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Milano – Venerdì 3 giugno è stata inaugurata una sede di CasaPound nel quartiere Quarto Oggiaro di Milano, attraverso l’apertura di un locale dedicato al Corsaro nero. Non erano presenti più di una cinquantina di fascisti, per lo più provenienti da altre città della Lombardia.

Questa apertura non cade dal cielo. Era stata anticipata da un presidio delle forze antifasciste raccolte attorno al coordinamento “Partigiani in ogni quartiere” e dall’Anpi che avevano denunciato come, per l’ennesima volta, l’ex amministrazione comunale concedesse il permesso di avere un locale e la conseguente agibilità politica a formazioni neofasciste, seppur mascherate da locali o associazioni culturali. Lo stabile dato è di proprietà dell’Aler, l’azienda comunale per l’edilizia pubblica: in altre parole, un autentico ceffone a tutte quelle famiglie che quotidianamente lottano contro gli sfratti e la speculazione dei padroni di Milano.

Non è la prima volta che succede. Che tipo di associazione culturale possa essere costituita dai gruppi neofascisti i giovani e i lavoratori della città avevano già potuto saggiarlo il 28 ottobre scorso, quando la formazione neofascista Lealtà e azione aveva inaugurato un altro locale Aler come sede fornita dall’amministrazione con un evento pubblico per commemorare il generale delle Waffen SS, Leon Degrelle. L’amministrazione Moratti ha messo a disposizione, negli anni, un apparato di uomini per sdoganare le forze neofasciste in città e ridurre il più possibile l’agibilità politica delle forze del movimento operaio a suon di aggressioni, minacce, campagne di stampo razzista e revisionista. Come non ricordare la sede per lo “Spazio 19 - 22” dato a Forza nuova in pieno centro città, ritirato solo grazie a una energica mobilitazione di piazza, o la sede per Lealtà e azione a pochi passi dalla stazione centrale, o il patrocinio della regione Lombardia per il convegno “Risorgere” del 28 maggio scorso, o il corteo fascista contro la commemorazione di Gaetano Amoroso, antifascista ucciso da una lama dell’Msi il 29 aprile 1976? Ora Lealtà e azione sta cercando di aprire una sede a Magenta, nella provincia ovest di Milano, ma sta già incontrando l’energica risposta di una nuova rete antifascista.

Alla strategia messa in campo dai fascisti bisogna contrapporre una risposta chiara. Non possiamo accontentarci di sperare che il problema lo risolva Pisapia. Se è vero che quei contratti vanno stralciati e quegli stabili vanno dati alle famiglie che aspettano una casa comunale, è anche vero che l’unica volta in cui una sede di Forza nuova già assegnata è stata revocata è stata quando la pressione del movimento operaio e delle sue organizzazioni si è messa di traverso. Il locale in centro città  è stato tolto ai fascisti non perché si erano opposti i commercianti, una generica società civile o una qualche azione di pochi militanti ma perchè la mobilitazione degli antifascisti si è unita a quella del movimento operaio. Sarà questo il vero terreno di confronto per i tanti antifascisti della città. Si dice che ad ogni cambio di stagione, anche il vento cambi. Ma perchè possano essere spazzati via i fascisti e i padroni che li finanzino, è necessario che la folata decisiva la porti il movimento operaio.

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