Il Prc e le primarie - Falcemartello

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Una nota sul Comitato politico nazionale del 17-18 settembre

 

Il dibattito nel Cpn ha visto un passaggio significativo riguardo le primarie che ci pare importante commentare.

Un breve ordine del giorno presentato dalla Presidenza, che invitava alla mobilitazione di tutto il partito in sostegno alla candidatura di Bertinotti ha infatti causato una differenziazione fra le diverse minoranze congressuali.

Al momento del voto, i compagni Ferrando e Cannavò hanno fatto una dichiarazione congiunta di non partecipazione al voto che riproduciamo in appendice assieme all’Odg.

Questa posizione ci pare un grave errore che va discusso in particolare da quei compagni che hanno una posizione contraria all’alleanza con l’Unione.

La non partecipazione al voto nel Cpn non può che essere interpretata come un invito ai militanti a non partecipare alla campagna per le primarie, particolarmente quando una delle motivazioni addotte ricorda “le profonde divergenze di merito sulla prospettiva che le primarie prefigurano e consolidano, già espresse dalle diverse mozioni da noi presentate”. Questa posizione ha un senso politico solo come primo passo di un’escalation, ma se ci si mette su questa strada qual è il passo successivo? Alle elezioni il partito sarà inserito nell’Unione: se applicassimo la stessa logica proposta dai compagni rispetto alle primarie, dovremmo sottrarci alla campagna elettorale. E poi?

Si tratta di una linea, che se venisse seguita porterebbe migliaia di militanti del Prc in un vicolo cieco di disimpegno, regalando alla maggioranza e al settore più istituzionalista e governista un controllo ancora più stretto sul partito proprio alla vigilia di una fase decisiva.

Sappiamo che a livello locale ci sono stati episodi di compagni, critici e amareggiati, che hanno preso posizioni di boicottaggio più o meno aperto verso le primarie, atteggiamenti che tra l’altro hanno fornito un facile argomento polemico a certi zelatori di maggioranza, che in alcuni casi si sono spinti a minacciare sanzioni disciplinari.

È un compito elementare dei dirigenti delle opposizioni aprire una discussione con questi compagni e proporre una prospettiva politica credibile; quanto fatto da Ferrando e Cannavò al Cpn è l’esatto contrario: alimentano la frustrazione e spingono nell’isolamento proprio quei compagni maggiormente critici, regalano terreno alla linea governista, in sostanza anziché dirigere si limitano a corteggiare un sentimento di frustrazione sul quale non si può costruire alcuna battaglia.

Il congresso ha mostrato come un settore importante della militanza del partito sia già oggi assai critico verso la linea di Bertinotti. La partecipazione al governo aprirà contraddizioni laceranti nel partito, migliaia di compagni saranno spinti a riconsiderare le posizioni che hanno assunto nel congresso. Se vogliamo essere fedeli alla battaglia che abbiamo condotto nel congresso dobbiamo ad ogni costo mantenere il contatto con il corpo militante del partito, essere partecipi del dibattito, dell’evoluzione delle posizioni, contribuire a una valutazione critica degli avvenimenti.

Oggi i compagni che hanno sostenuto la maggioranza sono logicamente fiduciosi nella linea proposta, vogliono vedere se arriveranno i risultati promessi. Ma questo stato d’animo non può durare a lungo. Il partito si troverà in una contraddizione permanente fra le aspirazioni della sua base militante e le politiche che sarà costretto a condurre dal governo. Il crescente carrierismo, la istituzionalizzazione, una vita interna che sarà sempre più mortificata dal prevalere dei settori più burocratici… tutto questo spingerà migliaia di militanti della maggioranza a riconsiderare criticamente le loro posizioni.

Al tempo stesso non dobbiamo ignorare il legame fra il dibattito interno al partito e la situazione più generale del movimento operaio. Dopo cinque anni di Berlusconi, i lavoratori daranno una possibilità all’Unione e i vertici sindacali faranno la loro parte per sfruttare questo ambiente per tentare di ricostruire un patto concertativo. Ma più presto che tardi arriverà la reazione, la classe operaia ha lottato contro Berlusconi, lotterà anche contro Prodi una volta che si renderà evidente come il nuovo governo non porta ai cambiamenti attesi. Questo a sua volta interagirà col dibattito nelle organizzazioni della sinistra, nella Cgil e nello stesso Prc.

