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Nelle elezioni che si sono tenute in Brasile, Domenica 3 Ottobre, il PT (Partito dei lavoratori) ha ottenuto più seggi al Senato federale ed è cresciuto, in termini numerici, anche alla Camera dei Deputati. Tuttavia, Dilma Rousseff, (il candidato-presidente del PT) non è riuscita a vincere al primo turno. Come si spiega questo?

I numeri complessivi delle elezioni:

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La maggior parte degli analisti ha sostenuto come sia stata l’ ‘onda verde’, che ha spinto verso l'alto il voto per Marina Silva, arrivata terza con il 19,6 per cento dei voti con i Verdi (PV), la causa che ha rimandato al secondo turno l’elezione del nuovo Presidente. Molti attivisti del PT hanno evidenziato la campagna dei media più importanti e le pressioni della stampa contro il PT.

Altri ancora solleveranno la questione delle astensioni e dei voti nulli.

Ma qual è la verità che si nasconde dietro tutto questo?

Come prima cosa cerchiamo di rimuovere ciò che può essere un ostacolo per la nostra analisi: il numero dei voti validi rimane, rispetto alle ultime elezioni, praticamente lo stesso.

Prendiamo in considerazione i dati:

La percentuale dei voti validi si è un po’ ridotta, ma è perfettamente in linea con quella che si è espressa nell'elezione del 2006. Non vi è nessuna sorpresa in questo nè è in alcun modo sorprendente il leggero aumento dei voti nulli o non validi. L'aumento del livello di astensione non è così grande. In altre parole, non è qui che troviamo la spiegazione che noi cerchiamo. Torneremo più avanti, in questo articolo, sulla questione del numero totale dei voti validi per analizzare il "fenomeno Tiririca". [Nota: Tiririca è un famoso clown che è stato eletto deputato nel distretto di Sao Paulo all’interno delle liste del PR, il Partito della Repubblica, guadagnando 1,3 milioni voti, numero che ne ha fatto il deputato più votato del Paese.]

Allora perché sono cresciuti i voti per Marina Silva e sono calati quelli per Dilma Roussef? Da dove provengono questi voti?

C'è stata sicuramente una campagna fino all'ultimo minuto contro Dilma Roussef e in favore di Marina Silva da parte delle chiese evangeliche. Abbiamo anche assistito ad una campagna mediatica contro Dilma, ma questa non è una novità.

In un certo senso, la candidatura di Marina Silva ha una certa somiglianza con il fenomeno della Heloisa Helena (del PSOL, Partito del Socialismo e della Libertà) alle precedenti elezioni, ovvero un voto che viene dato a un candidato come un ‘avvertimento’ al PT. Questa volta però il numero dei voti ricevuti da un candidato, che aveva anch’essa lasciato il PT, è stato molto più alto.

Allo stesso tempo, il programma di Marina Silva è molto più a destra di quello di Dilma Roussef e tutto questo gran parlare, in maniera semplicistica, di morale, serve in effetti solo a nascondere le reali posizioni di Marina Silva: la messa in discussione dei diritti dei lavoratori, i tagli allo stato sociale, etc. Inoltre, quando era al governo, fu direttamente responsabile per la privatizzazione della foresta amazzonica e la legalizzazione delle occupazioni di terre degli allevatori. [Nota: gran parte della foresta amazzonica sta scomparendo rapidamente, principalmente a causa del taglio illegale di legname da parte degli allevatori brasiliani, "grileiros" (coloro che falsificano illegittimante documenti per dimostrarsi proprietari di terreni liberi) che occupano terreni della foresta amazzonica utilizzati dai contadini locali per viverci e per l'agricoltura sostenibile].

Ora vanta pretese di verginità politica perché ha lasciato il PT ed è così che la stampa borghese l’ha presentata.

Il PSOL, come tale, non è andato più in là della consistenza elettorale che già aveva (tre deputati eletti alle scorse elezioni e numero identico in questa tornata elettorale), mentre i voti di protesta contro il PT (di coloro che si rifiutano di votare a destra), che sono aumentati di tre volte, si sono espressi a sostegno di Marina Silva.

