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L'editoriale de La Riposte, il giornale dei marxisti nel Pcf

La campagna del Front de Gauche per le elezioni presidenziali è stata un successo. Il risultato di Jean-Luc Mélenchon (11,1%) è quasi sei volte superiore a quello del candidato del Partito Comunista nel 2007.

Ma il significato storico di quanto accaduto va ben oltre il voto. Gli incontri, massicci ed entusiasti, che abbiamo organizzato durante la campagna, sono stati di una grandezza senza precedenti in Francia dal 1981. Oltre agli attivisti del FdG, hanno mobilitato centinaia di migliaia di attivisti sindacali, lavoratori e giovani. Il coinvolgimento dei militanti del PCF e del Parti de Gauche è stato esemplare. Le loro idee, la loro energia e la loro azione sul campo - affissioni, diffusioni porta a porta, manifestazioni, assemblee cittadine, ecc. - sono stati dei fattori determinanti per il risultato ottenuto.

 

 

Il contesto economico e sociale

La produzione ristagna. La disoccupazione è aumentata in maniera massiccia. Il deficit commerciale - 75 miliardi di euro - non è mai stato così notevole. Il debito pubblico è superiore a 1700 miliardi di euro, il che significa che lo Stato non può intervenire per stimolare l'attività economica. Il debito aumenta ogni anno di circa 150 miliardi di euro. La Francia è sulla stessa via della Grecia e della Spagna, quella che porta al fallimento.

I capitalisti non hanno alcuna soluzione per questa crisi, dal momento che ne sono la causa. Anzi, la fanno pagare ai lavoratori imponendo regressione sociale a tutto spiano. Le mobilitazioni sindacali - in particolare quelle del 2010 contro la riforma delle pensioni - non hanno fatto fare marcia indietro al governo. Con l'avvicinarsi delle elezioni, i lavoratori si sono quindi rivolti alla politica per trovare una soluzione. Questo spiega, in parte, il successo del FdG.

Ma nonostante il disastro sociale provocato dal capitalismo, la campagna non avrebbe mai avuto lo stesso impatto con un candidato meno combattivo. Questa è la prima grande lezione di questa campagna elettorale. Mélenchon ha condotto una campagna vigorosa e militante: ha sostenuto e valorizzato i lavoratori in lotta indicando chiaramente l'avversario, il capitalismo; ha risposto punto per punto alle idee reazionarie di Sarkozy e Le Pen; ha difeso un programma che, nonostante i suoi difetti, era l'unico che mirava a difendere e migliorare le condizioni di vita delle massa popolari. Mélenchon ha cercato di convincere i lavoratori della propria forza, di dare loro fiducia in se stessi, di incitarli all'azione e alla resistenza. Lo slogan "Prendete il potere!" comunicava anch'esso una fiducia nella classe operaia e nella sua capacità di imporre un cambiamento fondamentale. E questo approccio militante e audace ha pagato.

Avendo affermato che non avrebbe partecipato a un governo socialista, tenuto conto del suo programma, il candidato del FdG ha inviato un messaggio il cui impatto è stato particolarmente forte nelle file del sindacato Cgt. Ai tempi del governo Jospin, il Pcf ha perso decine di migliaia di militanti, tra cui un gran numero di iscritti alla Cgt, disgustati nel vedere ministri comunisti approvare  privatizzazioni e altre misure regressive. Questi compagni si erano rifugiati nel sindacalismo. Ma la campagna di Mélenchon li ha riportati alla politica.

 

Le prossime lotte

Francois Hollande e il suo governo "socialista" ereditano tutti i problemi economici e sociali presenti sotto Sarkozy. E davanti a loro si erge una realtà implacabile a cui non si può sfuggire: è impossibile prevenire il declino sociale senza affrontare la causa principale frontalmente, vale a dire l'attacco soffocante della classe capitalista sull'economia del paese e del continente europeo. L'alternativa al combattimento è la resa. E quali che siano le intenzioni soggettive di Hollande - il suo desiderio o la volontà di fare meglio di Sarkozy – non saranno ammesse “terze vie”. Non possiamo mantenere un sistema in declino e al tempo stesso evitarne le conseguenze sociali.

Molto prima del voto del 6 maggio, Hollande aveva tranquillizzato i gruppi capitalistici, spiegando loro con franchezza che non avrebbero avuto di che temere dal suo governo. Nel contesto attuale, un governo che limita la sua azione a ciò che è conforme agli interessi dei capitalisti, si vedrà costretto, per forza di cose, ad adottare una politica di regressione sociale. Questo è ciò che impone la legge del profitto. Accettare il capitalismo equivale ad accettare le leggi che ne governano il suo funzionamento. Le speranze riposte in Hollande da parte di chi lo ha portato al potere saranno rapidamente deluse. Hollande diventerà impopolare come Sarkozy e anche di più, perché le sue concessioni alla classe capitalista non attenueranno l'ostilità della destra nei suoi confronti. E al tempo stesso perderà la propria base sociale.

Di questa situazione beneficeranno in termini elettorali l'Ump (il partito di Sarkozy) e il Front national. Ma sul piano sociale si costringerà la classe operaia ad entrare in azione. I principali sindacati - in particolare la Cgt - si troveranno in prima linea nelle lotte. Il FdG, che attualmente non ha portato sotto la sua bandiera che la parte più cosciente e militante del movimento operaio, potrebbe diventare il punto di riferimento di tutte le forze sociali in lotta.

 

La discussione sul programma

Si aprono quindi delle grandi prospettive davanti al FdG e ai partiti che compongono questa alleanza. E queste prospettive ci costringono a valutare criticamente il nostro programma. Al Pcf, la pubblicazione di L'Humain d'abord (il programma del FdG) ha posto la questione del nostro programma al centro della discussione come non si vedeva dal Programme Commun degli anni '70. Tra i comunisti, come senza dubbio tra gli attivisti del Pg, non c'è unanimità su tutti i punti del programma. Sarebbe sorprendente il contrario. Inoltre non è stato presentato come completo e immutabile, ma come una prima traccia suscettibile di essere migliorata e modificata per mezzo di una discussione democratica. Questa discussione deve proseguire. Non è stato presentato il più completo ed immutabile, ma come un primo progetto potrebbe essere migliorato e modificato in favore di una discussione democratica. Questa discussione dovrebbe continuare.

L'Humain d'abord registra dei progressi rispetto all'estrema timidezza del programma portato avanti dal Pcf nel 2007, il quale non conteneva nessuna nazionalizzazione e nessun altro provvedimento significativo contro la proprietà capitalista. Ma il programma del FdG ha un grave difetto: non difende in maniera esplicita la rivendicazione dell'abolizione del capitalismo e l'instaurazione del socialismo. In questo modo, le stesse pressioni che verranno esercitate contro il governo "socialista", vivrebbero anche contro un governo del FdG. L'Humain d'abord rappresenta un tentativo di risolvere i problemi creati dal capitalismo all'interno del suo stesso sistema.

Nell'intervista rilasciata a La Riposte, Jean-Luc Mélenchon ha sottolineato la necessità di affrontare i mercati finanziari. Questo è assolutamente corretto. Senza ciò, la lotta per cambiare la società è impensabile. Ma in questo caso, il nostro programma non deve perdere di vista il fatto che le ingenti somme scambiate nei mercati finanziari sono state accumulate attraverso la proprietà privata dell'industria, dei trasporti, delle banche, delle assicurativo, della terra e delle risorse naturali in generale. Sarebbe del tutto illusorio immaginare una possibilità di vittoria contro la finanza senza affrontare alla radice il potere finanziario della classe capitalista.

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