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Quale organizzazione per il movimento studentesco?


Lo scorso 18 e 19 novembre si è tenuta a Bologna la III° conferenza nazionale del Comitato in difesa della scuola pubblica (Csp) e del Coordinamento studentesco Universitario (Csu).

 

A nostro avviso si è trattato di un passo molto importante nella costruzione di una struttura studentesca nazionale capace di giocare un ruolo importante nelle mobilitazioni studentesche dei prossimi anni. Non a caso uno dei temi centrali della discussione è stato il peso che ha per il movimento studentesco italiano l’assenza di organizzazioni studentesche nazionali, radicate negli istituti e con una tradizione di lotte alle spalle.

Questa è stata una delle grandi differenze che ha permesso il salto qualitativo alla mobilitazione francese contro il CPE, che non è stata una lotta in ordine sparso di centinaia di collettivi frantumati, ma una potente offensiva capace di influenzare e spingere nella mobilitazione anche i sindacati dei lavoratori.

Nell’ultimo anno la nostra attività si è estesa a regioni dove fino a poco tempo fa nessuno ci conosceva: gli ultimi Csp sono nati in Liguria, in Toscana e in Sicilia.

Proprio a Licata i compagni hanno diretto una importante lotta contro il degrado scolastico. Una lotta analoga stanno portando avanti i compagni del Csp di Pavia, che giocano un ruolo egemone nel movimento studentesco cittadino.

Ma non basta l’organizzazione: occorrono anche un programma e dei metodi corretti. Il nostro dibattito ha visto l’applicazione di metodi profondamente democratici. Il documento è frutto degli emendamenti e dei contributi di tutte le strutture locali che aderiscono alla nostra organizzazione. Nel mese precedente alla conferenza, i Csp e i Csu hanno discusso la bozza di documento presentata dal coordinamento nazionale uscente. Il documento finale è stato votato dai delegati eletti dalle varie strutture solo dopo un lungo dibattito.

Uno dei punti più dibattuti è stata l’opportunità o meno di inserire nel nostro programma rivendicazioni chiaramente anticapitalistiche e la necessità di battersi per una società socialista.

Molti compagni hanno rilevato come in realtà la scuola o l’università non possano essere considerati compartimenti stagni, isolati dalla società. Anzi, le controriforme degli ultimi anni hanno proceduto a braccetto con gli attacchi alle conquiste del movimento operaio. Mentre il governo di centrosinistra con l’autonomia scolastica inaugurava la privatizzazione dell’istruzione pubblica, si privatizzavano (cioè si regalavano ai privati) larghe fette dell’industria e dei servizi pubblici, e così via, fino agli ultimi attacchi del ministro Fioroni.

In realtà nel capitalismo non può esistere un reale diritto allo studio. La lotta contro i finanziamenti alle scuole private è lotta contro il profitto della borghesia italiana.

Al termine della conferenza è stato eletto il coordinamento nazionale Csp-Csu, composto da 15 compagni.

 

19/12/2006 


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