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Lo scorso 15 marzo la Statale di Milano è stata teatro dell’ennesimo attacco fascista nei confronti di militanti di sinistra. Questo non è che l’ultimo di una serie di episodi simili avvenuti a Milano e in Lombardia nel corso dell’ultimo anno.

La cronaca dei fatti

La mattina del 15 marzo, il Centro Sociale Cantiere ha allestito uno stand nell’atrio principale dell’ateneo per distribuire libri fotocopiati, cd e dvd masterizzati come forma di protesta contro il copyright. Contemporaneamente, l’iniziativa voleva ricordare la morte di Davide Cesare (Dax), militante del Centro Sociale Orso barbaramente picchiato e ucciso da tre fascisti poco più di due anni fa.

Subito dopo l’allestimento dello stand, un gruppetto di militanti di estrema destra ha dato il via ad alcune provocazioni con lo scopo di far cessare l’iniziativa. Al rifiuto dei compagni del Cantiere di andarsene, tre fascisti hanno risposto aggredendo due di loro a suon di tirapugni o simili. I due compagni colpiti, di 19 e 22 anni, sono stati portati all’ospedale in ambulanza. Entrambi hanno riportato traumi cranici e uno di loro ha subito anche un intervento alla mandibola. I fascisti sono riusciti a scappare dall’università e a rifugiarsi in un bar di fronte, dal quale “sono stati lasciati andare via liberamente dalla volante di Polizia sopraggiunta”, secondo il comunicato del Cantier/Globalproject Milano di martedì 15 marzo.

Questo episodio si inserisce in un clima di tensione crescente tra centri sociali e militanti di estrema destra che caratterizza la scena politica milanese ormai dall’estate scorsa. In un anno sono stati circa centocinquanta gli episodi di scontro tra organizzazioni fasciste e centri sociali o militanti di sinistra nella sola Lombardia. L’apice è stato raggiunto durante la campagna elettorale per le regionali, che ha visto il lancio di una molotov contro la sede di un comitato elettorale di An e l’incendio del Centro Sociale Vittoria per rappresaglia.

L’estrema destra rialza la testa

Le ragioni di questa escalation sono molteplici. Sicuramente la politica di attacco frontale ai lavoratori e di criminalizzazione di ogni forma di protesta portata avanti dal governo Berlusconi non può che incitare i militanti di estrema destra a tornare all’attacco. Ricordiamo tra l’altro la presenza del Presidente del Consiglio all’incontro organizzato dalla Croce Rossa lo scorso 30 marzo, al quale hanno partecipato anche Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, due tra i terroristi autori della strage di Bologna. Anche le candidature proposte dal centrodestra in occasione delle elezioni regionali si inseriscono in questo disegno di “riabilitazione” di militanti fascisti. “Ci interessa offrire posti a quella destra più destra di noi”, così ha dichiarato Ignazio La Russa durante la presentazione dell’ultimo libro del candidato di An Pasquale Guaglianone, condannato nel 1986 per associazione sovversiva e banda armata, e per aver svolto il ruolo di tesoriere dei Nar (i Nuclei armati rivoluzionari) e di custode delle armi e degli esplosivi del gruppo (tratto dall’articolo “Le liste di An…” di Saverio Ferrari).

Va poi menzionata la campagna di revisionismo che sta imperversando sia da destra sia da sinistra e che tende a dipingere fascisti e comunisti come due estremi opposti accomunati da una follia violenta senza fondamento. Assistiamo continuamente ad una rilettura storicamente falsa di temi come la Resistenza, le Foibe e il movimento rivoluzionario che ha attraversato il nostro paese negli anni ’60-’70 (per maggiori approfondimenti rimandiamo agli articoli pubblicati sul sito www.marxismo.net). La sinistra si è resa complice di questa propaganda e di conseguenza anche corresponsabile dei successi, se pur moderati, che hanno ottenuto organizzazioni come Forza Nuova e altri movimenti skinheads negli ultimi tempi.

Come battere il fascismo

Proprio un tale atteggiamento da parte della sinistra è causa di delusione e frustrazione tra diversi compagni, che a quell’esasperato moderatismo rispondono imboccando la strada dell’antifascismo militante e elitario. Se la storia del movimento operaio e di quello studentesco ci dimostrano che la lotta contro il fascismo non può basarsi né sulle istituzioni né sulla non violenza, è anche vero che l’azione di qualche avanguardia isolata non ha le potenzialità di combattere le basi concrete sulle quali si regge l’ideologia fascista, né le responsabilità che i dirigenti della sinistra hanno all’interno di questa vicenda.

Il primo passo in questa lotta è quello di spiegare, dentro e fuori dall’università, come il fascismo sia legato al sistema capitalista e come il terrorismo di estrema destra sia uno strumento al servizio della classe dominante per reprimere l’organizzazione politica e sindacale dei lavoratori e dei giovani. La difesa del diritto allo studio e la lotta contro il fascismo sono profondamente interconnesse: non esiste una destra delle aggressioni e una delle istituzioni, ma un unico strumento nelle mani di chi vuole peggiorare le condizioni di vita di noi studenti e dei lavoratori.

La nostra militanza, però, non può e non deve limitarsi a un’azione di denuncia o di controinformazione. È necessario che ogni militante si attivi e si impegni nella battaglia politica contro quei dirigenti della sinistra che prestano il fianco al revisionismo della destra.

Solo attraverso un coinvolgimento di compagni sempre maggiore nella lotta per riappropriarci delle nostre organizzazioni riusciremo ad evitare che tanti militanti onesti disperdano le loro forze in azioni isolate e potremo realmente organizzarci in massa contro il fascismo.

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