Ancora una volta cerchiamo di guardare le cifre:

 

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Si noti che nel 2006, Cristovam Buarque (del PDT, Partido Democrático dei Lavoratori, che ora fa parte della coalizione di Dilma) aveva preso 2.538.844 voti, con una percentuale del 2,65%.

Il numero di partiti in coalizione con il PT, tra il 2006 e il 2010, è cresciuto.

Così, la coalizione è significativamente aumentata in termini di numero di partiti che la compongono, comprendendo al suo interno il più grande partito borghese, il PMDB (Partito del Movimento Democratico Brasiliano) e tuttavia la percentuale complessiva dei voti che è andata alla coalizione è scesa di quasi 2 punti!

Il PDT, che nel 2006 aveva un proprio candidato, questa volta è stato parte integrante della coalizione con il PT. Eppure il PT ha perso voti (in termini di percentuale). Se sommiamo i voti del PDT e del PT nel 2006, si ottiene il 51,25% e, nel 2010, in coalizione, si ottiene 46,91%. Sembrerebbe che l'idea di formare una coalizione non ha funzionato molto bene!

Alcuni diranno che "se avessimo messo Lula al posto di Dilma Roussef avremmo preso molti più voti".

È probabile. Ed è proprio qui che iniziano i problemi.

Il PT avrebbe dovuto aprire una discussione su chi candidare, allargando la possibilità di iscriversi alla lista dei possibili candidati, includendo, se avesse voluto, anche Marina Silva, tenendo un dibattito libero e democratico su chi poteva essere il candidato migliore, e i voti che alcuni candidati a governatore hanno ricevuto - come Tarso Genro e Jaques Vagner - ci consentono di dire che il PT avrebbe potuto avere un candidato migliore.  Ma questo è solo l'inizio del problema.

La logica che sta dietro alla formazione di una tale coalizione è stata quella di trattare la politica come se si trattasse di matematica elementare, dove due più due fa sempre quattro. Un vecchio rivoluzionario come Leon Trotsky una volta fece un commento su questo tipo di coalizioni e ha spiegato che in politica dovrebbe essere applicata una forma superiore di matematica, dove si prenda in considerazione la somma di vettori e non la somma aritmetica. In altre parole, la somma di due più due può dare un numero compreso tra zero e quattro. E, nella maggior parte dei casi, fornisce un numero molto più piccolo di quattro, quando i vettori si vanno in direzioni opposte, come è stato dimostrato dal voto negli stati federali.

Solo in alcuni stati il voto per i candidati del PT, o per quelli sostenuti dal PT, coincide con il voto del nostro candidato alla Presidenza. D'altro canto, in molti stati dove il voto del PT o del suo alleato è stato molto buono, il voto a Dilma è andato molto male. I casi che spiccano di più sono tre stati: Distrito Federal, Acre e Rio de Janeiro.

Se Rio ha importanza a causa della sua numerosa popolazione, Acre e Distrito Federal sono importanti a causa del peso e delle forti radici che il PT ha in questi due stati. D'altra parte, vi è lo stato di Minas Gerais, dove Dilma Roussef ha avuto più voti del candidato del PMDB sostenuto dal PT.

A San Paolo, Bahia e Rio Grande do Sul, dove il PT aveva un proprio candidato alla carica di governatore, i voti presi si sono avvicinati molto a quelli di Dilma Roussef.

Vediamo le cifre (in percentuale):

 

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Questo risultato è sorprendente. Se in alcuni Stati, come Bahia ("BA"), Sao Paulo ("SP") e Rio Grande do Sul ("RS"), per esempio, il voto nazionale per il PT è praticamente uguale (statisticamente parlando) a quello del suo candidato governatore, in altri stati la situazione è molto diversa.  La tanto decantata "alleanza" con il PMDB in alcuni casi ha portato risultati opposti a quelli auspicati.

A Rio de Janeiro ("RJ"), uno stato con una tradizione di sinistra, dove due coalizioni hanno fatto campagna per il PT (il PMDB and il PR, che hanno eletto un senatore), Dilma Roussef, ha avuto stavolta un voto in linea con la media nazionale, 23 punti percentuali in meno del candidato governatore del PMDB che si era presentato in coalizione con il PT!

In altri stati la situazione è più complessa. Nel Distretto Federale ("DF"), il PT è sempre stato il più grande avversario del PMDB. Roriz è stato sempre eletto dal PMDB. E ora, in nome dell’alleanza nazionale, il PT si è unito al PMDB.

