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peshawar 1Il massacro di 141 persone (tra cui 132 bambini) commesso dai fondamentalisti talebani alla Scuola Pubblica dell'Esercito a Peshawar è stato probabilmente il più atroce atto di barbarie mai visto in Pakistan, un paese vittima della piaga del fondamentalismo ormai da decenni. Non passa giorno senza un attacco suicida, un attentato dinamitardo od un assassinio in questo paese disgraziato.

 

da www.marxist.com

La principale ragione di questa atrocità, secondo i portavoce degli attentatori e secondo gli analisti ufficiali, è l'operazione militare dell'esercito pakistano in corso nel Waziristan Settentrionale mirata ad eliminare i talebani e le loro roccaforti. Tuttavia, solo qualche giorno prima dell'inizio di questa operazione, i principali comandanti e dirigenti di queste organizzazioni terroriste avevano lasciato la regione per rifugiarsi in Afghanistan ed in altre regioni non interessate da questa operazione militare. Questo fatto, ammesso pubblicamente dai portavoce dell'esercito pakistano, è illuminante riguardo al livello di penetrazione di queste forze terroriste reazionarie all'interno delle istituzioni e dell'apparato statale.

Ma le radici dell'ascesa e della diffusione del terrorismo islamico vanno ricercate nel carattere storico e strategico dello stato pakistano e nella natura reazionaria delle classi dirigenti pakistane che usano queste forze fondamentaliste per perpetrare il proprio governo di repressione e sfruttamento. Non è casuale che la maggior parte dei terroristi escano immacolati dai tribunali e non vengano puniti nemmeno per i crimini più brutali. E quelli condannati raramente scontano la pena. Innumerevoli volte è capitato che funzionari dello stato siano stati arrestati e condannati per atti di terrorismo e violenza. La maggior parte del personale giudiziario, specialmente nei livelli intermedi, è composto di persone che sono seguaci di queste dottrine jihadiste. L'agente di polizia che ha assassinato Salman Taseer, governatore del Punjab, in quanto oppositore della legge sulla blasfemia, è stato letteralmente ricorperto di ghirlande e di petali di fiori dai suoi avvocati durante il processo e deve ancora essere condannato per l'assassinio commesso.

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Mohammed Hafiz Saeed, leader di Lashkar a Tayyaba,
ha una taglia di 10 milioni di dollari sulla sua testa,
eppure appare regolarmente in televisione

L'argomento più nauseante e disfattista usato dai principali commentatori dell'intelligentsia e dagli specialisti mediatici dell'elite politica è quello di distinguere tra i cosiddetti islamisti moderati e gli estremisti. Tuttavia, l'esperienza stessa ci ha mostrato con quanta facilità i “moderati” possano trasformarsi in “estremisti”, nonché come gli “estremisti” in combutta con l'apparato statale possano ipocriticamente atteggiarsi a “moderati” con estrema rapidità. Per esempio, il fondatore di Lashkar-e-Taiba, organizzazione reputata come una delle più pericolose dalle agenzie di sicurezza occidentali, vive con una taglia sulla sua testa di dieci milioni di dollari offerti dalla CIA, eppure appare regolarmente in televisione e compare frequentemente in incontri pubblici senza alcuna paura, protetto da un servizio di sicurezza fornito in segreto dall'ISI (Inter-Services Intelligence, il potente e deviato servizio segreto pakistano, uno “stato nello stato”). Costui, Hafiz Muhammad Saeed, è ricercato per aver progettato il massacro di Mumbai nel 2008, e la sua influenza rispetto all'apparato statale è tale che il regime pakistano è disposto a mettere a rischio il processo di pace con l'India semplicemente per proteggere questo individuo.

