Di quale organizzazione studentesca abbiamo bisogno? - Falcemartello

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Una delle debolezze storiche del movimento studentesco in Italia è il grado insufficiente di organizzazione. Questo limite ha provocato spesso l’isolamento e la sconfitta di lotte molto combattive ma incapaci di coordinarsi a livello nazionale e talvolta anche locale. È necessario costruire un’organizzazione permanente degli studenti dotata di un programma politico contro la privatizzazione e per l’unità coi lavoratori.

 Sappiamo che i problemi essenziali degli studenti non si possono risolvere con mobilitazioni isolate e per questo stiamo costruendo i Csp (Comitati in difesa della scuola pubblica): dobbiamo dare alle lotte le gambe per camminare. Come? In quest’ultimo decennio l’Uds (Unione degli Studenti) ha preteso di ricoprire questo ruolo. Tuttavia, tale organizzazione non ha mostrato di volersi radicare nelle scuole raccogliendo attivisti sulla base di un programma chiaro ed organizzandoli in una struttura democratica.

 

“Disobbedienza” in salsa Uds

 

Il 29 novembre l’Uds ha convocato una manifestazione nazionale a Roma in coincidenza con quella dei sindacati scuola di Cgil-Cisl-Uil. Circa 20mila studenti hanno sfilato in un corteo privo di parole d’ordine. Rompevano questo silenzio i cinque sound-system disseminati nel corteo. Al termine, in stile “disobbediente”, gli organizzatori pensavano bene di mettere un’altra ora di sound-system senza organizzare alcuna discussione per spiegare le ragioni della protesta e discutere il prosieguo delle mobilitazioni. In un clima così demoralizzante e poco combattivo non sorprende che solo un migliaio di studenti abbia raggiunto il corteo sindacale.

Sempre il 29, a Bologna si svolgeva una manifestazione in difesa del tempo pieno e prolungato. Queste mobilitazioni evidenziano parzialmente l’enorme malcontento che cova tra lavoratori della scuola, studenti e genitori. Tuttavia, l’appello della Cgil  per la manifestazione ripropone i temi della collaborazione di classe tra padroni e lavoratori mentre i continui tagli ai fondi per la scuola (-20% quest’anno per il fondo ordinario) mettono la scuola pubblica sempre più alla mercé degli interessi di banche ed industrie. È scandaloso vantarsi che “le Confederazioni hanno sottoscritto un importante accordo con Confindustria per delineare scelte ed investimenti in grado di segnare diversamente la considerazione su istruzione, formazione e ricerca”.

La mescolanza di dichiarazioni apparentemente radicali (“L’Uds annuncia un autunno caldissimo”) e di manifestazioni a carattere puramente dimostrativo, slegate da lotte reali, non fa avanzare di un passo il movimento studentesco, al contrario. Infatti, se gli studenti vedono catapultarsi dall’alto manifestazioni senza obiettivi ed una strategia per vincere, prima o poi si stancano.

Secondo il Csp i cortei vanno preparati ed organizzati con discussioni e propaganda, coinvolgendo direttamente gli studenti nella definizione delle rivendicazioni e dei metodi di lotta. In questi anni è risultato chiaro che occupazioni e cortei in sé non piegano il governo. Gli studenti non producono ricchezza e così, se scioperano, non arrecano direttamente danno ai loro avversari. Ciò che fa paura al governo ed ai padroni sono invece lotte organizzate, coscienti, orientate all’unità coi lavoratori e quindi capaci di prolungarsi. L’unità studenti-operai si costruisce innanzitutto nella lotta. Per questo il Csp ha portato la propria solidarietà incondizionata agli autoferrotranvieri in sciopero.

 

Lotta contro la repressione

 

La questione della repressione fornisce un esempio di come i dirigenti dell’Uds intendano la lotta. In una società capitalista la scuola è utilizzata dalla borghesia per trasmettere ai giovani i valori e l’ideologia della classe dominante. Gli attacchi al diritto di sciopero e i nuovi repressivi regolamenti d’istituto servono ad abituare i giovani ad accettare passivamente la disciplina sociale che si troveranno in fabbrica o in ufficio. L’autoritarismo dei presidi è aumentato con l’introduzione dell’Autonomia Scolastica. Quale padrone, infatti, finanzierebbe una scuola dove gli studenti rivendicano stages pagati e sotto il controllo sindacale?

I dirigenti dell’Uds hanno gridato alla vittoria quando una recente circolare del ministero annullava una direttiva precedente che considerava le assemblee d’istituto ore da recuperare. Però, oltre a “dimenticare” che nella circolare si precisava che le assemblee non devono essere più di 4 all’anno (attaccando il diritto all’assemblea mensile), non una parola è stata spesa per dire che l’autoritarismo si sconfigge con la mobilitazione, innanzitutto per ottenere piena agibilità politica e sindacale nelle scuole. L’Uds, invece, si è contraddistinta per aver diffuso l’apoliticismo tra i giovani, ad esempio cercando spesso di vietare l’uso di bandiere politiche e di partito nelle manifestazioni. Organizzazioni come l’Uds diventano poco più che uffici legali basati sull’illusione che le proprie richieste siano sufficienti per strappare concessioni ad una qualsiasi autorità, negando centralità alla lotta.

 

Concertazione o lotta contro l’Autonomia?

 

Metodi corretti devono combinarsi con un programma corretto. La piattaforma della manifestazione del 29 novembre non dice una sola parola di critica sull’Autonomia Scolastica. Con questa formula suadente si sta cercando di privatizzare e di asservire agli interessi padronali la scuola pubblica. Addirittura, l’Uds sostiene che “l’alternanza scuola-lavoro appare uno dei modelli più efficaci”. Ciò significa non opporsi alla politica degli stages non retribuiti, fonte di manodopera gratuita per le imprese. Lottare nel 2004 per una scuola gratuita, di qualità e laica è tutt’uno con la necessità di spazzare via l’autonomia scolastica e la Parità pubblico-privato, introdotte dal centrosinistra e aggravate dal centrodestra.

Nella piattaforma dell’Uds si chiede una “Finanziaria che investa nella scuola pubblica” rimproverando il governo di mancanza di propensione al “dialogo sociale”. Se lavoratori e giovani hanno capito il carattere reazionario di questo governo, la dirigenza dell’Uds getta ancora fumo negli occhi rimpiangendo una mancata “concertazione” col governo. È invece prioritario che le lotte per l’abolizione della riforma Moratti comprendano la parola d’ordine della cacciata del governo Berlusconi.

Precarietà, aumento dei costi, repressione: nelle scuole esiste una grande disponibilità alla lotta contro lo sfascio della scuola pubblica. Il problema centrale è l’inadeguatezza delle principali organizzazioni studentesche. Obiettivo del Csp è trasformare la rabbia degli studenti in convinzione e militanza per costruire in futuro un sindacato studentesco democratico, combattivo e di classe.