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Manzoor Ahmed, il deputato marxista pakistano, è stato liberato stamattina, lunedì 19 novembre. Era stato arrestato venerdì scorso poiché era fra i principali organizzatori delle mobilitazioni contro lo stato d'emergenza imposto dal generale Musharraf.

All'uscita di prigione è stato accolto da centinaia di persone, suoi sostenitori, che hanno festeggiato l'avvenuta liberazione. Ora Manzoor sta tornando a casa, nella provincia del Kasur, accompagnato da una carovana di centinaia di giovani e lavoratori. Al passaggio in ogni città e in ogni villaggio la carovana è salutata da lavoratori e contadini che intonano canzoni e gridano slogan rivoluzionari, esprimendo il loro appoggio per il deputato marxista.

In una breve telefonata avuta con i compagni di In defence of Marxism, Manzoor ha ringraziato di cuore tutti coloro che hanno sostenuto la campagna per la sua liberazione, in primo luogo i compagni della Tendenza marxista internazionale. La sua liberazione, avvenuta in maniera così rapida, è stata possibile grazie alla forza della solidarietà internazionalista, una forza che è superiore a quella di ogni dittatura.

Ora la battaglia prosegue per la liberazione degli altri prigionieri politici, in primo luogo degli attivisti della Ptudc ancora in carcere. Di seguito potete leggere la dichiarazione che Manzoor ha fatto venerdì scorso, appena arrestato.

 


 

Messaggio di Manzoor Ahmed ai lavoratori di tutto il mondo dalla prigione

Vi parlo da  una cella del commissariato di polizia di Gujarat, la quinta cittá piú grande del Pakistan, dove sono detenuto da questa mattina, insieme ad altri 150 compagni, per aver commesso il crimine di protestare contro la dittatura di Pervez Musharraf. Stavamo guidando una manifestazione di massa con migliaia di persone comuni, gente poveri che appoggiano il PPP e si oppongono alla dittatura.

Ieri il nostro Parlamento (l’Assemblea nazionale) è stato sciolto dopo 5 anni. Durante tutto questo periodo ho lottato come membro del Parlamento per i diritti dei lavoratori e della classe operaia. Ho lottato in Parlamento, nelle fabbriche, nelle strade e nei villaggi. Ho lottato contro le leggi reazionarie sul lavoro, contro la disoccupazione, contro la povertá e l’ingiustizia.

Abbiamo ottenuto delle vittorie importanti. Abbiamo sconfitto il tentativo di privatizzazione delle acciaierie Pakistan Steel. Ma la vera lotta comincia adesso: la mia lotta insieme alle masse per farla finita con l’ingiustizia. Sappiamo che la nostra lotta gode dell’appoggio dei nostri amici e compagni in altri paesi, e questo ci da la forza di continuare nonostante tutte le difficoltá e gli ostacoli.

Compagni, i fatti dimostrano che coloro che nutrivano dei dubbi riguardo le nostre prospettive di rinascita del Partito del Popolo (PPP), si sbagliavano. I partiti e i gruppi religiosi sono stati cancellati dalla sera alla mattina, sono stati spazzati via dal movimento di massa. Nessuno oggi puó dubitare del fatto che il movimento si esprimerà attraverso il PPP. Questi arresti non ci demoralizzeranno, la lotta continuerá. Continueremo a lottare per la rivoluzione, per il socialismo.

Per i lavoratori di tutti i paesi che ci appoggiano, ho solo questo messaggio. Stiamo lottando contro la dittatura e contro lo “stato d’emergenza”, per i diritti democratici.

Ma la mia lotta non è solo contro la dittatura. Ma anche contro questo sistema che genera la dittatura: il capitalismo e il feudalesimo. E la mia lotta non si concluderá fino a quando questo sistema ingiusto e oppressivo non sará rovesciato.

Fino a quando ci saranno poveri, affamati, disoccupati e senza tetto, la nostra lotta non potrá dirsi conclusa. E non si concluderá fino a quando non ci sará il socialismo in Pakistan e nel resto del mondo.

Per favore, porgete i miei saluti a tutti i compagni dell’Internazionale. Porgete i miei saluti ai miei amici e compagni, a tutti i lavoratori del mondo.


Per la vittoria delle masse!
Per la vittoria della classe operaia!
Insieme possiamo vincere!
Zindabad!


Manzoor Ahmed
Dal commissariato di Model Town a Gujranwala (Pakistan)

16 novembre 2007

 

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