Siamo studenti, non facchini! - Falcemartello

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ROMA - Il fenomeno della “scuola-lavoro” in questi ultimi anni sta dilagando nelle scuole superiori, fondamentalmente negli istituti tecnici e professionali, dove gli studenti, in molti casi, vengono usati come pura manovalanza a costo zero.

 

Nell’ ITAS G. Garibaldi non è mai stata una novità il concetto di preside “manager”, o di scuola “azienda”, vista la posizione della scuola, inserita in una azienda agraria: la vera  novità sta nel fatto che da un paio di anni  per svolgere dei lavori dell’azienda vengono usati gli studenti, persino delle prime classi, che dovrebbero invece ricevere una preparazione teorica agli anni successivi di specializzazione. Inoltre abbiamo visto l’avvio, da parte del Preside, di accordi con esterni per lavori che non hanno proprio nulla di formativo. Un esempio eclatante, risalente a due anni fa, è la cosiddetta “settimana lavoro”, in cui per una settimana, a turno, i ragazzi delle classi terze, con la scusa di una presunta “esperienza formativa” venivano usati come veri e propri facchini in un campo militare della zona.  Quest’anno invece il lavoro a scuola viene nascosto dietro le cosiddette “giornate al frantoio”, in cui a turno gli studenti delle classi vengono usati per operazioni di carico e scarico (lavori che dovrebbero spettare per  regolamento ai clienti del frantoio) delle olive nella macchina, per sette ore al giorno senza essere minimamente retribuiti.

Eppure l’alternativa a questa “scuola-lavoro” (o, meglio, “lavoro a scuola”), che di formativo non ha nulla, non solo esisterebbe ma sarebbe praticabile con poco: la nostra scuola ha una azienda di ben 72 ettari e moltissimi laboratori tecnici, tra cui quello di agronomia e zootecnia i quali, però, sono in disuso da anni, oppure la parte dell’istituto dedicata alla  meccanica agraria, con ottime apparecchiature in buono stato ma che da molti anni è ormai chiusa. Basterebbe scegliere di risistemare i laboratori o, in alcuni casi semplicemente riaprirli, e con un ridotto investimento sarebbe possibile affrontare la parte pratica direttamente nella scuola avendo così  un’alta valenza formativa.

È centrale dunque  rivendicare che le nostre scuole siano dotate di apparecchiature, di aule specifiche e di laboratori per affrontare la parte più pratica della didattica in maniera efficace e formativa.  Se ci fosse poi davvero la necessità di una esperienza esterna alla scuola, questa deve essere davvero formativa, retribuita come stabilito nei contratti nazionali di lavoro e gli studenti devono avere tutti i diritti di cui godono i lavoratori, perché nessun padrone deve poter risparmiare sfruttando al posto di un lavoratore uno studente. Sulla questione della “scuola-lavoro” e dei laboratori noi studenti dell’Agrario vogliamo dire la nostra ed iniziare a discuterne le cause che hanno portato a questa situazione; è per questo che a Dicembre faremo un’assemblea in cui lanceremo un Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp) nella nostra scuola.

Vogliamo cominciare ad avviare un lavoro politico di discussione dei problemi che viviamo ogni giorno nel nostro istituto, ed organizzare le nostre lotte sulla base di un programma e di rivendicazioni chiare. Come dimostrato negli scioperi degli anni passati, abbiamo grandi potenzialità se lottiamo uniti per i nostri diritti.

 

18/12/2006