Questo esempio dimostra il potere di organizzazioni ed individui coperti dallo stato, e che non rispondono a nessun potere più alto. Anche gli imperialisti statunitensi sono stati costretti a scendere a compromessi con questo tragico status quo a causa del fallimento della loro invasione dell'Afghanistan e della sconfitta delle loro politiche nella regione. Dall'altra parte un diffuso movimento internazionale di predicazione islamica chiamato “Tablighi Jamaat” (Società per la Diffusione della Fede), con milioni di seguaci, è dipinto come un'organizzazione moderata dai media. In un recente libro intitolato “Pakistan: A New History”, Ian Talbot ha rivelato che questa organizzazione è responsabile degli attentati a Madrid e Londra che hanno causato dozzine di morti e feriti innocenti. Tablighi Jamaat tiene ogni novembre una conferenza annuale a Raiwind, vicino a Lahore, a cui partecipano più di cinquecentomila persone. I partecipanti includono giudici, ufficiali militari, burocrati civili, politici, giornalisti, terroristi con la taglia sulla propria testa ed altre figure che reggono il timone dello stato e della società.

Nel cuore di Islamabad si trova la Moschea Rossa, Lal Masjid, ed il famoso Jamia Hafza, un seminario femminile che forma ed addestra vigilantes fondamentalisti e terroristi. Nel 2006, durante il regime di Musharraf, queste ronde di fondamentaliste si aggiravano per Islamabad armate di bastoni e spranghe per distruggere negozi di video e case private reputate abitazioni di adulteri. Hanno molestato, umiliato e perfino commesso atti di violenza contro donne che non indossavano il velo o che osavano mettersi lo smalto sulle unghie.

La polizia e le forze statali, davanti a questi atti di violenza, si sono semplicemente girate dall'altra parte, ignorandoli completamente. Tuttavia, quando questi gruppi di vigilantes fondamentalisti hanno attaccato un centro massaggi cinese, lo stato pakistano è dovuto intervenire, sotto le forti pressioni della Cina. Questa operazione però, si è rivelata troppo per Musharraf e si è ritorta contro di lui. Il seminario della moschea ed i suoi sotterranei erano pieni di esplosivi ed armamenti avanzati. Si è sviluppato un prolungato scontro a fuoco nel quale dozzine di commandos pakistani e terroristi sono rimasti uccisi. Gli elementi di destra e reazionari nei tribunali, nella politica e nell'apparato statale stanno tutt'ora tentando di processare Musharraf per questa operazione nonostante sia stato Presidente e capo dell'esercito. Il religioso a capo di queste istituzioni è stato rilasciato senza condanna dal tribunale, e sia la moschea che il seminario sono aperti e funzionanti sotto la sua guida. Dopo l'assassinio brutale degli studenti a Peshawar egli si è rifiutato di condannare l'attentato; e presenzia spesso a trasmissioni radio nelle quali diffonde il veleno del pregiudizio religioso e predica la jihad violenta. Ma anche gli altri moderati ed i mullah di altre varietà che in modo ipocrita condannano questo atto di terrore passano il loro tempo a fare sermoni reazionari e provocatori, istigando in particolar modo i giovani piccoloborghesi a commettere atti reazionari di dispotismo sociale.

peshawarAlla fine degli anni '70 ed all'inizio degli '80 la dittatura di Zia Ul Haq ha imposto le leggi islamiche ed obbligato i dipendenti pubblici a pregare cinque volte al giorno. Tutte le festività nazionali sono state infestate con citazioni dalle scritture islamiche. Questa islamizzazione del Pakistan da parte di Zia e dell'ISI è stata portata avanti sotto la supervisione della CIA e dei servizi segreti sauditi ed ha spalancato le porte al reclutamento di fanatici religiosi nella “Jihad del dollaro”, agli ordini degli imperialisti statunitensi. Scopo della “jihad del dollaro” era far avanzare la guerriglia controrivoluzionaria contro il governo di sinistra dell'Afghanistan. Questo processo di islamizzazione dello stato e della società iniziato dalla crudele dittatura di Zia è continuato durante i regimi democratici di Benazir Bhutto e Nawaz Sharif. A questo punto bisogna ricordare che il business della produzione e del traffico di eroina, avviato dalla CIA per finanziare la jihad in Afghanistan e continuato dopo il ritiro delle truppe sovietiche ed il declino degli interessi statunitensi nella regione, è diventato ora una vera e propria economia parallela di proporzioni gigantesche, il cui fatturato è probabilmente il doppio dell'economia “dichiarata” e formale del Pakistan. L'eroina finanzia i gruppi terroristi che ora attaccano gli interessi e l'esercito statunitensi in Afghanistan ed altrove. Sono diventati i mostri di Frankenstein non solo per gli imperialisti, ma anche per i loro mentori locali dell'ISI.

