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Lenin: Scritti economici

Nella prima metà del libro sono contenuti gli scritti giovanili, in cui emerge con chiarezza come Vladimir Ulianov, avesse studiato con profondità le questione economiche, già nei primi anni della sua militanza.

Nel testo del 1893, A proposito della cosiddetta questione dei mercati, si risponde alle tesi che sostenevano la impossibilità di uno sviluppo integrale del capitalismo in Russia. Lenin dimostra come il capitalismo in Russia non solo esisteva da tempo, anche se il suo sviluppo era peculiare e certamente diverso da quello dell’Inghilterra studiato da Marx, ma che la rivoluzione socialista era possibile, a differenza di quello che sostenevano i populisti che gli opponevano una "rivoluzione contadina" di tipo patriarcale.

Continuando nei suoi studi ne Le caratteristiche del romanticismo economico, emerge una critica sia ai revisionisti come Bernstein, che consideravano sostanzialmente risolte le contraddizioni del capitalismo, che ai sostenitori della teoria del "crollo del capitalismo". Lenin confuta la tesi secondo cui l’ultima ora del sistema capitalista sarebbe stata segnata quando la diffusione su scala planetaria del mercato avesse cancellato ogni forma di organizzazione precapitalistica.

Il rivoluzionario russo non negava l’esistenza del "sottoconsumo delle masse", che era il perno di questa teoria, ma gli assegnava un ruolo subordinato rispetto alla contraddizione fondamentale tra il carattere sociale della produzione e il carattere privato dell’appropriazione.

Così facendo aprirà la strada a una concezione dialettica dello studio delle crisi, che obbligherà i marxisti a tener conto di quei fattori non strutturali che, in particolare sul piano politico e della lotta di classe, condizionano l’andamento economico, rifiutando ogni concezione rigidamente deterministica nell’analisi dei cicli economici.

Ne Lo sviluppo del capitalismo in Russia c’è il coronamento di queste tesi in cui si evidenzia il ruolo centrale del proletariato nel processo di trasformazione della società, indipendentemente dalla sua consistenza numerica che è in Russia incomparabilmente minore rispetto alla sua forza storica reale.

Da qui emerge la necessità che il proletariato giochi un ruolo egemone nella rivoluzione mantenendo un assoluta indipendenza dalla borghesia, ma alleandosi stabilmente con i contadini poveri, nella prospettiva della "dittatura democratica degli operai e contadini" come verrà definita in seguito.

A quel tempo Lenin riteneva ancora che i contadini potessero giocare un ruolo politico indipendente, tesi che si dimostrerà scorretta nell’esperienza stessa della rivoluzione d’Ottobre e che, tra parentesi, dimostrerà la correttezza della posizione di Trotskij, sulla rivoluzione permanente, come lo stesso Lenin ebbe a riconoscere in seguito.

Ma quello che più conta è che per Lenin, la questione della rivoluzione non era lo sbocco obbligato alle contraddizioni del sistema capitalista quando questo raggiungeva il suo più alto livello di sviluppo, ma il frutto di un’equazione complessa dove sulla struttura economica si innestavano i rapporti di forza tra le classi in lotta, non solo tra la borghesia e il proletariato, ma anche nelle campagne (è interessante in particolare la riflessione di Lenin sul ruolo dei contadini).

Dai suoi studi economici scaturirà una conclusione sul piano politico ed organizzativo che sarà al centro della polemica leniniana negli anni a seguire, e sulla quale, bisogna dirlo, fu Trotskij a sostenere posizione scorrette, e cioè l’importanza decisiva del "fattore soggettivo", da cui deriverà la concezione del partito, come organizzazione centralizzata ed autonoma del proletariato, indipendente dalle altre forze borghesi e motore fondamentale nella trasformazione socialista della società.

Non a caso a partire dal 1902 gli scritti di Lenin si concentreranno fondamentalmente su questi aspetti della polemica rivoluzionaria accantonando le questioni economiche. A parte il testo che viene proposto nella raccolta Il programma agrario della socialdemocrazia nella prima rivoluzione del 1905-1907 pubblicato all’inizio del 1908, rivedremo il Lenin economico solo con lo scoppio della Prima guerra mondiale e più compiutamente con la pubblicazione dell’Imperialismo nel quale viene aggiornata la teoria economica di Marx sulle sue stesse basi.

Questo testo è ancora oggi di grande attualità alla luce del dibattito sulla globalizzazione che vede una parte del gruppo dirigente di Rifondazione, ma non solo, rivedere Lenin dichiarando superata la sua concezione, per opporgli tesi molto simili a quelle riformiste del "superimperialismo" di Kautsky, per quanto le si presenti come delle grandi innovazioni.

La raccolta comprende anche La catastrofe imminente e come lottare contro di essa, che non è strettamente un testo economico, ma probabilmente il miglior programma rivoluzionario che la storia conosca insieme a quello preparato da Trotskij nel 1938, che prese il nome di Programma di transizione.

Le ultime 250 pagine contengono i testi, i discorsi, gli articoli nei quali il "Presidente dei Commissari del popolo" si cimenterà con i problemi economici dello Stato operaio sorto dalla rivoluzione d’Ottobre.

In particolare meritano attenzione quelli dell’ultimo periodo, nell’epoca della Nuova politica economica (Nep), dove Lenin, pur accettando l’introduzione di misure capitalistiche nell’economia dell’Urss, a differenza degli epigoni staliniani, non abbandonerà mai la prospettiva della rivoluzione internazionale come unica e definitiva soluzione ai problemi che affliggevano l’Urss.

In questi scritti si può notare con che energia Lenin combatterà la casta di privilegiati che andava annidandosi nell’Ispezione operaia e contadina diretta da Stalin, che da strumento di lotta contro la burocrazia, divenne un veicolo per rafforzarla e tutelarne gli abusi. Il libro si chiude così simbolicamente con gli articoli Come riorganizzare l’ispezione operaia e contadina e Meglio meno, ma meglio che ebbero un ruolo centrale nella lotta antiburocratica che Lenin iniziò prima che sopraggiungesse la sua morte nel gennaio del 1924.

 

I principali testi della raccolta

- A proposito della cosiddetta questione dei mercati (1893)

- Che cosa sono gli "amici del popolo" e come lottano contro i socialdemocratici (1894)

- Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve (1895)

- Le caratteristiche del romanticismo economico (1897)

- Lo sviluppo del capitalismo in Russia (1898)

- La questione agraria e i critici di Marx (1901)

- Il programma agrario della socialdemocrazia nella prima rivoluzione russa del 1905-1907 (1908)

- L’imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916)

- La catastrofe imminente e come lottare contro di essa (1917)

- I compiti immediati del potere sovietico (1918)

- Sull’imposta in natura (1921)

- La Nuova politica economica (Nep) e i compiti dei Centri di educazione politica (1921)

- La Nuova politica economica (1921)

- La funzione e i compiti dei sindacati nelle condizioni della Nuova politica economica (1922)

- Come riorganizzare l’ispezione operaia e contadina (1923)

- Meglio meno ma meglio (1923)

 

Il volume, che conta circa 800 pagine, può essere ordinato scrivendo a

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