Vediamo il risultato di tutto questo: un guazzabuglio generale dove gran parte del voto tradizionale al PT si è spostato verso il candidato del PSOL, Toninho, un vecchio dirigente del PT, ma questi voti non si rintracciano in quelli che si sono espressi per i candidati parlamentari dello stesso partito, dal momento che il PSOL, da questo stato, non ha eletto nessuno al Parlamento.

Ma la tendenza di sinistra di questo Stato si è vista anche nello spoglio dei dati nazionali dove Serra è arrivato terzo e i voti che il PT ha perso non sono andati a Plinio (del PSOL), ma a Marina Silva.

In Acre ("AC"), la tanto vantata grande alleanza, che poi sarebbe stata replicata a livello nazionale, ha quasi fatto perdere le elezioni al PT, dovendo ora esso contare sui voti di Marina Silva, che non sosteneva nessuno come candidato governatore, con Dilma Roussef che ha avuto solo la metà dei voti del candidato a governatore!

Siamo sinceri su questo: la politica delle alleanze distrugge ogni velleità degli iscritti al partito di essere politicamente attivi.

Allora, dove troviamo un Manoel da Conceição? (uno dei fondatori del PT, figura popolare di sinistra che quest'anno ha organizzato una protesta pubblica contro la decisione del PT di sostenere Roseana Sarney del PMDB come candidato in Maranhão). Dove troveremo quelli che erano disponibili a dare battaglia insieme a lui se poi facciamo alleanze come quella con Sarney in Maranhão? (Roseana Sarney è il governatore del Maranhão, figlia dell’ex Presidente di destra José Sarney). Dove andranno gli attivisti ed i voti di coloro che hanno creduto nel PT nel momento in cui ci trovassimo a formare un'alleanza con il governatore di Rio, Sergio Cabral? Si tratta di un uomo il cui slogan principale è quello della sicurezza basata sull'idea di affrontare la criminalità attraverso l'occupazione militare delle favelas, il contrario della politica che il PT ha sempre difeso.

A fronte di queste situazioni, in altri stati come Alagoas, Amazonas, Amapá, Goiás, Maranhão, Piauí, Rio Grande do Norte e Minas Gerais, abbiamo avuto esiti opposti con Dilma che ha preso molti voti e il candidato a governatore di un partito borghese, supportato da Dilma e Lula, che ha avuto molti meno voti.

Nel Minas Gerais, per esempio, il PT stava formando, dietro le quinte, un’alleanza di cui nessuno sapeva, a partire dalle elezioni municipali del 2008, in cui il PT ha lasciato la prefettura di Belo Horizonte al PSDB (Partido della socialdemocrazia brasiliana, un partito di destra), con un elemento di questo partito che si è mascherato sotto le insegne del PSB (Partido Socialista Brasileiro, un altro partito di destra).

In occasione delle elezioni, dapprima in Direzione Nazionale ha fatto ingoiare al partito il sostegno al candidato del PMDB, poi alla prima intervista che ha dato a Minas, Dilma ha rivelato quello che era un segreto di pulcinella, ovvero che lei era a favore di un voto per "Dilmasia" (Dilma + Anastasia), Presidente del PT e Governatore del PSDB. E non ha dato altre indicazioni su chi votare. Non solo, ma il candidato del PMDB, così come il candidato al Senato del PT, sono stati "sorteggiati". Bella manovra...

Ora ci si chiede cosa accadrà nel secondo turno e chi arriverà primo.

Molto più di quello che farà Marina Silva, ai piani alti del PT deve esserci la speranza che le fortune di Aecio Neves (che ha visto aumentare il proprio sostegno solo perchè era appoggiato dal PT, come è stato evidente nella elezione della Prefettura) lo convincano a non farsi promotore di una campagna a favore di Sierra nel secondo turno o che queste possano almeno essere una scusa per coprire gli accordi che sono stati fatti con i vertici del PT (Aecio Neves, governatore dello stato di Minas Gerais nel periodo 2003-2010, rappresenta il PSDB).

