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I problemi inerenti alle iscrizioni per l’anno scolastico 2008-2009 oltre ad aver riportato agli onori della cronaca l’evidente stato di degrado in cui versano gli istituti superiori pavesi, hanno evidenziato il pericoloso sviluppo e consolidamento di criteri selettivi per l’ammissione alle classi prime. All’inadempienza e all’opportunismo politico ripetutamente dimostrato dall’amministrazione provinciale di centro-destra s’intrecciano, da un lato, le logiche aziendali introdotte dall’autonomia scolastica e dall’altro pericolose dinamiche volte alla creazione di un sistema elitario che regoli l’entrata negli istituti. È l’anticipazione di un fenomeno che si sta affacciando sulla scena nazionale: l’introduzione dei test d’ingresso per accedere all’insegnamento superiore.

Le condizioni di studio per migliaia di alunni rimangono vincolate a strutture scolastiche fatiscenti in cui spesso mancano i requisiti minimi di sicurezza (basti pensare che lo scorso anno il cedimento di una parte del soffitto ha procurato il ferimento di due studentesse del liceo Cairoli).

In questi anni abbiamo constatato come l’istituzione preposta alle gestione degli edifici scolastici abbia fatto del clientelismo e dello sperpero dei soldi pubblici il proprio marchio di fabbrica.

È quindi nel solco tracciato dalla sterile linea politica della giunta Poma e nella conseguente negligenza nel predisporre un piano di edilizia scolastica che affondano le radici dell’emergenza inerente al sovraffollamento di classi ed istituti. Questa problematica assume un’importanza chiave perché costituisce la base materiale per l’introduzione di criteri atti alla selezione degli studenti che il prossimo anno frequenteranno le scuole superiori.

A tal proposito meritano grande attenzione le recenti decisioni prese dalla Conferenza Provinciale del Patto di Governance. All’incontro ha partecipato l’assessore leghista Angelo Ciocca in qualità di dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale e la quasi totalità dei presidi della provincia.

La conferenza si è conclusa con l’approvazione a larghissima maggioranza di un documento (di cui la definitiva ratifica è attesa per il 29 gennaio) che diventerà vincolante qualora gli “istituti scolastici debbano far fronte a domande d’iscrizione in eccedenza rispetto alla loro reale capacità d’accoglienza”. Le scuole pertanto dovranno dare la precedenza agli allievi residenti nel territorio provinciale e potranno accogliere gli studenti non residenti in provincia solo nel caso rimangano dei posti liberi. Tuttavia, se la quota residua di posti liberi dovesse essere inferiore alle domande d’iscrizione extra-provinciali ogni istituto potrà decidere, in via autonoma, quale criterio selettivo applicare, “test orientativo” compreso.

La genesi dell’emergenza esuberi non va infatti ricercata nelle troppe iscrizioni ma nell’assenza di adeguate strutture che possano ospitare dignitosamente l’intero corpo studentesco e garantirne il pieno esercizio del diritto allo studio.

Benché nel documento si affannino a ripetere che è “tassativamente da escludersi l’utilizzo di prove o test aventi carattere selettivo-meritocratico” è evidente che i test orientativi non potranno che espletare l’unica funzione alla quale sono preposti: selezionare gli studenti.

Lo scenario più probabile vedrà gli studenti della provincia di Pavia accedere senza particolari problemi all’insegnamento superiore, mentre gli studenti fuori sede dovranno conquistarsi a suon di test d’ingresso i posti rimanenti.

Tra le scuole che si sono rifiutate di sottoscrivere il patto di governace spicca il nome del liceo Taramelli che ha deciso di perseverare sulla strada della “meritocrazia”. L’accesso a questo liceo scientifico sarà quindi subordinato al curriculum scolastico conseguito nel corso delle scuole medie (sic!) e dall’esito di un test che dovrebbe valutare le competenze acquisite dall’allievo.

Ci sembra evidente che anche in questo caso si sta verificando una palese violazione del diritto allo studio, con l’aggravante che questa decisione trova applicazione in un settore di studenti che sta ancora assolvendo l’obbligo scolastico.

Urge infine un doveroso chiarimento: la meritocrazia in una scuola figlia di una società classista non esiste. L’appartenenza ad un ceto sociale determina infatti la possibilità di usufruire di beni e servizi e la cultura non è esente da questa selezione.

Chi pensa di risolvere il problema della mancanza di spazi selezionando gli studenti, non solo non risolve alcun problema, ma sedimenta la selezione di classe e contribuisce alla strutturazione elitaria degli istituti.  

Il Comitato in difesa della scuola pubblica non starà di certo a guardare ma lotterà per fermare questi provvedimenti indegni. Alla lotta compagni!

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