Il nostro compito è quello di non cedere alla pressione della maggioranza (che obiettivamente è forte in questa fase), partecipare con pazienza al dibattito, attraversare a fianco dei militanti della maggioranza l’esperienza dell’accordo con l’Unione che sarà ricca di insegnamenti. Al tempo stesso possiamo e dobbiamo lavorare per estendere e consolidare legami con i settori più avanzati nelle fabbriche, nel sindacato, fra i giovani, creando le condizioni perché le prossime mobiltiazioni vedano una partecipazione attiva dei militanti del Prc. Solo questo lavoro può creare le condizioni affinché in futuro possiamo porci l’obiettivo di invertire l’attuale corso del Prc.

La posizione dei compagni Ferrando e Cannavò esprime non solo una completa sfiducia nelle prospettive di una battaglia per invertire la rotta del partito, ma anche una completa sfiducia nei lavoratori e nella loro capacità di assumere, a un dato momento, di scendere nuovamente in campo anche sotto un governo di centrosinistra.

Questo è il vero dibattito che si può leggere in controluce a un episodio apparentemente minore come il voto nel Cpn e su questo invitiamo tutti a riflettere.

22 settembre 2005.


 

Appendice 1

L’ordine del giorno proposto dalla presidenza

 

Il Comitato politico nazionale chiama tutti i gruppi dirigenti, i militanti, gli iscritti ad un impegno straordinario di iniziativa politica del partito, di apertura all’esterno delle proprie sedi e delle proprie strutture, di costruzione di relazioni con le realtà associative dei territori, i movimenti, le situazioni di lotta affinché la candidatura di Fausto Bertinotti alle primarie dell’Unione del 16 ottobre raccolga il massimo dei consensi. La manifestazione nazionale al Palalottomatica di Roma del 24 settembre rappresenta una tappa fondamentale di questa iniziativa. Alla sua riuscita tutte le strutture del partito sono impegnate a contribuire con il massimo sforzo

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Appendice 2
 Dichiarazione di voto di Salvatore Cannavò e Marco Ferrando

Non partecipiamo al voto sul dispositivo qui proposto. Prendiamo atto naturalmente delle decisioni assunte a maggioranza dal Cpn, verso le quali vale la tradizionale lealtà di partito.

Rileviamo però due elementi:

1) Il deficit di democrazia che sta a monte del percorso decisionale che ha accompagnato la scelta delle primarie, a partire dal mancato coinvolgimento degli organismi dirigenti e che ha concorso a rafforzare uno stato di disagio e disorientamento nel partito.

2) Le profonde divergenze di merito sulla prospettiva che le primarie prefigurano e consolidano, già espresse dalle diverse mozioni da noi presentate.

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Appendice 3
 Dichiarazione di voto di Claudio Bellotti

Nonostante la contrarietà alla partecipazione all’Unione (e quindi alle primarie) voterò a favore dell’Odg proposto. Posizioni differenti mi sembrano sbagliate e pericolose: il partito è impegnato in una competizione elettorale, sia pure particolare, ed è interesse di tutti che colga il migliore risultato possibile.

Una posizione di estraneità aprirebbe una china pericolosa: oggi estranei rispetto alle primarie, domani rispetto alle elezioni? E poi? Per questo ho trovato singolari prese di posizione di compagni dirigenti che su altri giornali hanno parlato di “libertà di coscienza”.

Proprio per il malessere che esiste fra molti compagni dico che un cattivo risultato non aiuterebbe né i lavoratori, né il partito e neppure quei compagni che, come me, si sono opposti alle scelte del congresso e che oggi lottano per una linea diversa nel partito.

Infine, voglio dire che se qualcuno nella maggioranza volesse brandire questo Odg come un randello contro i compagni o i circoli più critici verso le primarie, sono certo che la necessaria reazione verrebbe non solo dai compagni delle minoranze, ma dalla stragrande maggioranza dei militanti.

12-10-2005