Rifondazione comunista alla prova del governo Monti - Falcemartello

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La portata degli attacchi del governo Monti è nota, altrettanto nota è la santa alleanza di tutte le formazioni politiche presenti in Parlamento, aldilà dei distinguo di rito, a sostegno del governo: tutti ipnotizzati dal feticcio dei “sacri interessi” del Paese.

Apparentemente meno comprensibile è la difficoltà delle forze a sinistra del Pd a costruire una opposizione di massa.

L’opposizione di Rifondazione comunista non esce dalla ritualità. Il dibattito del gruppo dirigente di Rifondazione è tutto concentrato sull’urgenza di rientrare in Parlamento. Non è un punto irrilevante, tuttavia la strategia messa in campo dalla segreteria Ferrero mina il raggiungimento del risultato stesso.

Dal 2008 a oggi il dibattito è stato svilito sul piano esclusivamente elettoralista. L’unità a sinistra è stata strumentalizzata demagogicamente per giustificare saldature impossibili: dalla formazione della Federazione della Sinistra, alla proposta di fronte democratico con la quale si accreditava un Pd disponibile all’alleanza a sinistra. Ora siamo alla suggestione di un’alleanza con Idv e Sel sulla base del sostegno comune tributato alla mobilitazione della Fiom.

Sulla Fds è come sparare sulla croce rossa, le varie forze che la compongono non hanno assunto una posizione comune nemmeno sulle primarie dei mesi scorsi.

Le speranze che le contraddizioni in seno al Pd giungano a un punto di rottura vengono punutalmente disattese, come dimostra la diserzione di tutti i dirigenti del Pd dal corteo della Fiom, non volendosi questi mescolare ai NoTav. E sarebbero questi gli eroi dell’alleanza a sinistra?

Ma anche un fronte democratico in sedicesimi (Idv, Sel e Fds) non esiste né sul piano elettorale, né su quello politico: Idv e Sel, in particolare, hanno più volte ribadito la loro piena internità al centro sinstra e l’alleanza con il Pd. Vedi voto a favore di Di Pietro sulla pareggio di bilancio in Costituzione e la politica dell’acquedotto pugliese da parte di Vendola, dove alla faccia del risultato dei 27 milioni di voti contro la privatizzazione dell’acqua, Vendola mantiene la remunerazione ai privati del 7% caricata sulle bollette dei pugliesi.

Una crescita delle forze a sinistra del Pd, che peraltro i sondaggi in Italia confermano, sarebbe in sintonia con quanto sta avvenendo a livello europeo: il Fronte de Gauche in Francia è dato all’11%, in Grecia le tre forze alla sinistra del Pasok oltre il 40 e in Spagna vedremo il 29 marzo prossimo uno sciopero generale in un contesto di crescita anche elettorale di Izquierda unida. La socialdemocrazia è identificata come la più coerente esecutrice delle politiche liberiste della Troika, inevitabile la crisi di consenso.

Costruire un’alternativa coerente è il tema di questa epoca storica, non semplicemente conquistare voti, ma tradurre le esigenze del movimento operaio in una programma di trasformazione sociale.

Una nuova generazione di militanti e di quadri del movimento operaio ha il problema di come praticare la difesa dei propri diritti nella nuova epoca in cui lo scontro di classe è così aspro. Se il Prc vuole essere il punto di riferimento a sinistra, ha in primo luogo la responsabilità di conquistare un rapporto di fiducia verso questa militanza sulla base della coerenza dei propri obiettivi e la capacità di esprimere un punto di vista autonomo su tutti gli aspetti dello scontro politico e sindacale.

Non c’è solo il Prc, anche Sel e Idv tentano di accreditarsi nel movimento operaio sostenendo la Fiom e ponendosi come punto di riferimento politico del movimento contro il governo Monti sostenuto da una parte degli apparati sindacali.

Lo scontro con il governo sulla riforma del lavoro e articolo 18 metterà alla prova sia il sindacato che la tenuta di questo fronte.

Non siamo al 16 ottobre di due anni fa, dove la Fiom andava allo scontro con Marchionne forte del risultato di Pomigliano. Ora, per ragioni che non tocchiamo qui, quel fronte è sulla difensiva. Idv e Sel approfittano di questa crisi di strategia, per porsi come salvatori della sinistra, ma per rilanciare le sue sorti non bastano le poesie di Vendola o la demagogia di Di Pietro.

Lo spazio per il nostro partito esiste ed è determinato dalla crisi del riformismo, dalla mancanza di rappresentanza politica di un punto di vista autonomo e indipendente della classe lavoratrice.

Pensare in termini di spazio politico elettorale, facendosi orientare dai sondaggi o ancor peggio dalle ipotesi di legge elettorale, tutti fattori che non dipendono da noi, ma dai nostri avversari, decisi, peraltro, a eliminarci in ogni modo, significa condannarci alla paralisi.

Il compito di costruire il riferimento politico a sinistra non può essere sostituito da combinazioni elettoraliste. Non culliamo i nostri militanti eludendo questo problema.

La nostra area, che avrà un suo momento di dibattito nazionale il prossimo primo aprile, è decisa non solo a dare battaglia sulle proprie posizioni, ma anche a metterle in pratica. La tenuta di Rifondazione si misurerà in ultima istanza nella sua capacità di radicarsi nel conflitto e provare ad esserne espressione più avanzata. Su questa prospettiva siamo impegnati.