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Il governo di destra in crisi

 

La Francia è sconvolta da un ondata di manifestazioni che non hanno precedenti almeno negli ultimi due decenni. Il movimento prende di mira uno dei dogmi del pensiero capitalista: il lavoro “flessibile”. Il governo di destra del primo ministro de Villepin ha fatto approvare dal Parlamento lo scorso 9 marzo il “contratto di prima assunzione” (Cpe).

 È un contratto che si applica a tutte le aziende sopra i 20 dipendenti destinato a tutti i giovani sotto i 26 anni, formalmente a tempo indeterminato. La conferma avviene però solo dopo due anni di prova, durante i quali il padrone può licenziare quando vuole il dipendente senza giustificato motivo. Chiaramente i contributi saranno pagati dallo Stato. È l’ennesimo regalo del governo alle imprese, insieme all’estensione del contratto di apprendistato ai giovani fino ai 14 anni, provvedimento che fa a pugni con l’obbligatorietà dell’istruzione scolastica, che in Francia si estende fino al sedicesimo anno d’età. Quest’estate era stata infine approvata una legge simile al Cpe, che contempla anch'esso in licenziamento entro due anni dall'assunzione.


La destra in Francia sta sferrando un attacco simile a quello in atto in tutta Europa, dove il futuro che si prospetta ad ogni giovane (e meno giovane) è fatto di sfruttamento ed insicurezza totale.


I giovani francesi hanno detto no. Una prima indicazione della rabbia crescente esistente nel paese l’avevamo già vista nella rivolta delle banlieue dell’ottobre scorso. Quella rivolta urlava al governo, seppur in maniera confusa, l’opposizione di masse di giovani diseredati all’aumento della disoccupazione, della povertà, dell’emarginazione esistente in tante periferie francesi.


Oggi quella rabbia assume una forma nettamente più organizzata, coinvolge non solo immigrati di seconda o terza generazione ma tutti i figli di lavoratori e li unisce al movimento operaio.

 


Trent'anni di precarizzazione


Questa mobilitazione di massa è il risultato di una frustrazione crescente, di attacchi che si sono susseguiti negli ultimi vent’anni, portati avanti sia dai governi di destra che da quelli di sinistra ai contratti di lavoro, allo stato sociale, all’istruzione.


La prima tipologia di contratto a termine per i giovani risale al 1977. Da allora, il lavoro precario è via via aumentato. Non c'è sostanziale differenza tra governi di destra o di sinistra: come in Italia, i governi progressisti non contrastano ma "governano" la flessibilità. Negli anni ottanta sono i governi dei socialista Mauroy e Fabius ad introdurre contratti (che si chiamino di "utilità collettiva" o di "Lavoro Solidarietà") che prevedono un salario pari alla metà del salario minimo, temporanei e con i contributi totalmente a carico dello stato. Ai governi di destra è spesso toccato il compito di sfondare la falla già aperta da quelli di sinistra. In alcune occasioni alcune delle misure più indigeste venivano cancellate in seguito alla proteste, come per il "contratto di inserzione professionale" introdotto dal governo Balladur nel 1993 e poi ritirato dopo poche settimane. Ma mai le mobilitazioni avevano raggiunto un livello così imponente come ora.


Una storia di precarizzazione strisciante, che ha fatto diventare la Francia la nazione con il maggior numero di contratti precari di tutti i paesi Ocse, e non hanno impedito l'aumento del numero di disoccupati sotto i 26 anni di età, che sono passati dall'11,3% del 1977 al 23% del 2005.


Goccia dopo goccia, il vaso è traboccato ed ora è diventato un mare composto da giovani e lavoratori in lotta che sembra inarrestabile.


Il 7 marzo più di un milione di manifestanti hanno invaso le strade di 150 città francesi. Il movimento è appoggiato ed organizzato dai due principali sindacati studenteschi, Unef, ma anche tutti i principali sindacati dei lavoratori hanno deciso di sostenere la protesta.