Le azioni dei terroristi ricevono enormi investimenti e sono una fonte di enormi profitti nel business del crimine e del saccheggio. Creano anche conflitti settari tra le varie fazioni di questi gruppi terroristi, che, oltre alle loro guerre intestine, si trovano a competere rispetto a chi riesca a commettere gli attentati più violenti e brutali; una strategia di marketing che si impone a chiunque voglia diffondere la merce del terrore nelle regioni dove il potere statale svanisce a causa del crollo delle sue istituzioni. Le operazioni statali contro alcuni di questi gruppi di terroristi islamici – mentre altri vengono evitati, o protetti od usati nelle guerre per procura con gli altri stati della regione – complicano ulteriormente questa guerra al terrore. Questi gruppi terroristici ora alleati, ora nemici del Pakistan costituiscono un pericolo mortale per lo stato, essendo stati da esso addestrati e consapevoli delle sue infrastrutture logistiche e strategiche.

La condanna dell'attacco espressa da Narendra Modi, Primo Ministro indiano, puzza di cinica ipocrisia. Lui è prodotto del fondamentalismo hindu e la sua intera politica nonché base sociale fra la piccola borghesia indiana e settori arretrati della società è basata sullo stesso tipo di sciovinismo religioso e nazionale. Le condanne di John Kerry e David Cameron sono altrettanto false. Le potenze imperialiste che rappresentano sono le stesse che hanno architettato e prodotto questo moderno fondamentalismo islamico. E sono le stesse che continuano ad usare direttamente ed indirettamente il fondamentalismo quando fa comodo ai loro variegati interessi.

E questo non è forse vero anche per la classe dominante del Pakistan, per i partiti del suo status quo, e per gli esponenti del retrogrado, marcio capitalismo pakistano? Il fallimento della classe dirigente pakistana nel portare avanti i compiti basilari di una rivoluzione democratica capitalista e la permanenza di questo sistema degenerato e decadente sotto questa medesima classe dominante sono le vere cause del terrorismo. Questa barbarie, citando Trotsky, può essere proprio definita come l'essenza distillata del capitalismo. L'economia sommersa e criminale che in realtà fa funzionare il Pakistan non è penetrata solo nello stato, ma anche nella politica, e certi criminali hanno in una certa misura il controllo di sezioni della classe dominante del paese. Ecco perché le conferenze interpartito nate per combattere il terrorismo non riescono ad ottenere altri risultati che la formazione di ulteriori “comitati speciali” che inventino una qualche strategia. Tutto ciò rasenterebbe il ridicolo se la realtà del massacro di Peshawar non fosse così tragica.

Nessuna di queste organizzazioni, nessuno di questi mullah che sputano veleno, nessuna di queste menti criminali travestite da moderati, nessuno di questi seminari del terrore sarà toccato dallo stato pakistano. E non potrebbe essere altrimenti. Una malattia ha contagiato l'intera società che vive sotto queste nubi nere della reazione. I valori etici, sociali, culturali marciscono in questa atmosfera asfissiante; e nonostante ciò, all'orizzonte si intravede un bagliore. Ci sono stati dei movimenti di riscossa dei lavoratori e dei giovani; dalle proteste dei lavoratori nei settori energetici alle manifestazioni delle infermiere e dei medici. Nello stesso Waziristan c'è stata di recente una lotta vittoriosa delle masse guidata da un compagno marxista, Ali Wazir, che dimostra che anche nelle condizioni più difficili la lotta di classe può essere portata avanti – ed è possibile vincere.

All'interno delle condizioni del sistema capitalista il Pakistan è condannato. La minaccia del fondamentalismo islamico è diventata un tumore nel corpo sociale del paese. E può essere rimosso solo dalla chirurgia rivoluzionaria di una trasformazione socialista.

 

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