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Il caso Cpl Concordia occupa giornali e televisioni nazionali da più di un mese ormai. Si tratta di uno dei peggiori scandali di corruzione degli ultimi anni. E il fatto che ad essere coinvolta sia una importante cooperativa emiliana suscita ancora più scalpore.

La coop della provincia modenese, attiva nel settore della costruzione e gestione di reti energetiche, è un vero e proprio colosso del settore, con 70 società sparse per tutto il mondo e un fatturato di 415 milioni di euro. Una coop “rossa” fondata nel 1899 che finanzia le campagne elettorali di molti esponenti del Pd emiliano, oltre alla fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema (parecchi soldi, oltre all’acquisto di libri e vino in quantità industriali).

Stando a quanto si è letto sugli organi di informazione, i dirigenti di Cpl finiti in carcere hanno messo in piedi un sofisticato sistema corruttivo. In cambio dell’importante appalto relativo alla metanizzazione di Ischia, venivano concessi i subappalti dei lavori ad aziende del luogo legate a Giosi Ferrandino, sindaco Pd dell’isola, e alla sua cricca di amici e familiari; a completare il pagamento della mazzetta arrivavano poi i soldi delle consulenze fittizie e delle finte società di scopo costituite per intercettare i finanziamenti pubblici.

Ma c’è anche di più, un noto boss casalese ora “collaboratore di giustizia” ha dichiarato ai pm: “Devo dire che noi abbiamo trovato terreno fertile con le imprese, anche grandi, che venivano da fuori zona e prendevano appalti. Quando ci siamo presentati per esempio a trattare con la Concordia per la realizzazione della rete del gas, abbiamo trovato facilmente un accordo nell’interesse di tutti”. Parole che rivelano chiaramente i rapporti consolidati con le cosche campane.

Insomma, un quadro davvero poco edificante che crea non poco imbarazzo al binomio Pd-Legacoop.
Questa vicenda ci fornisce la prova ulteriore dell’integrazione totale delle cooperative nel sistema capitalistico. Le logiche che le governano sono infatti le stesse delle imprese private, corruzione compresa. A parlare di “valori della cooperazione” sono rimasti proprio i dirigenti Pd e Legacoop (in molti casi le stesse persone) che attraverso le cooperative hanno creato un sistema affaristico che frutta quattrini a manager e politici, nonché il controllo pressoché totale dei servizi dati in appalto pubblico.

A questo punto ci chiediamo cosa sarà di Cpl Concordia, visto che esiste il rischio concreto che l’effetto dello scandalo comporti una perdita di posti lavoro. Non basteranno di certo cambiamenti di facciata come il rinnovo del consiglio d’amministrazione! Al di là di come finirà nei tribunali, sono i lavoratori – tutti i lavoratori, non solo i soci-lavoratori – a dover prendere l’iniziativa per impedire che si scarichino su di loro le colpe del gruppo dirigente.

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