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Le elezioni più “nazionali” di tutta la storia dell’autonomia regionale sarda si sono concluse con la netta affermazione del centro destra. 9 punti percentuali distaccano Cappellacci da Soru e ben 17 la coalizione di centro-destra da quella di centro-sinistra. Rifondazione perde un punto percentuale, quasi 10mila voti e 4 consiglieri rispetto alle elezioni del 2004. L’astensionismo cresce e si attesta al 30%.

Si conclude così l’era Soru iniziata cinque anni fa quando l’uomo più ricco della Sardegna decide di entrare in politica nel campo del centro-sinistra, pur non essendo riconosciuto da subito come leader. Argomento dello scontro con gli allora segretari di Ds, Margherita e Rifondazione (Valentini) era la composizione del listino maggioritario previsto dalla legge elettorale: per Soru doveva essere composto da rappresentanti della società civile scelti da un comitato di saggi, e non doveva mancare un suo potere di veto in caso di nomi troppo vicini ai partiti.

Ma l’approssimarsi delle elezioni, un centro-destra spaccato e la vittoria concessa ai partiti sul listino fecero cambiare atteggiamento agli interlocutori e, per quanto ci riguarda, per l’allora gruppo dirigente di Rifondazione, Soru non era più colui che aveva “indossato i panni della sinistra per fare un’operazione di destra”, né quello che voleva praticare “la via sarda al peronismo” (per usare le parole di Valentini). Parte quindi l’alleanza, si vincono le elezioni nel 2004 e per tutta la legislatura, tra una battaglia per le entrate fiscali ingaggiata con lo Stato, gli americani che vanno via da La Maddalena e la tassa sul lusso, il nostro governatore compare su tutte le pagine della politica nazionale trattato alla stregua di un eroe che ha ridato dignità al popolo sardo.


La questione operaia nell’isola


Ma il popolo sardo è un’entità troppo vasta, occorre restringere il campo: è infatti sui temi del lavoro che il centrosinistra sardo ha fallito, e non è secondario ricordare che per tutta la legislatura il Prc ha coperto proprio l’assessorato al lavoro. Appiattendosi su una giunta priva di una strategia industriale, il Prc non ha presentato una ricetta di classe per porre fine alle vertenze che tutt’ora interessano l’isola: solo concertazione (al ribasso) e niente lotta! Alcuni dati dimostrano la correlazione negativa tra lotte per il posto di lavoro e vittoria delle destre. Nel Sulcis continua la lotta degli operai di Eurallumina a Portovesme, dove la multinazionale Rusal ha deciso di fermare gli impianti per un anno, ma nel collegio provinciale Cappellacci sorpassa l’ex governatore di 18 punti percentuali, mentre nel capoluogo Iglesias lo scarto è ancora maggiore: 25 punti. Tiene solo Carbonia (dove Soru supera di poco il 50%), città mineraria simbolo delle lotte operaie dove però 3 anni fa alle amministrative il centrosinistra vinse con l’80% dei consensi. In Ogliastra, dove sono presenti diversi cantieri navali, la crisi sta manifestando i suoi aspetti peggiori, con i lavoratori di Intermare (Arbatax) che, ingaggiando una guerra tra poveri, non tollerano la presenza di lavoratori rumeni. Qui Cappellacci prende il 53,45 % contro il 41,84% di Soru. Vanno alla destra anche le città dei poli industriali della provincia di Nuoro: Ottana, Macomer e Siniscola.

A Ottana il gruppo Dow Chemical proprietario di Equipolymers annuncia il suo disimpegno facendo rischiare il posto di lavoro ai lavoratori della zona, a quelli della centrale elettrica collegata, e facendo venir meno un acquirente di paraxirolo, prodotto a Sarroch, rischia di scatenare un effetto domino devastante. Risultato a favore della destra con 10 punti percentuali di differenza tra i due presidenti e 26 tra le due coalizioni. A Macomer, luogo simbolo della lotta dei lavoratori del tessile, Soru ha persino registrato una contestazione operaia durante la campagna elettorale. Qui il candidato del centrodestra prende il 49,41%, Soru il 43,44% (55,69% contro 37,04% il dato del voto per le coalizioni). Tiene Porto Torres, da pochi mesi scossa dall’ultima crisi del petrolchimico (descritta nel precedente numero di FalceMartello): sostanziale parità tra Soru (47,99%) e Cappellacci (47,92%), ma nelle amministrative del 2005 il centrodestra non arrivò neppure al ballottaggio.

