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Recensione

Le lotte dei facchini del Si-Cobas contro il sistema di sub-appalti di Granarolo, lo sciopero dei lavoratori di Coop Estense indetto dalla Filcams-Cgil per il rinnovo del contratto aziendale e tante altre vertenze locali hanno mostrato a milioni di persone che cosa è diventato il “sistema Coop”.

Una macchina gerarchica intenta a macinare profitti e scalate finanziarie più o meno riuscite – ricordiamo Consorte e l’assalto alla Bnl coi “furbetti del quartierino”? –, continuando però a millantare una diversità etica rispetto alle imprese private ed una continuità coi valori – di solidarietà proletaria, aggiungiamo noi – che animavano le cooperative alle origini.
Il libro di M. Frau fornisce elementi di conoscenza utili per approfondire l’analisi. Diciamolo subito: le sue “confessioni” da ex alto dirigente NovaCoop – la branca piemontese della grande distribuzione targata Lega Coop – “pentitosi” dopo che nel 2006 divenne il parafulmine per affari immobiliari andati male nel torinese (Spina 3) sanno di ripicca. Restano tuttavia “confessioni” che, al di là delle intenzioni soggettive del loro autore, sono utili per vedere la realtà con meno camuffamenti ideologici.
Per sostenere la sua tesi sulla finanziarizzazione del movimento cooperativo, Frau ricorda che i bilanci delle “nove sorelle” – le maggiori cooperative di distribuzione dell’arcipelago Lega Coop – sono ormai quasi equamente ripartiti tra i proventi lordi delle vendite di alimentari e l’attività, agevolata dalla legislazione sulle cooperative, di sportello bancario (12 miliardi e 110 milioni di euro raccolti nel 2009); Coop Consumatori Nordest, Unicoop Tirreno Unicoop Firenze, Coop Centro Italia e Coop Lombardia, addirittura, ricavano dal risparmio ottenuto tramite i prestiti sociali dei propri soci-clienti più denaro che dalla vendita al dettaglio. Come vengono investite queste ingenti somme di denaro? Per circa il 70 per cento sono dirottate su prodotti finanziari quali obbligazioni, titoli di Stato, fondi comuni, polizze assicurative, oltre a partecipazioni in società controllate o partecipate da Lega Coop come Unipol gruppo finanziario o Unipol Banca, senza dimenticare l’ingresso nelle farmacie comunali in via di privatizzazione o gli investimenti in banche “amiche politicamente” come Mps di Siena o Banca Carige. Ovviamente, l’investimento finanziario è di per sé rischioso e può capitare – è il caso di Unicoop Firenze – che centinaia di milioni di azioni di Mps si svalutino mettendo a rischio la tenuta della cooperativa medesima. In origine, quando le Cooperative producevano utili, questi venivano in misura non marginale redistribuiti tra i soci o utilizzati per abbattere i prezzi di vendita. Oggi il cosiddetto ristorno è quasi nullo – in Coop Estense e Coop Adriatica è stato lo 0,3% del fatturato nel 2007 – e, in aggiunta, stipendi e buonuscite dei dirigenti sono stellari, tra il mezzo milione ed il milione di euro. Sul taglio dei costi del lavoro, infine, le grandi cooperative stanno estendendo l’appalto di crescenti porzioni del processo lavorativo, scaricando sui lavoratori delle cooperative spurie gran parte del recupero di competitività.
Sulle soluzioni, Frau partorisce il topolino. La sua idea è di concentrare maggiormente il settore cooperativo, come venne fatto negli anni ’60 del Novecento quando il controllo sulle cooperative venne nei fatti sottratto alle sezioni socialiste e comuniste di città o perfino di paese. Una soluzione, dunque, che procede su un solco già tracciato. Intervistato dal blog dei lavoratori Unicoop dell’Usb, Frau si augura che le esternalizzazioni vengano “frenate”, rimanendo interno alla ricerca della competitività. In chiusura, notiamo che Confindustria si diletta – nella recensione on-line di Frau comparsa sul sito del Sole 24 Ore – a condividere le sue conclusioni sulla finanziarizzazione ed il distacco dalle origini del mondo cooperativo per contestare ipocritamente che “il sistema coop benefici di un trattamento fiscale di favore rispetto alle imprese di capitali e di conseguenza realizza una concorrenza sleale nei loro confronti.” Questi apologeti della concorrenza leale che si ingrassano di continui e lauti finanziamenti statali a fondo perduto li mandiamo al diavolo. Ma che al socialismo ci si arrivi per via cooperativista non ci crediamo. E con convinzione accresciuta.

M. Frau, La Coop non sei tu Editori Riuniti, 2010

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