L'Evoluzione del Socialismo, dall'utopia alla scienza - Falcemartello

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Questo testo fondamentale del marxismo, troppo spesso dimenticato, è da oggi disponibile presso la nostra redazione in una nuova edizione.

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 Introduzione

 L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza, si basa su tre capitoli del più corposo Antidühring, che Engels scrisse nel 1878 a scopi polemici, contro le concezioni riformiste del professor Dühring, che guadagnavano consensi crescenti nella socialdemocrazia tedesca dell'epoca.

Nonostante la sua brevità è un testo che espone con chiarezza e lucidità quel metodo di indagine storico e filosofico che Marx ed Engels avevano elaborato congiuntamente fin dalla seconda metà degli anni '40

Il libro ebbe grande fortuna a suo tempo e secondo Kautsky rappresentò una sorta di Vangelo del movimento socialista. In effetti migliaia di quadri ed attivisti del movimento operaio, che mai lessero il Capitale e le altre opere di Marx ed Engels, si formarono teoricamente nella lettura e nello studio di questo libro.

Possiamo pertanto considerarlo con il Manifesto Comunista un testo fondamentale per chiunque si avvicini per la prima volta alle idee del marxismo.

Ma anche per i militanti di più lungo corso non è privo di utilità ritornare sui classici. Andare alle fonti, significa mantenersi integri rispetto a una campagna di aggressione continua contro il marxismo, che spesso parte da posizioni insospettabili ma proprio per questo più pericolose.

La concezione materialista della storia viene efficacemente esposta nell'Evoluzione, che ripercorre le tappe che avevano condotto alla formazione del pensiero rivoluzionario e socialista. Secondo Engels i primi utopisti erano in un certo senso "giustificati" dai limiti della loro epoca. Il proletariato era ai suoi primi passi e non c'erano le basi materiali per un'elaborazione scientifica del socialismo. C'era dunque uno spazio oggettivo per l'utopia. Molto meno giustificati furono Dühring e coloro che in seguito si inseriranno in quella scia.

La premessa fondamentale del materialismo storico Marx l'aveva riassunta nella prefazione del 1859 a Per la critica della economia politica: "Non è la coscienza dell'uomo che ne determina l'esistenza, ma, al contrario la sua esistenza sociale che determina la sua coscienza".

Questo significa che la coscienza non è determinata dalle idee, ma queste sono un prodotto delle circostanze sociali e delle condizioni materiali in cui si trovano gli individui.

Il ruolo rivoluzionario del proletariato non è determinato soggettivamente, come sostenevano Dühring e i socialisti utopici, ma dalla stessa logica della produzione capitalistica, che da un lato tende ad abbrutire la condizioni dei lavoratori e provoca il loro crescente impoverimento, ma dall'altro, allargando sempre più il carattere sociale della produzione, finisce con l'affermare il ruolo centrale della classe operaia nel processo di produzione e quindi prepara da sé stessa la propria fine, o meglio, il proprio superamento.

Come si dice in apertura del Manifesto: la storia è storia di lotta di classe. Lo sviluppo delle forze produttive, le cognizioni teoriche-pratiche, le stesse abilità dei lavoratori, entrano in costante conflitto coi rapporti di produzione storicamente dati.

La critica di Engels si concentra sul carattere anarchico e irrazionale del capitalismo, che spreca costantemente risorse, ed è destinato a provocare crisi cicliche di sovrapproduzione.

Queste crisi che Marx ed Engels analizzavano ormai un secolo e mezzo fa si sono costantemente riproposte fino ai giorni nostri. Nonostante gli sforzi profusi a più riprese dalla classe dominante per annullare il ciclo, l'alternanza di boom e recessioni è una costante del sistema capitalistico di produzione.

Tutti gli economisti borghesi che, spesso all'apice del boom e nelle fasi di euforia, hanno teorizzato la fine del ciclo sono stati puntualmente e sonoramente smentiti dalla realtà. La ragione di ciò è nella contraddizione fondamentale del sistema che Engels cita nell'Evoluzione, riprendendola dal Capitale, tra la produzione che è sociale e l'appropriazione che è privata.

In sintesi, l'Evoluzione avanza l'idea che il movimento comunista è un movimento reale di lavoratori, che coscientemente agisce per accelerare soggettivamente, attraverso la lotta di classe, il carattere oggettivo delle "contraddizioni" del capitalismo.

