La resistenza di Terzigno - Falcemartello

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Esplode la rabbia a Terzigno, incontenibile. Dopo settimane di tensione  e speranze nella notte tra il 21 e il 22 ottobre la notizia che la discarica dell’ex cava Vitiello, a poche centinaia di metri dall’altra di cava S.a.r.i., si farà, senza se e senza ma.

La discarica più grande d'Europa. Quattordici milioni di tonnellate di rifiuti. A deciderlo i parlamentari campani del Pdl dopo un incontro avuto a Roma con il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro.  Ma Terzigno non ci sta. Lunghe notti di scontri che anche il Corriere è costretto a definire “di massa”. Nonostante qualche giornalista, infatti, ancora provi a concentrarsi sulle possibili “infiltrazioni camorristiche” il procuratore di Napoli Lepore ammonisce: «Non nascondiamoci per favore dietro l´alibi della camorra, che semmai ha interesse a far aprire le discariche perché ci guadagna nel trasporto dei rifiuti».

Per strada uomini, donne e bambini, giovani, anziani, studenti… una protesta di popolo guidata di comitati, gente comune. “Brave persone, pare proprio un popolo di brave persone” scrive quasi incredulo un giornalista inviato di Repubblica (La Repubblica 22 ottobre). Gente comune che è costretta a scoprire sulla propria pelle tutto l’orrore di un sistema economico che seppellisce il diritto alla salute di tutti in nome del profitto di pochi.

Terzigno è una città assediata, dove da parte delle forze dell’ordine, disposte massicciamente a reprimere i cittadini in lotta, vi è un continuo ricorso a violenza e atti intimidatori, cariche, scontri e lacrimogeni a base di cs, gli stessi utilizzai a Genova durante il g8. Una strategia repressiva che trova il suo punto d’approdo nelle dichiarazioni di Maroni, che minaccia di passare ad una risposta ancora più dura.

“Benvenuti a Terzigno, terra del vino e della pietra vesuviana” si legge all’ingresso del comune situato all’interno del Parco del Vesuvio. Qui infatti si coltiva l’uva del Lacryma Christi e sempre qui si producono albicocche, pomodorini del «piennolo» ma anche noci e nocciole; ma quest’anno le noci sono poche e le nocciole amare e così si è scopre che le falde acquifere utilizzate per l’irrigazione sono davvero inquinate. Metalli pesanti e PCb diossino simile con concentrazioni superiori al consentito sono presenti nelle falde del sottosuolo del Vesuvio. Questo si legge nel rapporto del monitoraggio compiuto dall’Asia di Napoli nella discarica cava S.a.r.i..

Si perché dal 2008 si è deciso di riaprire nel comune vesuviano l’ex-discarica in località Pozzelle, situata a 2km in linea d’aria dal centro del comune confinante di Boscoreale, senza mai bonificarla.

Si tratta di  una vecchia discarica già funzionante dal 1988 al 1994, che il Servizio Geologico Nazionale nel luglio 1997 dichiarava estremamente pericolosa per la salvaguardia della falda acquifera. Studi effettuati dall’Arpac nel 2001 sulla qualità delle acque di falda rilevavano valori di concentrazione di alcuni macrodescrittori decisamente lontani dai valori medi della zona.

La discarica oggi è presidiata da 240 militari ed è quasi piena. Come intercettato dalle forze dell’ordine, sono tanti i veleni che vi sono stati sversati in questi anni con la complicità dello Stato: una dopo l’altra in questi mesi le notizie sullo smaltimento di rifiuti tossici come le  lastre di eternit  abbandonate e calpestate dai camion per giorni, con la conseguente liberazione nell'aria delle pericolose fibre di amianto. Di recente un autocompattatore è stato posto in fermo cautelativo per la presenza a bordo di rifiuti radioattivi.

