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Contro la globalizzazione!

É passato un anno e mezzo dalla manifestazione di Seattle. Da allora dovunque le riunioni dei grandi del mondo sono state assediate da migliaia di manifestanti. Si tratta di un movimento estremamente variegato attorno al quale si sono aggregate ogni tipo di reti, comitati e associazioni.

Nonostante la sua estrema eterogeneità crediamo che questo movimento sia mosso da una consapevolezza di fondo, emersa più o meno chiaramente ad ogni corteo: le sorti del pianeta, ogni singolo aspetto della vita umana, dal lavoro all’ambiente passando per l’alimentazione, non possono essere lasciate in mano alla cricca di multinazionali che oggi domina l’economia mondiale

A Genova i lavoratori protagonisti

Pur partendo da quest’unica consapevolezza di fondo, le alternative proposte alla globalizzazione all’interno del movimento di Seattle sono diverse e per alcuni aspetti contrastanti. C’è chi ha proposto di portare lo scontro sul terreno del consumo, colpendo il capitalismo con leggi, dazi sui prodotti, boicottaggio del consumo e una catena di commercio equosolidale alternativa alle multinazionali. C’è chi s’è posto l’obiettivo di mobilitare sempre di più la cosiddetta società civile contro lo strapotere delle grandi aziende. C’è chi, infine, in questo movimento si è posto solo ed esclusivamente l’obiettivo dello scontro con le forze dell’ordine per fermare i vari vertici mondiali.

Crediamo che nessuna di queste proposte potrà portare questo movimento alla vittoria.

Tutte le contraddizioni denunciate dal "popolo di Seattle" risalgono ad un’unica questione: l’incompatibilità dei rapporti di produzione capitalistici con i bisogni di miliardi di persone. Oggi, come sempre, queste contraddizioni risiedono nella produzione. Ed è lì che è necessario colpire le multinazionali, i governi che ne sono espressione e i vari organismi internazionali.

Per Genova, il compito che ci poniamo non è quello di rivolgerci ad una informe società civile, ma di coinvolgere attivamente l’unica classe in grado di colpire i padroni nel vivo. Ci poniamo l’obiettivo di porre i lavoratori e le loro organizzazioni al centro del movimento di Seattle.

Costruisci i "Comitati studenti e lavoratori verso Genova"

Questo è l’obiettivo con cui nascono i Comitati studenti e lavoratori verso Genova. Come spiegato nell’appello da cui nascono, i Comitati non si pongono l’obiettivo di sostituire il ruolo dei sindacati, dei partiti della sinistra o delle organizzazioni studentesche già esistenti ma quello di riunire tutti gli attivisti che nelle proprie strutture siano intenzionati a lottare perché la classe lavoratrice miri ad un ruolo centrale nella mobilitazione di Genova. La radicalità espressa nel movimento di Seattle può diventare un grimaldello fondamentale per cambiare la situazione nelle aziende e nei luoghi di studio. Le tematiche espresse in questo movimento devono saldarsi con la lotta per la difesa del posto di lavoro, del contratto nazionale, per la trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato ecc. Così come nelle scuole e nell’università possono aiutare a riprendere con più vigore la lotta per il diritto allo studio, cioè per il diritto dei figli dei lavoratori ad avere accesso ad un’istruzione di qualità.

Prioritaria sarà la lotta perché il sindacato, le singole Camere del Lavoro o Rsu facciano coincidere la protesta di Genova con azioni di sciopero, preparate da assemblee nelle aziende. Questo non soltanto per garantire la più ampia partecipazione al corteo, ma anche per sferrare ai padroni il colpo che più fa male: l’arresto della produzione attraverso lo sciopero. Il problema si pone anche se la manifestazione principale cade di sabato, vista ormai la quantità di lavoratori che per un motivo o per l’altro lavorano a ciclo continuo.

Non si tratta di un tentativo di ridurre la mobilitazione di Genova a una serie di temi sindacali. Al contrario: si tratta di collegare ogni tema sindacale alla lotta più generale contro questa società in tutte le sue forme ed espressioni.

Espropriazione delle principali multinazionali

Aumento della povertà nel mondo, delle guerre di rapina, dei conflitti nazionali ed etnici, peggioramento delle condizioni di lavoro e di studio, smantellamento dello stato sociale, distruzione dell’ambiente: queste ed altre sono le conseguenze della globalizzazione denunciate dal movimento di Seattle. Queste tematiche, come già detto, dipendono da un unico dato: lo sviluppo delle forze produttive non corrisponde più agli angusti rapporti di produzione capitalistici. La proprietà privata dei mezzi di produzione è un freno ormai insopportabile allo sviluppo della società. Una cricca di aziende a livello mondiale controlla l’economia, e con essa il destino di miliardi di persone. Come spiegava Lenin: "tutte le produzioni si fondono così in unico processo sociale di produzione, mentre ogni produzione è diretta dal singolo capitalista, dipende dal suo arbitrio, e gli dà i prodotti sociali a titolo di proprietà privata. Non è forse chiaro che la forma di produzione entra in contraddizione inconciliabile con la forma di appropriazione?".

Il bivio di fronte a cui si trova l’intera umanità è ancora una volta: socialismo o barbarie. O le contraddizioni a livello mondiale continueranno ad accumularsi nel nome del profitto di una élite ristretta o l’umanità prenderà in mano i mezzi di produzione per pianificare in maniera democratica la produzione in base ai propri bisogni. Quest’ultima strada si può imboccare solo mettendo all’ordine del giorno l’espropriazione dei principali monopoli economici sotto il controllo democratico dei lavoratori.

Per questa via il ruolo dei lavoratori è più che prioritario: è unico ed indispensabile. I lavoratori sono la classe decisiva per poter sottrarre la produzione alla proprietà privata e con essa tutto lo sviluppo dell’umanità alla sola logica del profitto.

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