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Bilancio di una campagna con molte ragioni e pochissimi amici


A un certo punto Epifani ci ha illuminati: “Se vince il no cade il governo”; poi ha ritrattato per darci una versione più esoterica: “Nessuno sa cosa può succedere”.

È stato chiaro fin dall’inizio che la campagna per il No nel referendum sugli accordi del 23 luglio sarebbe stata tutta in salita e che ci si sarebbe trovati in pochi sul fronte.

Non pochi compagni si sono stupiti quando il dipartimento nazionale lavoro del Prc ha prodotto un volantino che si concludeva con l’infelice frase “Fate sentire la vostra voce partecipando in massa al referendum indetto da Cgil, Cisl e Uil, ed esprimendo liberamente con un Sì o un No il vostro parere sull’accordo.”

Tempestati dalle critiche, al nazionale corrono ai ripari e la frase viene tolta. Resta la critica al referendum, ma nessuna indicazione di voto. D’altra parte non poteva essere diversamente nella misura in cui il Comitato politico nazionale del partito, il 6 ottobre scorso, ha votato contro un ordine del giorno presentato dalle minoranze per promuovere il no al referendum.

Un esempio dell’approccio contraddittorio del partito riguardo al voto è venuto fuori ampiamente quando la federazione di Firenze ha fatto proprio un volantino per il No prodotto dal circolo di Novoli (Fi), mantenendo tutto il testo tranne le parti in cui si faceva riferimento al referendum.

Il dibattito nel partito è stato serrato ovunque. Per quanto questo gruppo dirigente si sforzi di subordinare il corpo del partito alle esigenze del governo e dei giochi diplomatici della “cosa rossa”, è ancora un organismo vivo che resiste e si oppone allo sradicamento della sua base operaia.

A Caserta i compagni della nostra area hanno presentato un ordine del giorno, riprendendo quello presentato a livello nazionale, nel comitato politico per schierare la federazione per il No che è finito sotto per soli due voti, a Napoli un ordine del giorno analogo ha ottenuto il 25% dei consensi, trovando tutto il fronte operaio a sostegno della battaglia: dal circolo dell’Ansaldo, a quello delle fabbriche di Pomigliano; la segreteria provinciale ha tentato di dissuadere i compagni dal fare la campagna, ma inutilmente.

A Milano e Roma. il deputato e responsabile nazionale lavoro del Prc, Maurizio Zipponi è stato bersagliato di critiche. In risposta il compagno è riuscito a sostenere che non può essere Rifondazione a dire cosa devono fare gli operai, i quali permeati dall’antipolitica potrebbero fare il contrario rispetto ai nostri consigli. Imbarazzante.

Il fatto che i dirigenti confederali avrebbero schierato tutte le loro risorse per imbavagliare chi era per il No era scontato.

Viceversa, dopo il No del Cc della Fiom, che è stato di fatto il riferimento più importante, ben poco è stato fatto per rispondere in modo organizzato alla massiccia propaganda in favore dell’accordo. Lavoratori e delegati si sono spesso ritrovati soli.


Davanti alle fabbriche


Nonostante tutto questo, laddove si è organizzata una campagna di volantinaggi e assemblee per il No, la reazione dei lavoratori è stata positiva, si è aperto un dibattito vero. La nostra rivista ha fin da subito sostenuto attivamente la scelta della Rete 28 aprile di promuovere il No al referendum. In alcune realtà questo ha significato che circoli di Rifondazione volantinassero a loro volta davanti ai luoghi di lavoro, altrove come a Parma, a Crema, a Pavia i Giovani Comunisti erano presenti come struttura e ovunque le strutture del Prc si sono mostrate indisponibili, i compagni hanno usato il materiale della Rete 28 aprile o i volantini prodotti dalla nostra redazione.

In meno di tre settimane, abbiamo coperto un centinaio di luoghi di lavoro e decine di mense aziendali.

A Parma i compagni hanno ricevuto la richiesta dei dirigenti locali della Rete 28 aprile di andare a volantinare davanti alle fabriche più “difficili” dove il settore moderato della Fiom lavora per insidiare l’influenza della sinistra. Alla Sidel Simonazzi, alla Tep (azienda dei trasporti), così come nelle altre realtà, siamo stati accolti molto bene dai lavoratori che non avevano avuto fino a quel momento la possibilità di conoscere le ragioni del no. Anche all’Althea, settore agro-alimentare, discorso analogo: l’intervento dei compagni parmensi è stato decisivo nel raggiungimento del 35% di No al referendum, uno dei risultati migliori del settore.