Cava S.a.r.i. raccoglie da sola ogni giorno 1800 tonnellate di rifiuti portati dai numerosi camion che passano a decine e decine, a tutte le ore del giorno, attraversando i centri abitati - dopo che il prefetto di Napoli ha revocato l’ordinanza dei sindaci vesuviani che imponeva il transito dei camion solo nelle ore notturne - lasciando alle loro spalle una scia di liquido fetido che ha tutta l’aria di essere percolato e per il quale i cittadini hanno chiesto che l’Asl e l’Arpac facciano i controlli necessari. Passano attraversando il nuovo stradone, costruito da pochi mesi, anche questo contestato anche per vie che legali e per il quale il Tar ha sospeso il giudizio.

Ma è d’estate che la situazione diventa insostenibile: quando i fenomeni putrefattivi e fermentativi sono molto più marcati e respirare può diventare anche insopportabile.

L’efflusso di percolato invade le terre circostanti coltivate; nel 2004 il rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità evidenziava già un elevato tasso di malattie congenite in particolare per il comune di Boscotrecase (1).

Inaccettabile perciò l’idea di una nuova discarica a poca distanza dalla prima: migliaia in questi mesi i manifestanti, i presidi permanenti, decine e decine i blocchi stradali, gli incendi degli autocompattatori, le assemblee organizzate dai comitati, le occupazioni della sala consiliare. Le proteste della popolazione si sono susseguite per giorni e giorni: chiudere cava S.a.r.i.! NO alla cava Vitiello. Fino all’esplosione della rabbia.

Sedici anni di emergenza e l’assenza di un ciclo integrato dei rifiuti

Intanto il ricatto delle tonnellate di rifiuti per le strade di Napoli continua, messe lì a dire: se siete seppelliti di rifiuti è colpa degli abitanti di Terzigno… Stavolta però sembra che i napoletani a cascarci siano di meno rispetto al periodo delle proteste di Chiaiano. Prima ancora di Chiaiano c’è stata, infatti, Pianura, Serre e prima ancora c’è stata Acerra. Aumenta la coscienza di essere tutti vittime di uno stesso sporco ricatto. Non è un caso che ci sia una generale solidarietà rispetto agli abitanti di Terzigno, che travalica i comuni vesuviani e non è riconducibile soltanto agli attivisti che nel corso degli anni in varie parti della regione si sono mobilitati per la salvaguardia del territorio e il diritto alla salute.

Sedici anni di emergenza rifiuti e non un impianto di compostaggio fatto. Una commistione di colpe ed errori politici ma soprattutto un intreccio inestricabile di interessi economici: industriali e criminali.

Come dimenticare, per esempio, la Fibe, controllata del gruppo Impregilo (2), che nel lontano 2000 vinse l'appalto della gestione del ciclo rifiuti offrendo per lo smaltimento e l’inceneritore di Acerra il prezzo più basso, i tempi più rapidi (!) e la qualità più scadente. L’Amministratore delegato Massimo Malvagna è tra gli arresti del maggio 2008 (25 impiegati del Commissariato e l’avviso di garanzia al prefetto Pansa) con l'ipotesi di traffico illecito dei rifiuti.

Del Gruppo Impregilo, gestore del ciclo dei rifiuti in Campania fino al 2006, però poco si parla, eppure pare sia responsabile, tra l’altro, della vendita come rottami di ben 7 impianti campani di vagliatura e selezione, facilmente trasformabili in impianti di trattamento meccanico biologico, (3) perché mal si sposavano con i fior di soldi da guadagnare, tramite gli incentivi statali Cip6, non trattando ma incenerendo i rifiuti, mettendo a regime l’impianto di Acerra (per cui le famose 6 milioni di balle di rifiuti tal quale accumulate nel casertano in attesa di essere incenerite).