Ovviamente non si ha a che fare solo con i lavoratori della produzione: alla protesta dei lavoratori della formazione professionale, che si è fatta sentire molto tempo prima del voto (con manifestazioni quotidiane sotto il palazzo della regione) si è aggiunta la protesta dei lavoratori del servizio idrico privatizzato proprio nella legislatura appena trascorsa. Ne si è avuto a che fare solo con i lavoratori dipendenti: basti pensare ai contadini stritolati dalle banche. Paradossale, visto l’agricoltura biologica e i prodotti tipici sardi sono stati uno dei cavalli di battaglia (insieme al turismo di qualità e alle nuove tecnologie) del Soru-pensiero.


fallimento del centro-sinistra e prospettive del prc


Alla vigilia del voto i segretari nazionali dei due partiti comunisti principali salutavano positivamente i quattro anni e mezzo di governo (senza aver fatto un’analisi dettagliata aldilà della retorica sulla dignità riconquistata dai sardi) e la nuova avventura della coalizione soriana (senza aver criticato il capriccio delle dimissioni anticipate). Se Diliberto auspicava che Veltroni imparasse da Soru su come vincere le elezioni, il nostro segretario Ferrero su un centro-sinistra modello Soru, ci avrebbe messo subito la firma. Bene compagni, se questo è il risultato del miglior centro-sinistra, avremo di che riflettere su come ricostruire la sinistra in Italia. Questa bocciatura che esce dai confini dell’isola e che porta alle dimissioni del leader del Pd, congiunta alla crisi che avanza con passi da gigante, deve essere un monito per il partito che a Chianciano ha decretato la sua “svolta a sinistra”. O si rompe con il Pd e con le sue giunte o ci facciamo trascinare dalla corrente. E il Prc sardo da questa corrente si è fatto trascinare eccome: non dimostrandosi all’altezza delle vertenze, sostenendo il presidenzialismo, la privatizzazione del servizio idrico, pronunciandosi solo a parole e non nei fatti contro la realizzazione del G-8 a La Maddalena per questa estate, appoggiando acriticamente le dimissioni del governatore volute, annunciate e ottenute anzitempo per capricci di leadership, perdendo perciò 10.000 voti, piazzando solo due consiglieri regionali e contribuendo a regalare la Sardegna alle destre che ora riscriveranno lo statuto utilizzando le coordinate ultrapresidenzialiste della legge statutaria, cancelleranno un piano paesaggistico salva coste con la scusa del lavoro (leggasi edilizia selvaggia) non difeso in altri settori e approfitteranno di ciò che rimane delle servitù militari per accrescerle. Ma se un tale trascinamento è a dir poco logico che sia subìto da chi guida il partito da posizioni moderate (che vanno oggi più che mai combattute), altro discorso è per tutte quelle zone del resto del paese dove la svolta a sinistra viene negata dalla pratica delle alleanze con il Pd con la scusa che “non ci sono automatismi”.

Da una parte si legittima un bipolarismo borghese, speculare nonostante i toni, sempre più teso alla nostra esclusione (abbiamo voglia noi di lamentarci contro l’accordo sullo sbarramento alle europee…), e dall’altra si manifesta l’autonomia del politico rispetto alla costruzione del partito nei gangli del conflitto, e non sarà una discussione esclusivamente proiettata sulla riunificazione estetica dei comunisti a salvarci. Perciò non accontentiamoci di un 5% sommato tra Prc e Pdci a garanzia del superamento dello sbarramento alle europee, ma andiamo oltre cercando piuttosto di intercettare (nella lotta) quei tanti punti percentuali che nelle realtà operaie hanno fatto la differenza dando la vittoria alle destre, oppure andando a riconquistarci la fiducia in quei tanti elettori sempre più stanchi di questa politica e che fanno dell’astensionismo la loro arma. La questione nella sua drammaticità è molto semplice: o si applica pienamente la svolta a sinistra (lo ripetiamo, se quello soriano era il miglior centro-sinistra, guardiamoci bene dal perseverare) o di uscita a sinistra dalla crisi del capitalismo non se ne parla.


* Comitato politico regionale Prc

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