A Firenze, anche grazie a questa campagna sta prendendo avvio la costituzione a livello provinciale di un nucleo della Rete 28 aprile. Oltre ai volantinaggi davanti alle fabbriche, i compagni hanno aperto uno sportello informativo presso il centro sociale Cantiere Cienfuegos. Una lavoratrice della Tim di Cadenzano sulla base del materiale raccolto in quella sede ha fatto un intervento nell’assemblea di lavoro ottenendo la vittoria del No. A Genova, dove la Rete è ai minimi termini, abbiamo volantinato davanti all’Ilva, alla Fincantieri e abbiamo fatto la campagna con i portuali, entrando con loro nel porto a diffondere il materiale. Anche a Trieste un gruppo di lavoratori della Fincantieri insieme ai nostri sostenitori sta puntando alla costituzione della Rete a livello locale. All’Ima di Bologna, 1500 dipendenti, dove predomina il settore più moderato della Fiom, otto delegati Rsu hanno sottoscritto un volantino per il No e nelle assemblee dove sono riusciti ad intervenire, il Sì ha vinto ma per poche decine di voti.

A Modena la Rete 28 aprile ha iniziato la campagna promuovendo un appello per il no e per la partecipazione alla manifestazione del 20 ottobre a Roma che ha raccolto 52 firme fra delegati e lavoratori. Per la prima volta dalla sua nascita, grazie a questa campagna, la Rete di Modena vede la possibilità di allargare la sua influenza oltre la Fiom.

Sono stati fatti volantinaggi davanti alla Panini, alla Simint (tessile), Inalca (gruppo Cremonini – settore alimentare), oltre a fabbriche metalmeccaniche, come la Ferrari, Fiat Cnh, Rossi Motoriduttori, Terim, ecc.

Ovunque è stata fatta un’iniziativa per promovere il dibattito con entrambe le posizioni davanti e dentro i luoghi di lavoro, il No acquisiva consensi.


Organizzare il conflitto


Certamente se Rifondazione, avesse messo a disposizione i suoi militanti e tutte le risorse del partito per promuovere attivamente il No, oggi molto probabilmente avremmo un risultato del referendum molto diverso.

Un ultima nota vogliamo dedicarla alla cosiddetta “consultazione precaria”. Potremmo liquidarla come un’inutile pensata avente come unico scopo quello di avere un po’ di spazio sui giornali, ma non è stato così. I Giovani comunisti hanno promosso laddove avevano militanti disponibili questa consultazione con tanto di seggi e schede elettorali davanti ai call center, ai centri commerciali, alle scuole, ecc. Secondo Francesco Caruso, deputato Prc, hanno votato 118.202 persone, di cui l’86% si è schierato contro il protocollo. Nella sua dichiarazione alla stampa, Caruso si lamenta del fatto che i segretari confederali lo abbiano snobbato al momento della consegna “simbolica” delle schede. Strano, avrebbero dovuto ringraziarlo. Grazie a questa bella trovata sono stati sottratti attivisti, risorse importanti, da mandare davanti ai luoghi di lavoro per invitare a votare No al referendum vero. La consultazione precaria è stata un vero e proprio sabotaggio del No.

Ringraziamo tutti i nostri sostenitori che insieme ai volantini per il No hanno portato davanti ai luoghi di lavoro anche la nostra rivista permettendoci di essere più conosciuti e di allargare ulteriormente la nostra cerchia di sostenitori. La scorsa primavera, nel corso della campagna contro lo scippo del Tfr, in poco più di quattro mesi avevamo diffuso in 114 luoghi di lavoro circa 770 copie della rivista. Nei pochi giorni di campagna per il No siamo arrivati, in base a dati ancora parziali, attorno a 250 copie diffuse nelle aziende. Siamo certi che i lavoratori apprezzano la nostra continuità e l’impegno a mantenere stretto il legame fra la classe operaia e la nostra battaglia politica ed è per questo che non viene meno il loro sostegno.

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