Questi macchinari, costati oltre 270 milioni di euro, finanziati da Fondi strutturali dell’UE e nati per la produzione di combustibile da rifiuti CDR di qualità consentirebbero un’effettiva separazione della frazione umida da quella secca per una capacità di almeno 30.000 tonnellate ma sono stati resi inservibili prima dalle cataste di “ecoballe” e poi trasformati da Bertolaso in semplici tritarifiuti ad hoc per alimentare discariche e inceneritori.

Ma veniamo agli ultimi mesi. Lo scorso marzo veniva inaugurato il miracoloso ecomostro di Acerra, la protesta dei cittadini di Chiaiano veniva repressa con l’esercito. All’indomani dell’apertura dell’inceneritore il consiglio regionale varava un aumento delle tasse relative allo smaltimento dei rifiuti con un aumento della Tarsu dal 40 all´80%.

A dicembre scorso Bertolaso poteva dichiarare orgogliosamente vinta la battaglia della Campania; lasciando sulle spalle dei cittadini campani oltre 20 milioni di debiti e le province - cui il governo ha affidato per decreto il ciclo rifiuti - con le casse vuote e nessuna idea di come prendere in mano lo smaltimento dei rifiuti. L’emergenza poteva dichiararsi però magicamente finita! A svelare il fallimento del “miracolo di Berlusconi”, basato su discariche inceneritori e repressione, le decine di tonnellate di rifiuti che hanno invaso le strade della città a partire già dalla fine dell’estate.

L’inceneritore di Acerra, poi, altro vanto berlusconiano, il cui collaudo pare non risulti ancora certificato, continua a sforare con le emissioni ed è ormai ufficiale che riprenderà a funzionare a pieno ritmo probabilmente a marzo quando sarà completata la manutenzione su tutte e tre le linee. Già a giugno scorso – a pochi mesi dall’inaugurazione trionfale – si era verificato il primo guasto alle pompe . Errori di progettazione? Possibile dato che la gara d’appalto è stata gestita valutando non la qualità dell’impianto ma la rapidità (!) della sua costruzione! In ogni caso i danni secondo le prime stime supererebbero i dieci milioni di euro. Soldi che, secondo contratto, saranno recuperati allungando il periodo nel quale sarà percepito il famoso Cip 6, cioè il contributo statale.

Ad oggi un ciclo dei rifiuti integrato, basato sulla riduzione il riciclaggio e il recupero che permetterebbe di portare in discarica solo ciò che avanza in Campania è dunque nei fatti del tutto assente.

E mentre la differenziata resta al palo (passata dal 2007 al 2009 dall’11% a quasi il 19% per un costo di 46 milioni di euro),  la mancanza di impianti di compostaggio costringe a portare l’umido fuori città spendendo quasi 200 euro a tonnellata l’unica proposta resta sempre e solo una: nuove discariche e nuovi inceneritori!

Solo dal 2001 al 2009 sono stati stanziati 3 miliardi e 548 milioni di euro grazie allo stato di emergenza e al commissariamento. Miliardi su miliardi che amministratori della cosa pubblica e politici hanno incassato alimentando anno dopo anno le loro clientele. Unico risultato: una terra devastata dal punto di vista ambientale. I dati raccolti dagli epidemiologici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal tra il 1995 e il 2002 ha messo in relazione diretta le malattie osservate nella popolazione con la criminale gestione del ciclo dei rifiuti e con la presenza delle discariche abusive in cui vengono sversati rifiuti tossici dalla criminalità organizzata sotto gli occhi dello Stato. E’ stato osservato nella regione Campania un aumento rispetto alla media del 9% della mortalità maschile e del 12% di quella femminile, e un aumento del'84% di tumori e malformazioni congenite.

Intanto la Corte di Giustizia Ue condanna l’Italia per la gestione dei rifiuti campana e rimane alta l’allerta degli esperti sulla presenza nella regione di migliaia di siti illegali in cui si stoccano ancora rifiuti pericolosi (ad oggi si parla di 5.000 aree).

