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La controriforma del sistema ferroviario francese promossa dal governo socialista ha fatto scoppiare nel momento del suo dibattito parlamentare di giugno uno sciopero ad oltranza in tutta la Francia.

Lo sciopero, continuato per una decina di giorni e in netto riflusso nel momento della stesura dell’articolo, ha avuto come culmine una manifestazione improvvisata ma combattiva il 19 giugno a Parigi. Il progetto di legge apre ad un’ulteriore privatizzazione della Sncf, la società pubblica delle ferrovie, tramite lo smantellamento della stessa società. I sindacati Cgt e Sud, i più combattivi della Sncf, si sono opposti ad una “riforma” che vuole distruggere il servizio pubblico e le condizioni di lavoro dei ferrovieri.

Benché la riforma fosse bocciata dalla maggioranza dei lavoratori della Sncf, allo sciopero ha aderito non più del 25 % dei lavoratori. Nonostante la relativamente bassa adesione – dovuta al fatto che era concentrata attorno ai macchinisti e controllori – lo sciopero è riuscito a paralizzare quasi tutto il traffico ferroviario nazionale. Anche se il blocco totale dell’economia non è avvenuto, questa lotta sarà verosimilmente uno spartiacque nel conflitto di classe in Francia per i metodi e la conflittualità espressa alla base, senza alcun controllo dai vertici sindacali.

I ferrovieri hanno ricordato che la lotta è l’unico metodo valido per farsi sentire, soprattutto nel momento in cui il governo socialista si trova a portare avanti una politica di austerità superiore ai livelli precedenti, allo scopo vano di salvare il capitalismo francese in crisi e in declino nella competizione mondiale. Quest’attacco generalizzato non ha incontrato finora un vero piano generale di resistenza da parte delle centrali sindacali.

Invece il livello di radicalità mostrato dai ferrovieri nelle loro assemblee e nella loro manifestazione ha pervaso altri settori in lotta, e ciò non è una novità. I ferrovieri assumono da sempre un ruolo trainante nel movimento operaio francese, dalla Resistenza antifascista fino ai movimenti di massa contro gli attacchi più sfrenati ai lavoratori da parte dei governi di destra come di sinistra succedutisi negli ultimi vent’anni. Per questa ragione la classe dirigente francese ha elevato questo settore della classe lavoratrice a nemico prioritario da combattere. Non a caso Sarkozy eletto presidente nel 2007 aveva riservato il suo primo reale attacco proprio ai ferrovieri, sperando di riuscire così a provocare una demoralizzazione generale nel movimento operaio – operazione non riuscita.

Per contrastare quel ruolo potenzialmente trainante dei ferrovieri, i media hanno organizzato un black out sulle ragioni della lotta, appoggiandosi sul malcontento degli utenti della Sncf, ma questo malcontento esisteva già prima dello sciopero. Esso deriva dalla degradazione generale del servizio pubblico dei trasporti: aumento dei prezzi dei biglietti, diminuzione dei servizi, ritardi, incidenti.

Questa volta però l’attacco non è arrivato da un rappresentante diretto del capitalismo francese come Sarkozy, ma da un governo socialista che aveva la pretesa di difendere i loro diritti negli anni precedenti. La rabbia è quindi all’altezza del sentimento di tradimento. È perciò del tutto inaccettabile l’attitudine della direzione della Cgt che è accorsa al governo, facendosi “interlocutrice”, frenando il movimento col sostegno attivo dei parlamentari comunisti. Questi hanno semplicemente fatto appello a “finire lo sciopero” dopo aver presentato degli emendamenti, in complicità col governo, che davano qualche garanzia a livello dei salari ma che non toglievano la natura “liberalizzante” della controriforma. Il Front de gauche e la Cgt devono invece radicarsi nel conflitto reale come si è espresso con forza nella manifestazione improvvisata del 19 giugno che ha visto più decine di migliaia tra ferrovieri, lavoratori precari della cultura o degli ospedali, unire la loro rabbia. In Francia come altrove, uniamo quelle lotte e le loro rivendicazioni: contro le privatizzazioni, contro i licenziamenti, e contro tutte le politiche di austerità di un sistema in crisi che non offre altro che la regressione permanente!

 

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