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Bilancio del Cpn del 13-14 dicembre
 
La riunione del Comitato politico nazionale del Prc del 13-14 dicembre si conclude con un esito politico inequivocabile: la linea assunta al congresso di Chianciano viene confermata con nettezza, il dibattito si articola ulteriormente sulla sua applicazione, mentre il progetto alternativo sostenuto dall’area Vendola (Rifondazione per la sinistra) entra in stallo.
Sul nostro sito sono pubblicati i testi integrali dei documenti votati. L’ordine del giorno finale rappresenta probabilmente la piattaforma politica più avanzata nella storia del Prc, se non da sempre, certo da molti anni a questa parte.

Quattro punti vanno sottolineati: il giudizio sul Partito democratico, che non solo conferma quanto detto a Chianciano, ma lo approfondisce alla luce degli avvenimenti di questo autunno di lotta, in particolare il movimento della scuola e lo sciopero generale, che hanno visto entrambi il Pd in una posizione estranea e intermedia fra governo e movimento: il progetto del Pd, afferma a chiare lettere il documento approvato, può affermarsi solo sulla sconfitta del movimento stesso.

In secondo luogo è fondamentale che si sia iniziato un lavoro di definizione della piattaforma del partito, nel quale a fianco di rivendicazioni di immediata urgenza, prime fra tutte il blocco dei licenziamenti, il controllo dei prezzi, la riduzione dell’orario di lavoro e il salario ai disoccupati, si affianca un ragionamento strategico sull’intervento statale, avanzando la rivendicazione della nazionalizzazione delle banche di interesse nazionale come condizione per qualsiasi serio programma di riconversione economica a fini sociali e ambientali.

Resta indubbiamente molto da lavorare, soprattutto a costruire i nessi fra piattaforma, intervento nelle lotte, rivendicazioni immediate e prospettiva generale, ma la direzione di marcia è segnata.

Terzo punto fondamentale, la questione sindacale. Si dice finalmente con chiarezza cosa sosteniamo nelle scelte della Cgil, prima fra tutte la scelta di convocare lo sciopero generale e di non firmare la controriforma dei contratti, ma con altrettanta chiarezza si indicano i pericoli derivanti sia dalla durezza dello scontro in atto, che richiederebbe una articolazione, estensione e qualificazione del conflitto che ancora non è stata messa in campo, sia dal rischio che la contraddizione ancora irrisolta fra la linea concertativa e la mancanza di una nuova linea chiaramente alternativa possa determinare infine un risucchio della Cgil stessa nella trattativa con governo e Confindustria, come già avvenuto nella vicenda Alitalia.

Si indica la necessità di un intervento attivo dei nostri militanti in questo snodo decisivo.

Infine, viene chiaramente indicato come proprio nella crisi capitalistica si debba ricostruire “una ipotesi storica, non minoritaria, di trasformazione sociale in senso anticapitalista” e la prospettiva della rifondazione comunista.

Il dibattito sulle elezioni amministrative

Assai più articolato il dibattito sulle prossime scadenze elettorali, con quattro posizioni in campo, in diverso rapporto fra loro. Prima linea di divisione, la questione del simbolo del partito. Il documento approvato prevede la presentazione del simbolo del Prc in tutti i comuni sopra i 15mila abitanti, salvo eccezioni specifiche. A questo si è contrapposto il grosso della mozione 2, che ha rifiutato di partecipare al voto (dichiarazioni di voto in questo senso del segretario pugliese Fratoianni e di Daniela Santroni dall’Abruzzo), considerando illegittimo che un organismo nazionale dia indicazioni agli organismi locali su questo terreno. Una seconda posizione è stata presentata da Raffaele Tecce (responsabile Enti Locali) e sottoscritta da altri compagni della mozione 2, proponendo l’indicazione generale di “liste unitarie della sinistra” sottolineando l’autonomia delle federazioni nella scelta.