La camorra, spesso con il volto buono degli imprenditori del settore, non solo ha smaltito per decenni nelle cave abusive per soli 10 centesimi al chilo rifiuti tossici industriali anche per le aziende estere e del nord Italia, ma è entrata ormai direttamente nella gestione della crisi come si legge nella Relazione del 13 marzo 2007 del Procuratore Nazionale Antimafia alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Detto ciò non stupisce sentire la diffidenza con cui viene accolto stavolta Bertolaso chiamato a fare “il nuovo miracolo”.

Gli scontri di questi giorni hanno costretto il Capo della Protezione Civile, le cui accuse sul traffico illecito di rifiuti campano sono state da poco magicamente archiviate (4), a dover dire che l’apertura della cava “non è immediata”. Però la discarica si farà. A compensazione 14 milioni di euro (a chi?per cosa?). Mentre si paventa intanto l'ampliamento di alcune discariche esistenti o dismesse, le 1400 tonnellate di rifiuti prodotte al giorno da Napoli finiscono direttamente nell’inceneritore di Acerra: più rifiuto tal quale di così!

Alle proteste dei cittadini delle falde del Vesuvio in questi mesi si sono aggiunte, inoltre, quelle dei lavoratori.

Il Comune di Napoli, infatti, attraverso la ex municipalizzata Asia ha appaltato ai privati - due società liguri e una veneta - Enerambiente - il servizio di raccolta rifiuti nel centro storico di Napoli per un totale di circa 400mila abitanti e 2,7 milioni al mese - Palazzo San Giacomo è in arretrato con i pagamenti per quasi 8 milioni.

Lo scorso mese sono gli autisti di Enerambiente - già raggiunta da interdittiva antimafia - 650 dipendenti  - a bloccare il ciclo protestando in solidarietà con i 200 precari e interinali che la società ha deciso di non rinnovare dopo che il comune ha deciso di riscrivere la mappa della raccolta dei rifiuti nel centro storico della città attraverso la nuova gara d’appalto.

Intanto nemmeno a Chiaiano si fermano le proteste, si teme, infatti, un ampliamento della discarica, mentre Napoli Est e Salerno attendono l’appalto per gli altri due inceneritori campani con l’obiettivo di arrivare ad un totale di 5, eccedendo la produzione campana di rifiuti probabilmente per tentare di risolvere l’emergenza nemmeno tanto latente di altre regioni sull’orlo del collasso.

Più che mai l’emergenza napoletana dimostra che l’incenerimento non è “complementare” alla riduzione della quantità di rifiuti, ma “contraddittorio” ad essa. I costi di costruzione e di gestione degli inceneritori sono talmente elevati che per avere una certa convenienza si è costretti a bruciare quanto più possibile. Dunque se servono quanti più rifiuti possibile da incenerire, non si avrà interesse a ridurre seriamente, per cui succede che si rende inutile la raccolta differenziata e tutte le politiche di riduzione connesse, spingendo addirittura ad un aumento, o quanto meno ad una “gestione incontrollata” della produzione di rifiuti.

Alla fine dei conti lo smaltimento dei rifiuti costa alla popolazione una volta il proprio territorio per le discariche, una volta la tassa sullo smaltimento, una volta parte della bolletta Enel, una volta il parco macchine pubbliche per la raccolta non utilizzate al fine di favorire gli appalti alle imprese private, una volta la disoccupazione del personale pubblico addetto, una volta l’inquinamento atmosferico provocato dagli inceneritori, una volta il sistema parallelo delle discariche abusive gestite dalla camorra .

Si tratta con tutta evidenza della più grande truffa legalizzata attuata sulle spalle della classe lavoratrice cui dobbiamo fermamente opporci!

