori sforzi devono scontrarsi con lo strangolamento del debito.in un comune di dimensioni ben più grandi, come Palermo, Leoluca Orlando non sta incontrando una sorte migliore.

Questo è ancor più vero se si considera che la lista che ha sostenuto Accorinti ha in Consiglio comunale solo 4 consiglieri su 40. Di fatto, quindi, sindaco e giunta sono sotto il ricatto delle altre forze politiche (Pd e Pdl in testa). Anche qui si dovrà scegliere se sottomettersi ai compromessi con questi partiti, sostenendone quindi le scelte di privatizzazioni e austerità, o se aprire un conflitto che si potrà basare solo sulla mobilitazione cittadina di giovani e lavoratori, attorno a cui potranno attivarsi anche settori di commercianti, bottegai, ecc che hanno un peso in un città  priva di vero un polo industriale e che vengono ridotti in miseria dalla crisi.

Bisogna quindi partire dai lavoratori della città, che stanno, tra l’altro, vivendo un momento di forte crisi. È necessario portare l’attenzione sulle vertenze come l’Atm, la società dei trasporti con 600 lavoratori, che è in via di essere liquidata e trasformata in una società per azioni. Se questa giunta vuole veramente essere un cambiamento per Messina, è necessario che mantenga l’Atm una municipalizzata e proroghi il servizio (come è stato fatto per  Casa Serena, altra vertenza del messinese), e punti a offrire trasporti efficienti e gratuiti. Deve essere garantito il diritto al lavoro per i dipendenti dell’Atm e tutti i lavoratori, o, nel caso di Messinaambiente, società per la raccolta dei rifiuti, rivendicare la municipalizzazione sotto controllo operaio senza indennizzo. Per salvaguardare gli interessi dei lavoratori è necessario rompere con la proprietà privata e dare loro il controllo delle aziende in cui lavorano.

Se nel fare questo si dovrà sforare il patto di stabilità, che si faccia. Se si deve decidere fra tutelare il pagamento del debito e tutelare l'interesse dei lavoratori, giovani, disoccupati, pensionati messinesi  non c'è legge che tenga. Si chieda piuttosto che le istituzioni di ordine superiore (Regione, Stato) coprano il buco, andando a loro volta a colpire gli interessi di chi ha accumulato profitti miliardari in questi anni. A maggior ragione con una giunta di minoranza, questa azione può essere condotta solo con la mobilitazione dei lavoratori che le dia forza e legittimità.

In questo senso sono alla lunga un vicolo cieco gli appelli di Accorinti all’impegno personale e al volontariato. Certo, il protagonismo popolare è fondamentale, ma deve andare a imporre un funzionamento diverso della società piuttosto che a fornire forza-lavoro gratuita, che non rappresenta un’alternativa alla disoccupazione imperante e alla carenza di lavoro e servizi, anzi semmai la aggrava. Basti pensare al problema dell'emigrazione per mancanza di lavoro: di certo non si potrà fermare con la proposta di lavorare gratuitamente.

In queste settimane si è parlato del risultato messinese ed è stato proposto, anche nel Prc, come il modello da seguire. Come abbiamo detto, è certo positiva un'affermazione di un candidato “di movimento” fuori dal centro-sinistra. Ma non è sufficiente accodarsi a questo con l'idea di garantire qualche istituzionale (alla fine è stato eletto un candidato indipendente) in tempi di vacche magre, rinunciando alla battaglia perché si porti una visione di classe e un programma adeguato; il vero contributo che si deve dare è spiegare come superare gli scogli cruciali, anche spiegando i limiti da colmare, a partire dai punti che abbiamo spiegato sopra. Altrimenti dopo la festa si rischia di lasciare chi ci ha sperato solo con la delusione.

Al contrario, proporre un'analisi lucida e strumenti concreti per la difesa dei lavoratori e per una riscossa di classe è il migliore aiuto per non vanificare la mobilitazione che c'è stata in queste elezioni. Perché in definitiva questi compiti non potranno essere assolti da qualche personaggio carismatico e non saranno lasciati passare senza opposizione dalla classe dominante, ma necessitano l'organizzazione collettiva dei lavoratori, giovani, disoccupati che prenderanno sulle proprie spalle la battaglia per cambiare questa società in senso rivoluzionario.

 

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