Pur condividendo fortemente la scelta di presentare il nostro simbolo alle elezioni, abbiamo tuttavia proposto un emendamento al documento sul punto a nostro avviso cruciale delle alleanze col Pd. Il testo della maggioranza della segreteria prevede infatti come unica discriminante politica il No alla presenza dell’Udc nelle coalizioni (oltre a proporre una serie di punti programmatici). L’emendamento, presentato da Marco Veruggio (Genova) ha raccolto 31 voti favorevoli e sottolinea come l’ulteriore evoluzione a destra del Pd, la sua sempre maggiore commistione con gli interessi forti che agiscono sui territori, con le politiche di privatizzazione, sussidiarietà, di repressione securitaria, di saccheggio del territorio, renda indispensabile una battaglia di opposizione anche sul terreno dei governi locali.

Critiche a questo nostro orientamento, nel corso del dibattito, sono venute da alcuni interventi dell’area Essere comunisti, fra i quali quelli dei compagni Fucito (Napoli) e Leoni (Firenze), il quale ha criticato quella che a suo avviso è una visione semplificata delle contraddizioni che attraversano il Pd.

117 sono stati i voti a favore del documento della segreteria, 16 quelli a favore del documento Tecce, 15 le astensioni fra le quali i 9 componenti del Cpn espressione della nostra area.

Crisi dell’area Vendola

I resoconti giornalistici si sono soprattutto concentrati su due aspetti: la vicenda di Liberazione e il fatto che la sessione del Cpn di sabato pomeriggio abbia visto l’assenza quasi al completo della mozione 2, impegnata nella contemporanea assemblea nazionale dell’associazione per la Sinistra tenutasi all’Ambra Jovinelli. Un’iniziativa che se ha visto una partecipazione numerosa, ha messo però in luce la crisi profondissima del progetto di “superamento” del Prc. Balza agli occhi che mentre l’assemblea veniva gestita con una forte enfasi “basista” (interventi di tre minuti l’uno sorteggiando fra gli iscritti a parlare e nel silenzio dei leaders), il vero dibattito avveniva a colpi di interviste e dichiarazioni contrapposte alla stampa fra Claudio Fava (Sinistra democratica) e Nichi Vendola. All’oltranzismo di Fava, che chiede di fare subito un partito unico dove non vi sia spazio per l’“orgoglio comunista”, Vendola ha opposto una imbarazzata concezione “processuale” della costruzione del nuovo partito, e la richiesta un po’ patetica del “rispetto per le identità”. Il grido di “partito partito” salito ad un certo punto dalla platea e ripreso in tutti i resoconti sulla stampa la dice lunga sul grado di tensione che attraversa il processo “unitario” della sinistra “unitaria”.

Da questa crisi non può che derivare una disgregazione di quella che era la seconda mozione congressuale, che vede una diaspora fra settori (soprattutto istituzionali) che hanno già abbandonato il Prc (Firenze, Torino, Genova) senza però incidere sul corpo militante, altri che come si è visto nel Cpn, intendono comunque continuare la loro battaglia nel partito, con il grosso dell’area che entra in posizione di stallo di fronte alla evidente impossibilità di perseguire il proprio progetto fintanto che il Prc continua ad esistere.

Approvato infine anche un documento su Liberazione che ribadisce l’ovvia considerazione che il quotidiano di un partito non può avere come asse della propria linea editoriale la demolizione di quello stesso partito. Da segnalare a questo riguardo l’intervento di Rina Gagliardi (prima firmataria di un odg contrapposto sempre sul tema del quotidiano), la quale ha dichiarato che una eventuale rimozione del direttore Sansonetti equivarrebbe alla negazione della possibilità per la minoranza di condurre la propria battaglia in un contesto democratico. Si è trattato a nostro modesto avviso di un lapsus clamoroso, poiché ha confermato con candore di considerare Liberazione appunto come organo di una componente e non come organo del partito. Motivo in più per affrontare e sciogliere in tempi brevi questo nodo fin troppo aggrovigliato.

In questi mesi ci siamo adoperati senza risparmio sia nel contribuire al rilancio del Prc all’interno del movimento di massa, sia nel dibattito interno, ponendo con insistenza la necessità di investire sulla svolta di Chianciano dandole sostanza politica, strategica, programmatica. Usciamo da questa riunione convinti di avere fatto un passo nella direzione giusta e più motivati che mai a contribuire con la massima determinazione alla costruzione di quella nuova Rifondazione comunista oggi più che mai necessaria.

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