SARDEGNA – Alle urne non soffia il vento del Maghreb - Falcemartello

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Chiunque non abiti in Sardegna e recentemente ha visto Annozero, si sarà reso conto della rabbia che serpeggia in buona parte del popolo sardo.

Il 12 si terrà una manifestazione sotto il palazzo della Regione a Cagliari per protestare contro una politica che, per dirla con le parole del leader dei pastori sardi Felice Floris, “trova il tempo per una seconda guerra libica e non per risolvere i nostri problemi”. Ancora: “non abbiamo bisogno delle armi dei francesi ma bastano i nostri forconi”. Non dissimili le parole di piccoli artigiani e dei lavoratori di Eurallumina. Ma tutto, a pochi giorni da uno sciopero generale della Cgil, dove non si è fornita da parte del gruppo dirigente alcuna alternativa alla crisi economica nell’isola. Rischiano di prendere piede indipendentisti e loro politiche interclassiste. E questo perché la sinistra in Sardegna non da risposte.

 

Poco da dire sul referendum regionale contro il nucleare (eccezion fatta per qualche compagno attivo nel comitato), zero propaganda indiretta (come se potesse bastare quella del comitato, egemonizzato dagli indipendentisti), neanche un accenno nei siti dei principali candidati; niente da dire sul credito, sulle piccole imprese e sui meccanismi di Equitalia; nulla sul comparto agro-pastorale dopo essersi limitati ad accodarsi a tutte le rivendicazioni del Movimento pastori sardi (anche quelle meno condivisibili). Figuriamoci se questa sinistra dice qualcosa sulla crisi delle industrie e sulle più che dubbie riconversioni proposte dai padroni.

Tuttavia concentrarsi solo sulle elezioni non fa venir meno, anzi risalta, i limiti opportunisti dei vertici della sinistra.

A Olbia, Sel fa parte di una grande coalizione guidata dall’ex sindaco Giovannelli, fino a non molto tempo fa assiduo frequentatore di Villa Certosa (la residenza estiva del premier) e comprendente Idv, Pd, Api e Fli. Vediamo quindi come la sinistra vendoliana non esiti a collocarsi sul versante padronale senza neppure chiedere le primarie.

Al tempo stesso la Fds, anziché dar vita, seppur non per sua scelta, a un polo autonomo dalle due bande (Giovannelli e Nizzi) conseguente al pur ambiguo appello rivolto «alle forze della vera sinistra sarda, ai movimenti indipendentisti e a chiunque abbia a cuore l’interesse della città» ha dato vita a una lista che non si distingue minimamente, né nella retorica, né nell’estetica, né tantomeno nei contenuti, da una qualsiasi lista 5 stelle. Si legge nel blog ufficiale della lista: “Uniti e Liberi, Insieme per Olbia è una vera e propria lista civica che non appartiene a nessuno schieramento politico. Non è di destra ma neanche di sinistra”.

Certo non si può nascondere la difficoltà nel costruire una lista propria, derivante dalla distruzione pressoché totale delle strutture della sinistra in questa provincia (basti pensare a Giovanni Antonio Orunesu, fino a poco tempo fa dirigente di spicco del Prc e oggi candidato con Sel a sostegno di Giovannelli).

A Cagliari la non partecipazione della Fds alle primarie che hanno “incoronato” Massimo Zedda (virgolette d’obbligo vista l’astensione massiccia da parte del Pd non contenta dello sfidante, il loro ex segretario regionale Antonello Cabras), non ha prodotto uno smarcamento dall’alleanza col centro-sinistra. Non è questo lo spazio per analizzare il programma della Fds e quello della coalizione (quale verrà applicato in caso di vittoria?), semplicemente si vuole evidenziare come il candidarsi nei comuni ad amministrare ciò che rimane dai tagli di Stato e Regione faccia dimenticare tutto il resto.

Non si vuole con ciò negare la possibilità di proporre soluzioni contestualizzate all’ente locale di riferimento, ma nemmeno quella di utilizzare le elezioni come strumento per propagandare un programma politico di ampio respiro di matrice anticapitalista e nella totale autonomia dai poli classici (Cagliari) o mischiati (Olbia). Qui gli indipendentisti uniti (eccezion fatta per ProGres, gli scissionisti di Irs) coniugano il loro programma, l’autonomia dalle coalizioni e il loro obiettivo generale. A quando una sinistra autonoma e alternativa che porti tra i pastori e gli operai (e anche tra gli indipendentisti) la necessità del socialismo e della vera sovranità?