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Cresce il malcontento sotto il governo Jospin

La vittoria della sinistra in Francia alle elezioni del 1997 è stata un prolungamento sul piano politico dello sciopero generale del settore pubblico che bloccò l’economia francese per le ultime 6 settimane del 1995. Allo stesso tempo questo ha portato un colpo molto pesante ai partiti di destra (gollisti, liberali e Fronte nazionale) che ora sono come non mai spaccati e in preda a scissioni.


Alle elezioni europee ci saranno 6 o 7 liste di destra! Il governo Jospin, che include ministri del partito comunista, dei verdi e del Movimento dei cittadini, è stato eletto sulla base di un programma che prevedeva punti come le 35 ore senza perdita di salario, un piano di lavori pubblici per assumere giovani senza lavoro, la regolarizzazione dei sans-papiers…

Resi più esigenti dalla gravità della situazione e più diffidenti dalle delusioni dei precedenti governi di sinistra (81-86 e 88-93) i giovani e i lavoratori non hanno accordato carta bianca ai loro dirigenti politici e sindacali. Oggi la popolarità di Jospin è in calo visti gli scarsi risultati ottenuti contro precarietà e disoccupazione.

La legge sulle 35 ore

La vicenda delle 35 ore mostra chiaramente le contraddizioni in cui si dibatte il governo.

Da come stanno trattando la questione delle 35 ore è chiaro che questa linea non è efficace. La nuova legge dice infatti che bisognerà concludere gli accordi entro il 2.000 lasciando libertà alle parti di negoziare. Questo ha aperto la via a una contro offensiva padronale a cui i dirigenti sindacali stanno rispondendo molto debolmente. In vari settori come le banche, la distribuzione, il tessile e l’edilizia i padroni hanno cancellato i precedenti accordi attraverso l’annualizzazione dell’orario di lavoro, i sabati e le notti lavorativi e una maggiore disponibilità per il lavoro straordinario. In caso di rifiuto dei lavoratori e dei sindacati è stata usata più volte la minaccia della disoccupazione. Tutto questo mentre molti accordi non prevedono nemmeno un aumento dell’impiego: vengono infatti mandati migliaia di lavoratori in prepensionamento in cambio di poche assunzioni a tempo pieno, preferendo i padroni assumere giovani a tempo parziale o determinato.

Finora sono stati conclusi circa 2.000 accordi (che coinvolgono circa 200mila lavoratori) e i nuovi posti di lavoro secondo il governo sarebbero 15.000. Il punto è che il governo vuole salvare capra e cavoli: non peggiorare i conti delle aziende e realizzare la riduzione d’orario senza riduzione di salario. Ciò si può fare in un solo modo: aumentando la flessibilità dell’uso della forza lavoro. Era quello che volevano fare alla Citroen-Peugeot (volevano rendere obbligatorio il lavoro al fine settimana) ma, sotto la pressione dei lavoratori, i dirigenti sindacali sono stati costretti a rifiutare l’accordo.

Le 35 ore così concepite stanno permettendo ai padroni di aumentare la produttività delle loro industrie a scapito del livello di vita e dei diritti sindacali di milioni di operai.

Il governo ha previsto anche grossi incentivi per le imprese che firmano gli accordi, da aggiungere al fatto che con la flessibilità una azienda di 100 o più operai può già guadagnare anche con 35 ore.

Il risultato finale di questa politica, peggiorato dalla scarsa combattività dei dirigenti sindacali a livello nazionale, è la crescita imponente di lavori instabili, part-time e a tempo determinato.

Oltre a questo i padroni possono intascarsi gli incentivi previsti dal governo per le aziende che chiudono un accordo: una vera manna dal cielo visto che questi soldi provengono dalle tasse, pagate maggioritariamente dalla classe lavoratrice!

Le privatizzazioni

L’altro asse della politica di Jospin è stato quello delle privatizzazioni. Possiamo constatare che la quantità di privatizzazioni portate avanti da Jospin in campo industriale e bancario è superiore a quelle concluse complessivamente dagli ultimi due governi di destra.

Le ultime vittime sono state L’Elettricité de France e Aerospatiale che è tra i più importanti complessi militar-industriali europei ed è stato svenduto al gruppo Dassault di Lagardere. Sempre ultimamente il ministro comunista dei trasporti Gayssot si diceva felice di "poter portare avanti personalmente la privatizzazione di Air France"! Facendogli eco R. Hue, segretario del PCF, ha detto che per i comunisti le privatizzazioni "non sono più un tabù".

Questa politica sta aggravando la situazione sociale francese: 3 milioni sono i disoccupati "ufficiali" su forse 4-5 milioni reali mentre la precarità si sta diffondendo velocemente.

Nel 98 sono stati censiti 650mila lavoratori interinali con un aumento del 20% sul 97. Mentre ci sono 60mila edili disoccupati, circa 2 milioni di persone sono senza alloggio o mal alloggiate! La povertà fra i giovani è raddoppiata negli ultimi 10 anni e le associazioni di carità che offrono pranzi caldi sono piene di richieste.

Cosa succederà quando la recessione economica colpirà anche la Francia.

Il governo Jospin è seduto su un vulcano e la crisi sociale spinge anche settori intermedi della società come bancari, giovani medici o piloti di Air France a lottare adottando i metodi classici della classe operaia.

Pesanti attacchi all’istruzione pubblica hanno portato migliaia di studenti e professori nelle strade a protestare. Il ministro dell’educazione Allegre sta cercando di introdurre leggi che permettano alle imprese di entrare nelle università come primi contribuenti.

Quali prospettive?

Scoppiano scioperi un po’ dappertutto, il 70% di essi portano a una immediata soddisfazione, parziale o totale, delle rivendicazioni espresse dagli operai.

Sulle basi della ricca esperienza di lotta negli ultimi 5 anni e delle sue tradizioni rivoluzionarie la classe lavoratrice francese si prepara a una nuova esplosione sociale, simile o anche più ampia di quella del ‘68. Un futuro eventuale governo di destra che cerchi di imporre il suo programma potrebbe essere la miccia che farà esplodere la situazione.

Il partito comunista e il partito socialista vedono crescere malcontento e opposizione nella loro base che non digerisce la politica del governo. I prossimi anni vedranno questi processi accentuarsi.

La crescente presa di coscienza politica dei giovani e dei lavoratori, che vediamo tra l’altro in quel 65% di supporto minimo che da anni, ogni movimento di protesta, riceve dalla popolazione, sta sottolineando il bisogno che i partiti di sinistra rompano con politiche procapitaliste ed adottino un programma che metta all’ordine del giorno la trasformazione socialista della società.

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