Molti hanno tentato di dimostrare che Engels nell'Antidühring e nella sua versione più breve e popolare dell'Evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza, avrebbe tentato di falsificare l'ideologia e il metodo di Marx. È questa la critica che da diverse angolazioni è stata mossa già negli anni '20 e ‘30 da Lukacs e Korsch e poi a partire dagli anni '60 da intellettuali come Marcuse, Althusser e Lichtheim.

L'idea che accomuna quasi tutti i critici di Engels è che questi avrebbe brutalizzato il materialismo dialettico, semplificandolo fino al punto di trasfigurarlo. C'è chi si è spinto persino a dire che sarebbe responsabilità di Engels se nell'Urss staliniana si sarebbe coltivata e sviluppata un'interpretazione rigida, arida e antidialettica del materialismo.

La critica ovviamente non ha alcun fondamento anche se è certamente vero che in alcune polemiche, Engels come per altro lo stesso Marx possono aver utilizzato delle formulazioni che si prestavano a fraintendimenti. Ma è l'insieme del contributo dei due grandi teorici del socialismo che va preso in considerazione e non qualche singola frase astratta dal contesto.

Lo stesso Marx, nella sua devastante risposta a Proudhon, la Miseria della Filosofia, aveva scritto "il mulino a braccia vi darà la società col signore feudale, il mulino a vapore la società col capitalista industriale" e qualcuno ha arricciato il naso vedendoci un rigido legame tra la struttura e la sovrastruttura, una sorta di vincolo meccanico, deterministico di tipo positivista che annulla completamente il ruolo dell'individuo nella storia.

Non era questa la posizione di Marx ed Engels, i quali non hanno mai trascurato il rapporto dinamico ed attivo che esiste tra l'intervento umano e le circostanze storiche. È questo che differenzia il materialismo storico e dialettico elaborato da Marx ed Engels dal rozzo materialismo meccanicistico di scuola francese e dallo stesso Feuerbach.

D'altra parte se così non fosse non si capirebbe la

ragione che spinse i due grandi rivoluzionari ad impegnarsi per tanti anni alla costruzione del fattore soggettivo, il partito rivoluzionario, nella forma della Prima Internazionale, l'Associazione internazionale dei lavoratori.

Non a caso già nel 1845 Marx chiudeva le sue Tesi su Feuerbach con la celebre frase: "I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo si tratta ora per noi di trasformarlo".

Engels, negli ultimi anni della sua vita, era consapevole dei rischi che si diffondesse nel movimento un'interpretazione rigida della concezione materialistica della storia.

In una lettera a Joseph Bloch del 1890 affermava:


Del fatto che da parte dei più giovani si attribuisca talvolta al lato economico più rilevanza di quanto convenga, siamo in parte responsabili anche Marx ed io. Di fronte agli avversari dovevamo accentuare il principio fondamentale, che essi negavano, non sempre c'era il tempo, il luogo e l'occasione di riconoscere quel che spettava agli altri fattori che entrano nell'azione reciproca.


E ancora nell'introduzione all'edizione inglese del 1892 dell'Evoluzione, che pubblichiamo in questa nostra edizione, ritornava sullo stesso concetto: "Le nostre idee

giuridiche, filosofiche e religiose sono i prodotti più o meno lontani dei rapporti economici dominanti in una data società". Insomma l'economia è fondamentale, ma solo in ultima istanza.

Si tratta di riflessioni preziose per chi partendo da un'ottica rivoluzionaria si pone il problema di analizzare un determinato contesto politico-economico elaborando una prospettiva.

Nel secondo capitolo dell'Evoluzione si insiste su un concetto che verrà ripreso anche da Lenin in Tre fonti e tre parti integranti del marxismo. Il proletariato eredita la propria ideologia rivoluzionaria da una parte dal maturare delle condizioni oggettive dello sviluppo capitalistico, che genera il proletariato, e dall'altra da un incontro fecondo di quanto di meglio aveva espresso il XIX secolo: la filosofia tedesca da cui il marxismo "prende" la dialettica, l'economia politica inglese, dal cui studio Marx scopre la teoria del plusvalore, e il socialismo francese che esprimeva all'epoca il punto più alto raggiunto dalla lotta di classe a livello internazionale. La conoscenza non può prescindere dall'uso corretto dell'armamentario razionale di cui già dispone l'uomo, il quale ricava le sue congetture sulla base di una riflessione che poggia sulle precedenti scoperte teoriche.

In Engels, come in generale per i materialisti dialettici, è ben ferma la convinzione del ruolo della razionalità capace di ricavare ipotesi dai "dati" e trasformarle in tesi laddove viceversa gli opportunisti si sono basati da sempre sul metodo idealista di partire da una tesi preconcetta per poi "adattare" i fatti alla tesi.

