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Nuovo attacco al diritto allo studio

COSENZA - A distanza di un anno arriva il nuovo, gravissimo attacco al diritto allo studio. Risale a circa una settimana fa l’approvazione, da parte del Cda, di una delibera che stabilisce (udite, udite!) il pagamento degli alloggi, fino ad ora gratuiti, anche per gli studenti idonei ma non vincitori di borsa, e per i “senza reddito”, per una cifra variabile tra i 60 e gli 80 euro.

l comitato in difesa del diritto allo studio si è mobilitato, organizzando assemblee all’interno degli alloggi universitari, e martedì 28 giugno, all’Unical, si è indetto un sit-in di protesta contro questa iniqua delibera.

Gli studenti sono riusciti ad ottenere un colloquio con alcuni dirigenti del consiglio di amministrazione, nel corso del quale si sono ascoltate le solite note parole, infarcite di tante scuse per i finanziamenti che mancano e per un budget in crisi, mentre, di fronte alla richiesta del congelamento della delibera fino a settembre, si è risposto con la proposta di un improbabile tavolo di concertazione proprio con quelle lobby e “baroncini” dell’università che costituiscono la nostra controparte.

In questa situazione emerge lapalissiano il paradosso: a pagare la falla che vede due milioni di euro in meno per le borse di studio, sarebbero proprio coloro ai quali queste borse dovrebbero destinarsi. Quando si dice l’illogicità del sistema e a pagarne le spese, ancora una volta, gli studenti!

Questo attacco colpisce ma non sorprende, né sarà l’ultimo: in prospettiva, per l’anno accademico 2005/6, si prevedono ulteriori rincari delle tasse per l’iscrizione, mentre già da quest’anno si è avuto il consueto aumento di mensa, trasporti, libri.

È un altro tassello che si aggiunge al disegno della riforma Moratti, che procede nell’opera di smantellamento del diritto
allo studio, che incombe sui ceti meno abbienti e i cui effetti si sentono moltissimo in un’università che, nel Sud, nasceva per garantire un accesso di massa alla cultura, come strumento di emancipazione.

Nel mondo dell’istruzione l’attacco diretto ai figli dei lavoratori si traduce, nella società, in un attacco al lavoro. È per questo che studenti e lavoratori devono contare sulle proprie forze e la propria capacità nel sapersi unire, organizzare e lottare.

C’è crisi e i soldi non bastano? Perché, anziché rapinare chi di soldi non ne ha, non si cercano i fondi tra i milioni di euro di prestiti a fondo perduto dati alle aziende, o dalla spesa militare, o non si incrementa il finanziamento da destinare all’università pubblica anzichè rimpinguare le casse di quelle private!

Noi ci ribelliamo.

Come spesso accade, anche in questo caso, l’adesione degli studenti alla protesta è stata spontanea e affatto inconsistente (benché siamo a fine giugno).

Tuttavia bisognerà lavorare e organizzarsi affinché a settembre si creino tutte le prospettive per la radicalizzazione e l’estensione di questa lotta e per portarla alla vittoria.

Lottiamo per la trasformazione dell’università, che sia pubblica, gratuita, di massa, e di qualità; lottiamo per la trasformazione di questa società.

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