Le responsabilità del centrosinistra

Non stupisce che la proposta di Bersani è un nuovo stato di emergenza, nuovi inceneritori. Il PD era in prima fila durante l’inaugurazione trionfale dell’ecomostro di Acerra e plaudeva alle scelte repressive di Berlusconi per risolvere la crisi. E fa sorridere vedere la Iervolino oggi provare a distanziarsi dalle scelte fatte. Non dimentichiamo che fu il Governo Prodi nel gennaio 2008 a varare, infatti, per primo un decreto di militarizzazione del territorio per la soluzione dell’emergenza rifiuti campana disponendo la costruzione di nuovi inceneritori nella regione. Questo mentre Antonio Bassolino veniva rinviato a giudizio su richiesta della Procura di Napoli, per il periodo in cui era Commissario Straordinario per l'emergenza rifiuti, con ipotesi di reato come la frode in pubbliche forniture, alla truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali.

E’ stato sempre Prodi, come ultimo atto della sua legislatura, a reintrodurre le agevolazioni finanziarie per gli inceneritori a fatica precedentemente abolite. Inoltre, a sancire che le balle fuori norma uscite dagli impianti imperfetti di CDR potessero essere bruciate nel “termo distruttore”, allora in costruzione ad Acerra, è stata sempre un'ordinanza dell’ex premier Romano Prodi. Infine è stato emendamento del Partito Democratico al decreto sull'emergenza rifiuti in Campania (l'articolo aggiuntivo 8-bis) nella commissione Ambiente della Camera ha concesso, con decreto, gli incentivi Cip6 ai termovalorizzatori di Salerno, Napoli e Santa Maria La Fossa, in deroga alla “moratoria” stabilita con la Finanziaria 2008. A conti fatti questo vuol dire che chi gestisce quegli inceneritori incamererà la bellezza di circa 80 milioni di euro l'anno per 15 anni, un totale 1,2 miliardi di euro. Un bel regalo fatto alla lobby degli inceneritori e dei petrolieri, pagato coi soldi dei cittadini! Tutto questo grazie al PD!

La politica del centrosinistra a partire dal ciclo dei rifiuti per arrivare alla gestione dei beni comuni come l’acqua, è nei fatti quella di affidare tutto, un pezzo alla volta, in mano ai privati, come si vede dalle scelte compiute rispetto all’Asia e all’appalto ai privati della raccolta con un danno anche ai lavoratori del settore.

La necessità di una risposta di classe

La questione rifiuti, oltre ad aver rappresentato uno dei principali terreni della propaganda berlusconiana, ha messo in movimento molte delle forze migliori della società, che si sono opposte mettendosi in prima fila a difesa del territorio dalle devastazioni perpetrate dalla politica e dalla malavita nei passati decenni. Negli anni scorsi queste battaglie vedevano il PRC come possibile interlocutore, a dire il vero spesso in queste battaglie si sono distinti i nostri compagni, collocandosi in prima fila nella lotta, come fu ad esempio ad Acerra.

Nonostante questo, è stata la volontà di mantenere la compatibilità con il centro sinistra e i poteri forti che questo ha rappresentato in Campania a prevalere nella considerazione del gruppo dirigente del partito, con i risultati che conosciamo.

Rifondazione e le altre forze della  sinistra devono mettere in campo una battaglia che ponga le basi per una reale alternativa alle politiche clientelari del PD e dei suoi satelliti. Non vi può dunque essere nessuna possibilità di alleanza con il Partito Democratico essendo evidente il distacco ormai insanabile tra le istanze dei cittadini e le scelte della politica del centrosinistra. Se vogliamo trovare una via di uscita alla situazione la potremo trovare solo al fianco dei comitati civici e dei cittadini delle realtà in lotta, non certo al fianco di chi ha contribuito a distruggere il territorio.

Ed è per questo che il nostro partito si deve ricollocare immediatamente all’opposizione alle prossime elezioni comunali a Napoli.  Rifondazione Comunista deve rompere la sua subalternità al centrosinistra campano e costruire a sinistra del PD un programma basato su un’alternativa complessiva all’attuale ciclo dei rifiuti proponendo la ripubblicizzazione del settore e ricostruendo il suo intervento sindacale per potere portare questa battaglia  tra i lavoratori ed anche all’interno del sindacato, rimasto spesso sordo alle istanze di cittadini e lavoratori per la subalternità della CGIL a Bassolino e per i legami che questa aveva ed ha col PD.