In modo facilmente comprensibile, si può dire che questa politica ha disorientato i militanti del partito e, 

al posto di attivisti che andavano su e giù per le strade del Brasile a fare propaganda casa per casa per il PT, ha messo dei procacciatori di voti retribuiti, che non hanno nulla a che fare con il PT. Così, a differenza di passate elezioni dove il PT pur avendo condotto una campagna elettorale abulica, sul finire era riuscito a creare entusiasmo nelle sua fila, questa volta tutto ciò che è accaduto ha lasciato ai militanti un gusto amaro in bocca. Ci saranno indicazioni per i miltanti al secondo turno?  Ci sarà una risposta come quella che abbiamo visto quando Lula affrontato Alckmin in precedenti elezioni?

La politica rincorre lo spettacolo ad effetto

Si sente spesso dire che i candidati dimenticano tutto quello che hanno promesso durante la campagna elettorale. In effetti, i candidati fanno le promesse più generiche e poi, quando si tratta di far seguire i fatti alle parole, vengono fuori i problemi. Jose Serra, in una discussione con dei dipendenti in pensione, ha detto che sarebbe stato a favore di una integrazione rispetto al livello attuale delle pensioni, a condizione che l'età di pensionamento sia aumentata, ‘perchè a 60 anni è troppo presto per andare in pensione’.

Dilma, d'altro canto, si è più volte scrupolosamente richiamata a quello che era stato approvato nel programma della coalizione. Se il programma PT era già stato annacquato, è diventato ancora peggio dopo la revisione fatta sulla base delle critiche della stampa borghese e del PMDB.

Il risultato si è visto durante l'ultimo dibattito sulla rete televisiva Globo, quando Dilma Roussef si è letteralmente sottratta di fronte alle richieste sulla riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore a settimana e sul limite alla proprietà della terra.

È vero che tutto questo accadeva dopo che il congresso del PT aveva respinto la proposta di rinazionalizzare la compagnia mineraria Vale e aveva detto NO alla lotta per un riportare Petrobras al 100% nelle mani dello Stato, ma lo stesso partito che pure si era rifiutato di invertire la rotta delle privatizzazioni, ha approvato la proposta di lottare per la settimana lavorativa di 40 ore.

La CUT (Confederazione dei lavoratori brasiliani), ha adottato questo slogan come elemento centrale della sua propaganda, così come il MST (Movimento dei contadini senza terra) ha messo al centro della sua propaganda la lotta per la proprietà della terra. E Dilma Roussef si è rifiutata di impegnarsi a sostenere queste due rivendicazioni! Risultato: lo scoraggiamento, la mancanza di volontà e l'idea che essere attivi sulla scena della politica non paga.

Chiaramente, in una campagna elettorale in cui nessuno voleva parlare di politica, dove tutto ciò che il partito diceva era ‘Vota Dilma perché lei è la candidato di Lula’, il risultato è stato quello di cadere in tutte le trappole che la borghesia aveva preparato per il candidato del PT; senza che Dilma Roussef avesse il coraggio di esprimere la sua posizione su alcune questioni fondamentali. Per questo motivo, ha dichiarato che era una cattolica praticante e che essere contro il diritto all'aborto non è molto di più che una questione che riguarda la salute pubblica. Così, ha perso i voti che aveva e non ha guadagnato nulla in cambio, se non il diritto ad essere attaccata.

Infine, la coalizione con la borghesia ha messo insieme tutto il marciume proveniente dalle diverse fonti di corruzione pubblica.

Per ottenere i finanziamenti, per ottenere la loro quota nelle privatizzazioni, le imprese investono somme enormi. E i più alti funzionari dello Stato borghese sono abituati ad ascoltare e prendersi cura dei "bisogni" di queste aziende. In altre parole, la corruzione è endemica in tutto il sistema capitalista, poiché lo Stato concentra nelle sue mani risorse che non sono disponibili altrove e che non sono distribuite equamente.

Con l'adozione di una politica borghese, insieme ai vecchi politici borghesi, si finisce per portare nel partito tutto lo sporco che i moralisti del giorno dopo dicono di voler sradicare, battendosi il petto. Il caso di Erenice è un esempio chiaro ma non l'unico, che è servito a distruggere la fiducia che gran parte della popolazione aveva nel PT. (Erenice Alves Guerra nel mese di Aprile di quest’anno aveva preso il posto di Dialma Rousseff come ministro ma, dopo essere stato accusata di partecipare ad un sistema di tangenti per appalti pubblici che vedeva coinvolto anche il figlio, è stata costretta da Lula in persona a dimettersi).