Il fatto che tanti studenti siano costretti a lavorare per mantenersi agli studi hanno aiutato il movimento a compiere un salto di qualità evidente. Le principali organizzazioni studentesche hanno superato i limiti di “studentismo” che troppe volte hanno limitato le potenzialità del movimento, e cercato, causa anche la pressione dal basso, di rivolgersi ai lavoratori, sviluppando forme di unità nella lotta.


Venerdì 10 marzo la polizia ha mostrato il suo volto più autoritario, sgombrando la Sorbona occupata a Parigi, picchiando duramente decine di studenti. Se in altri momenti una repressione del genere avrebbe potuto ottenere un effetto smobilitante sul movimento, la sua forza invece si è accresciuta.


Ieri mezzo milione di studenti, insegnanti, lavoratori precari hanno sfilato di nuovo per le vie francesi. Ormai 64 delle 84 università francesi sono occupate o in stato di agitazione. Nel corteo era stato organizzato un servizio d’ordine da parte di ogni università e liceo, con il contributo delle organizzazioni sindacali.


Ciò non ha impedito l’azione di alcuni provocatori di cui si è servita la polizia per lanciare diverse cariche a parti del corteo ed arrestare circa duecento manifestanti. Gli scontri si sono susseguiti per tutta la notte scorsa ed attorno ad alcune facoltà sono state addirittura erette barricate da parte degli studenti.

 


Unità fra studenti e lavoratori


Se possibile, questo stimolerà ancora più gente a recarsi alla manifestazione di domani a Parigi, organizzata dai principali sindacati (anche la confederazione più moderata, Force Ouvriere, si è dovuta aggregare), dove si attendono almeno un milione di persone.


Le provocazioni del governo finora non sono quindi servite a fermare il movimento, semmai a rafforzarlo. Non è un caso. I giornali del padronato in Italia parlano di giovani “conservatori” che si oppongono alla modernità. La modernità di cui “lor signori” parlano è in realtà un ritorno alle condizioni di lavoro del diciottesimo secolo, cancellando tutte le conquiste del movimento operaio degli ultimi decenni. Il padronato ha bisogno di precarizzare il mercato del lavoro per reggere la concorrenza ed aumentare i profitti, dall’altra parte Villepin sa bene che se cedesse al movimento sarebbe la fine per il suo governo. Questa è la sfida lanciata dal padronato, ed i giovani ed i lavoratori francesi si stanno dimostrando all’altezza dello scontro!


Nel corteo di ieri a Parigi gli studenti avevano alzato il tiro, non solo il rifiuto del lavoro precario, ma anche slogan come “ Villepin il tuo periodo di prova è finito” infiammavano il corteo.


Questo dovrebbe essere lo sbocco naturale per la vittoria del movimento: che assieme al Cpe venga affossato pure il governo


La direzione di Psf e Pcf hanno appoggiato la protesta, ma non offrono una prospettiva di questo genere, si limitano ad aspettare le elezioni presidenziali del 2007. La candidata più quotata alla presidenza all’interno del Psf sembra essere Segolene Royal, moglie del segretario del Psf, Holland. Incarna la faccia più moderata del partito, cita continuamente Tony Blair come modello e non a caso non si è finora espressa sul Cpe.


Lo sviluppo del movimento francese rivela come questi dirigenti siano lontani anni luce dalle aspirazioni delle masse. Non è stata una piattaforma moderata a far scendere in piazza le masse, ma il rifiuto non solo del Cpe ma di tutti i contratti a termine. Allo stesso tempo, queste mobilitazioni hanno dimostrato come il movimento studentesco può crescere se è organizzato a livello nazionale, non frammentato in tante piccole realtà locali non comunicanti fra di loro, e se fin dall’inizio cerca l’unità con i lavoratori.


Dal no al referendum sulla costituzione europea nel maggio scorso, passando dalla rivolta nelle banlieue fino ad arrivare allo sconto di questi giorni sui Cpe, i giovani e i lavoratori francesi stanno imparando attraverso la lotta molte lezioni. La principale è che la crisi del capitalismo mette a repentaglio l'esistenza stessa di milioni di persone e che solo un programma rivoluzionario che porti all’abbattimento del sistema capitalista potrà garantire una vita decente a tutti gli oppressi.

 

17 marzo 2006.

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