Nel Terzo capitolo dell'Evoluzione, il "secondo violino" di Marx si scaglia invece contro la concezione riformista di Dühring che non vedeva il problema nel modo di produzione capitalistico, ma nella distribuzione, lasciando credere che attraverso una pressione delle classi subalterne potesse esserci in un regime capitalista una diversa distribuzione. Cristallina la prospettiva politica che avanza Engels:


Il proletariato s'impadronisce del potere dello Stato e per prima cosa trasforma i mezzi di produzione in proprietà dello Stato... Non appena non ci sono più le classi sociali da mantenere nell'oppressione... non ci sarà da reprimere più niente di ciò che rendeva necessario un potere repressivo particolare, uno Stato... Al posto del governo sulle persone appare l'amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi. Lo Stato non viene abolito: esso si estingue.

 

Questa riflessione assieme a quelle che verranno formulate qualche anno più tardi nell'Origine della famiglia,della proprietà privata e dello Stato, sarà ripresa da Lenin per elaborare compiutamente la teoria marxista dello Stato, in Stato e Rivoluzione, un testo che non a caso venne scritto pochi mesi prima dell'Ottobre, quando i compiti pratici della rivoluzione rendevano urgente la questione teorica di quale potere opporre a quello della borghesia.

Conclude Engels sui compiti che restano ancora irrisolti di fronte alla nostra generazione:


Compiere quest'azione di liberazione universale è la missione storica del proletariato moderno. Studiarne a fondo le condizioni storiche e conseguentemente la natura stessa e dare così alla classe, oggi oppressa e chiamata all'azione, la coscienza delle condizioni e della natura della sua propria azione è il compito del socialismo scientifico, espressione teorica del movimento proletario.


È ancora attuale la battaglia contro i socialisti utopici? Secondo chi scrive non solo è attuale, ma è una battaglia più che mai necessaria per far avanzare nel movimento le idee che corrispondono a una prospettiva rivoluzionaria.

Quando parliamo di utopia nei giorni nostri non possiamo che riferirci in primo luogo ai teorici del "Terzo settore". A Marco Revelli su tutti, che nel suo libro Oltre il novecento respinge il marxismo che, a suo dire, si fonderebbe sulla fiducia in uno "spontaneo processo di evoluzione dell'economia e della tecnologia".

Servendosi di questa falsa premessa Revelli liquida il marxismo negandone un presupposto fondamentale e cioè il legame esistente tra la storia e lo sviluppo delle forze produttive.

Non molto diversamente Dühring riteneva oltre un secolo prima che fossero le forze politiche e sociali, e non i rapporti di produzione, il motore decisivo della storia.

È sconfortante vedere come "idee vecchie", oggetto di polemiche che sembravano risolte ritornino a galla, spesso pretendendo di rappresentare delle grandi novità, ogni qualvolta la lotta di classe attraversa una fase di riflusso.

Se Revelli è il frutto dei difficili anni '80 e '90, così Dühring era il prezzo pagato dal movimento per la sconfitta della Comune di Parigi, la prima rivoluzione proletaria che venne schiacciata nel sangue e nella quale persero la vita 30mila operai parigini, il fior fiore della classe operaia dell'epoca.

Oggi il peso di intellettuali come Revelli è meno importante rispetto agli anni ‘90 e questo certamente ha qualcosa a che vedere con il vento nuovo che soffia da qualche anno a questa parte e il conseguente cambiamento dei rapporti di forza a favore del proletariato, processo particolarmente evidente in America Latina.

Resta il fatto che nel movimento contro la globalizzazione capitalista e in buona parte dei partiti comunisti a livello mondiale (a partire da Rifondazione Comunista) mantengono intatta la loro influenza quelle idee soggettiviste, irrazionali e misticheggianti che hanno in Revelli uno dei principali teorici.

Non a caso Oltre il Novecento è stato definito dal compianto Luigi Pintor "il libro più organicamente anticomunista mai letto". Correttamente, segnalava Pintor, le idee aliene che provengono dal movimento sono le più nocive, le più pericolose e rischiano di provocare i danni peggiori.

È ai militanti impegnati nel movimento che rivolgiamo questo opuscolo di Engels convinti come siamo che libri come L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza non sono "pezzi d'antiquariato" ma strumenti assolutamente utili nella lotta politica quotidiana.

 

Alessandro Giardiello

15 marzo 2006