È chiaro che, in questa situazione, il PT non può che limitarsi a protestare contro i principali quotidiani e proporre solo un generico controllo sociale sulla stampa, invece di fare ciò che avrebbe dovuto fare: consentire l'accesso ai canali radio e TV ai sindacati e alle organizzazioni della classe operaia, mettere in piedi un proprio quotidiano per contrastare la Folha de Sao Paulo e gli altri giornali borghesi ponendo fine alla propaganda che questi giornali portano avanti. Rinunciando ad appoggiarsi sulla classe operaia e senza fare passi concreti verso il socialismo, il partito si esporrà sempre ad attacchi da tutte le parti.

Il gruppo parlamentare del PT

Nel 2002 il PT ha avuto il maggior numero di seggi della sua storia, 91. Questo numero è sceso a 83 nel 2006 e ora è risalito a 88. Ha recuperato un po’ di terreno rispetto alla precedente emorragia di parlamentari, ma non è riuscito a raggiungere i 91 del 2002. Dove sta il problema? Il problema è lo stesso di prima: la coalizione con i partiti borghesi.

Il PT avrebbe potuto avere molti più parlamentari se avesse presentato propri candidati, alla carica di governatore o di deputato, nella maggior parte degli stati (o in tutti gli stati).

Abbiamo già analizzato l'impatto della politica del PT sui risultati di Dilma Roussef. È impossibile, nei limiti di questo articolo, delineare tutte le coalizioni e le diverse combinazioni locali che hanno portato il PT a mantenere più o meno lo stesso numero di deputati e senatori di prima (al Senato in realtà è passato da 10 a 14 Senatori). Abbiamo il più grande gruppo alla Camera dei Deputati (c’è stata una dispersione di voti a favore di piccoli partiti minori, la maggior parte di loro alleati del PT, che hanno guadagnato posizioni parassitando sulla forza reale del PT) e siamo al secondo posto in Senato (dietro il PMDB).


Ma questo non può rappresentare una consolazione perché, anche se Dilma vincerà al secondo turno, continuerà a cantare la stessa canzone: vale a dire che non possiamo soddisfare le esigenze degli uomini del lavoro perché non siamo la maggioranza.

Tutta la stampa ha sottolineto che l'opposizione (i democratici di DEM e il PSDB) ha perso molti dei suoi eletti  in Senato. Questo è vero. Ma la loro sostituzione con figure del PMDB non cambia l'equilibrio fra le classi. Con queste persone la maggior parte degli eletti al parlamento continuano a rappresentare la borghesia, anche se i nomi sono cambiati. Vale la pena notare che il PSOL continua ad avere tre membri alla Camera dei Deputati, ma sorprendentemente ha aumentato il numero dei senatori da uno a due (perdendo Heloisa Helena). Il Pco (Partito della causa operaia) e il PSTU (Partido socialista unificato dei lavoratori), continuano a non avere rappresentanza parlamentare, così come il PCB (Partito Comunista Brasiliano).

Il fenomeno ‘Tiririca’

I media hanno confrontato il voto per Tiririca con quella di Eneas, come se entrambi fossero clown che avevano ricevuto un voto di protesta, eletti insieme a tutta una serie di altri parlamentari che non avevano avuto un buon risultato. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. (Eneas Carneiro Ferreira è stato del PRONA, Partito della Ricostruzione dell'Ordine Nazionale, di estrema destra).

In primo luogo il voto per Eneas non era solo "di protesta". Era un voto di estrema destra nazionalista, piccolo-borghese, con una tendenza fascista e quelli che sono stati eletti insieme a lui hanno raggiunto, con difficoltà, un pugno di voti, meno di 10.000. 

Anche se il partito di Tiririca, il PR, è nato dalla fusione dell’ex PL (Partito liberale) e il partito di Eneas, il PRONA; il voto per Tiririca rappresenta una reazione rabbiosa contro i partiti politici tradizionali, che non danno seguito alle loro promesse e quindi il messaggio di questi elettori era "faremo eleggere un clown per mostrare chce i politici sono pagliacci, non noi." Oltre a questo, i voti di Tiririca sono serviti per eleggere altri parlamentari che hanno ricevuto un numero consistente di voti, oltre 100mila.

