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All’Atm di Milano vince il NO al Protocollo del 23 luglio. Con circa il 53% di preferenze i tranvieri hanno espresso la loro contrarietà agli ulteriori peggioramenti previsti nell’accordo sul Welfare, che si vanno a sommare ad una situazione per niente migliorata dagli scioperi selvaggi del 2003/2004.

La media dei votanti è stata di oltre il 50% dei circa 8500 dipendenti aventi diritto. Un dato comunque importante se si considerano le modalità con cui è stato organizzato il voto: non su tre giorni (8, 9 e 10 ottobre) come previsto dallo stesso regolamento di Cgil-Cisl-Uil, ma da deposito a deposito è stato scelto di far votare, in alcuni casi, anche per solo un giorno, tagliando così fuori molti lavoratori che, non guardando le bacheche aziendali, si sono affidati solo ai termini diffusi dai mezzi di comunicazione. Anche per la preparazione delle assemblee i delegati maggiormente fedeli ai vertici sindacali hanno fatto orecchie da mercante coi lavoratori evitando spesso l’argomento per far si che ci fosse una scarsa partecipazione. Contro chi pensa o vuol far credere che i lavoratori non si interessano alle scelte politiche di governi e sindacati, è importante rilevare che lì dove erano presenti i sostenitori del NO, attraverso volantinaggi fuori dai depositi o attraverso gli stessi compagni che vi lavorano dentro, si formavano dei veri e propri capannelli di discussione in cui emergeva chiaramente la necessità di vederci chiaro.

Per questo motivo, il caldo clima tra i tranvieri è emerso già in tutte le assemblee, in cui molti degli interventi si sono espressi con toni di forte critica alle modifiche previste nel Protocollo, soprattutto rispetto a quelle sulla riforma pensionistica. Delegati e funzionari che hanno vivamente difeso le ragioni del SI, si sono dovuti scontrare con accesi moniti dei lavoratori che in più occasioni li hanno messi a tacere!

Significativo è stato anche il ‘ruolo’ svolto da giovani delegati, soprattutto della Cgil, che pur non propagandando le ragioni del NO, per nulla hanno contribuito a convincere i lavoratori a votare SI. Questa è la dimostrazione che il cambio generazionale all’interno della RSU, come spesso accade, non segue la continuità delle scelte adottate dai vertici sindacali, che negli ultimi anni hanno contribuito ad apportare seri peggioramenti alle condizioni lavorative, salariali e di vita.Il NO non solo in ATM vince, ma stravince in depositi importanti, avanguardia delle lotte ‘selvagge’, come Giambellino, che vede l’89% dei lavoratori schierato contro l’Accordo, i macchinisti della Metro 1 (73% per il NO), Teodosio (61%), per citarne alcuni. Questo voto esprime ancora una volta che in Atm, dove prevale una forte sindacalizzazione, non è sufficiente una semplice conta delle tessere. E’ un chiaro messaggio di protesta verso Cgil-Cisl-Uil che compattamente accettano di mantenere i tranvieri a 800 euro al mese, con contratti precari e ritmi di lavoro esasperanti; che avallano lo scorporo di intere linee, svendute ai privati, come è il caso dei depositi di Trezzo e Monza, in cui non a caso il NO prevale rispettivamente con il 77% ed il 72%.

Di tutto questo, nel prossimo periodo, i vertici sindacali dovranno tenere conto. Oggi il malcontento di esprime attraverso un voto, ma, come già dimostrato in passato, non si può pensare che la pelle dei lavoratori sia flessibile all’infinito. Ancora una volta, uniti in un solo grido, diciamo basta alle scellerate politiche di questi signori, è ora di cambiare!

 

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