Affrontare il problema dei rifiuti infatti vuol dire affrontare parallelamente quello della produzione e del suo carattere privato. La pianificazione generale e socializzata dei processi produttivi è assolutamente necessaria per la corretta gestione del problema e per il raggiungimento dell’obiettivo “rifiuti zero”, ma è esattamente ciò di cui il sistema capitalista non è capace, per cui le soluzioni tecnologicamente già possibili non possono avere efficacia e corretta applicazione se non vengono trasformate in rivendicazioni politiche chiare.

Oggi nella nostra regione il diritto alla salute si salda con il diritto al lavoro e il contatto che i comitati di Terzigno cercano con gli operai di Pomigliano è un segno importante che il nostro partito ha il dovere di cogliere. Attorno a questa unità può nascere la possibilità di un progetto realmente alteravo a PDL e PD  e fuori dalle logiche del profitto.

Il limite di tutte le lotte ambientali degli ultimi anni è stato quello di essere circoscritte geograficamente, ma oggi non è più così. Se si ha la capacità di cogliere questo elemento di unificazione e con il coinvolgimento del sindacato e la partecipazione della classe lavoratrice si potrà sviluppare un’unica lotta che ponga la questione della salute pubblica e della gestione del territorio su una base più avanzata.

Questo vale in particola modo in Campania, dato l’intreccio esplosivo delle contraddizioni accumulate negli anni in questo territorio e rimaste senza risposte, ma è un discorso che deve necessariamente essere esteso.

Unire le lotte presenti sul territorio nazionale e coordinare i comitati di lotta è la sfida del prossimo futuro e deve essere la priorità per il Partito della Rifondazione Comunista a livello regionale e nazionale.

Non ci si può limitare semplicemente a condannare la politica di militarizzazione del territorio e a offrire, seppur pubblicamente, solidarietà ai cittadini in mobilitazione e poi sedersi al tavolo del consigli di amministrazione dell’ASIA.

Il PRC e la FDS non possono fare la battaglia contro gli inceneritori e contemporaneamente pensare di candidarsi alle prossime elezioni comunali con il PD, ossessionati dalla scomparsa nelle istituzioni piuttosto che nella società. È necessario decidere da che parte stare: se dalla parte dei cittadini per difendere il diritto alla salute con la lotta o dalla pare di chi si è reso responsabile del disastro ambientale sul nostro territorio!

Su questo campo, il PRC deve impegnarsi in prima linea, scegliere da quale parte stare e investire fino in fondo le proprie energie!

La resistenza di Terzigno insegna: è necessario che il diritto alla salute venga difeso con la lotta!

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Note:

 1) “Nota sullo stato di riapertura della discarica di Terzigno” A cura di Angelo Genovese con il contributo del Coordinamento dei Comitati Civici di Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno” 

2) La società fa capo, con quote paritetiche del 33%, a Argofin (gruppo Gavio), Autostrade (famiglia Benetton) e Immobiliare Lombarda (gruppo Ligresti). L’ex amministratore della Fibe nel 2009 è stato rinviato a giudizio per traffico illecito di rifiuti. 

3) Macchinari che separano la frazione umida dalla frazione secca (carta, plastica, vetro, inerti ecc.) arrivando a  garantire, con le opportune modifiche,  un recupero del materiale fino al 99%, riuscendo a riciclare anche quei materiali che solitamente sono destinati a finire in discarica.

4) Gli atti per i quali Bertolaso, Pansa e Catenacci avrebbero commesso i reati, secondo il provvedimento di archiviazione, sono "di pertinenza di funzionari di livello inferiore, cui spettava il controllo su singoli e specifici aspetti"