Vediamo così come nulla può essere più sbagliato di fare paragoni semplicistici e affrettati.

Ma la questione da porsi è questa: come mai ci sono stati così tanti voti per Tiririca? La risposta è da ricercare nel fatto che il PT ha governato allo stesso modo di tutti gli altri e ha formato un governo borghese. È vero che il partito ha beneficiato della situazione economica ed ha potuto attuare il suo programma di aiuto ai poveri, con l’estensione della "Bolsa Familia" (un sussidio di stato dato alle famiglie più povere), e leggermente aumentato il salario minimo. Inoltre ha rallentato il ritmo delle privatizzazioni, senza però fermarle (la Commissione nazionale per la privatizzazione continua infatti ad esistere).

Azioni del Banco do Brasil sono state messe in vendita alla Borsa di New York, diverse strade sono state privatizzate, nessuno dei precedenti processi di privatizzazione è stato invertito e ora si parla di privatizzare ancora più strade e aeroporti.

Contrariamente a quanto molti pensano, le persone hanno memoria dei fatti accaduti e hanno votato un clown per dimostrarlo. Ciò che tradizionalmente era un voto di protesta, del quale in passato ha beneficiato anche il PT, questa volta è andato altrove. Questo spiega anche la dispersione di voti che, invece di andare al PT e di rafforzare la prospettiva del socialismo, sono andati a singoli individui eccentrici, riflettendo un processo di spoliticizzazione e la mancanza di fiducia nella forza organizzata della classe operaia.

Tutto questo si vede anche constatando, come abbiamo già analizzato, la differenza tra i voti ottenuti dai candidati alla carica di governatore sostenuti dal PT e i voti per il candidato a Presidente del PT.

I candidati di Esquerda Marxista (sezione brasiliana della TMI)

Abbiamo avuto candidati a Santa Catarina (Mariano all'Assemblea dello Stato e Airton al Parlamento Nazionale) e São Paulo (Miranda per l'Assemblea di Stato e Roque al Parlamento Nazionale). Mariano è stato il candidato del PT, per l'assemblea statale locale, che ha ricevuto il maggior numero di voti nella città di Joinville, nonostante tutta la rabbia della popolazione contro il PT a causa del modo in cui l’attuale Prefetto del PT sta governando la città. Uno degli altri candidati ha speso un milione di Real e ha guadagnato 14.000 voti. Mariano speso meno di 50 mila Real e ha ottenuto più di 17.000 voti.

Il compagno Miranda (con 9.892 voti) è stato il candidato del PT con il maggior numero di voti a Caieiras. Roque ha triplicato il suo voto (arrivando a 16.749 voti) rispetto all'ultima volta che si era candidato (per l'Assemblea di Stato) ed è stato il candidato del PT più votato in città.

Il vice Prefetto di Bauru, che è del PT, con milioni di Real spesi per la sua campagna elettorale, ha ricevuto meno voti di Roque, appena 13.000.

Ciò che è ancora più straordinario è che tutto questo è stato ottenuto con una campagna dal basso, praticamente senza finanziamenti, che si è basata sul supporto di attivisti e militanti del partito.

Si tratta di un esempio di come il PT può e si deve costruire.

Scenari futuri

Ora, i vertici del PT si incontrano e, dopo che i festeggiamenti sono svaniti sul nascere, stanno pensando a cosa fare. Saranno in grado di effettuare una svolta a sinistra durante la campagna elettorale, come hanno fatto al secondo turno nel 2006? Forse. Faranno una svolta a destra per cercare sempre di più il consenso della borghesia? Forse. Rimarranno paralizzati, non sapendo cosa fare? Anche questo è possibile.

Esquerda Marxista e suoi attivisti andranno dritti per la loro strada, continueranno la loro battaglia e al secondo turno voteremo il PT per sconfiggere la borghesia.Votiamo Pt perché vogliamo il socialismo e la strada più veloce per raggiungerlo ora passa per la sconfitta del rappresentante diretto della borghesia, José Serra.

4 ottobre 2010

Visita il sito dei marxisti brasiliani, Esquerda marxista

 

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