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Una montagna che ha partorito un topolino


Il 21 marzo 2010, giorno dell’approvazione della riforma sanitaria negli Stati Uniti – che estende la copertura sanitaria a 32 milioni di cittadini che ne sono attualmente privi – Barack Obama ha trionfalmente dichiarato: “Oggi abbiamo sancito un principio fondamentale: tutti dovrebbero avere una sicurezza di base quando si tratta della salute”. Gli Stati Uniti d’America infatti, pur essendo il paese più ricco del mondo, sono incapaci di garantire ai propri 300 milioni di cittadini il diritto alla salute.

Il sistema vigente nel Paese, basato su compagnie di assicurazioni private, è fonte di sprechi enormi. Per finanziare il sistema sanitario nazionale gli Stati Uniti ogni anno spendono 2.200 miliardi di dollari (metà a carico delle istituzioni, metà di datori di lavoro e assicurazioni private), pari al 16,2% del Pil, il doppio rispetto alla media dei paesi Ocse.

Nel 2009 46 milioni di cittadini erano privi di assicurazione e almeno 50 milioni sottoassicurati. Questo costringe molti o a rinunciare alle cure (ogni anno 21mila persone muoiono per questo) o a indebitarsi (il 70% delle bancarotte individuali degli ultimi 5 anni ne è la conseguenza).

Si potrebbe ingenuamente pensare che sia stato questo quadro a spingere Obama ad approvare la sua riforma ma un’analisi dei finanziamenti ricevuti dal suo Partito durante la campagna elettorale nelle ultime presidenziali costringe a ricredersi: oltre 600 milioni sono stati erogati da case farmaceutiche, compagnie assicurative del settore sanitario e ordini dei medici (www.opensecrets.org). Possono permetterselo, dato che dal 2002 i profitti delle 10 principali compagnie assicurative sono aumentati del 428%. La riforma approvata in Parlamento garantisce loro ulteriori profitti, derivanti dal mantenimento delle agevolazioni fiscali già in essere, dall’allungamento a 12 anni del periodo di sfruttamento esclusivo dei farmaci brevettati e dalla futura privatizzazione dei programmi Medicare e Medicaid (rispettivamente i programmi di assicurazione medica per gli anziani e per i più poveri).

La copertura finanziaria della riforma – che costerà 940 miliardi di dollari nei primi 10 anni per risparmi stimati di 138 miliardi di dollari – è ottenuta con tagli al Medicare per 400 miliardi di dollari, un aumento del 3,8% delle tasse pagate dalle famiglie il cui reddito supera 250mila dollari annui e con tagli alle spese scolastiche (16 miliardi di dollari tagliati alle università nei prossimi due anni). L’altra faccia della medaglia consiste nell’obbligo, dal 2014, per tutti i cittadini di avere un’assicurazione medica, pena una sanzione pari a 750 dollari o al 2% del proprio reddito.

Se è vero che dal 2014 le assicurazioni non potranno rifiutarsi di stipulare polizze con cittadini già malati, nè rescinderle in caso si ammalino, è altrettanto vero che non esisteranno dei tetti massimi ai premi imposti agli assicurati: non è irrealistico pensare che molti cittadini si vedranno proporre premi al di sopra delle proprie possibilità economiche.

Il gruppo di deputati democratici antiabortisti guidato da Bart Stupak ha ottenuto l’approvazione della norma per cui l’aborto potrà essere finanziato con fondi federali solo in caso di stupro o incesto; in un quadro in cui il Title x (programma federale che fornisce servizi di pianificazione familiare a donne e uomini a basso reddito) e il “Violence against women act” sono sottofinanziati e attuati con molte carenze, molte donne vedono comunque negato il diritto alla propria integrità fisica e psicologica, trovandosi ancora una volta trattate come merce di scambio. Non vengono dati alle donne gli strumenti per capire e combattere la violenza di padri e mariti, però si prospetta loro la possibilità di abortire se rimangono incinte…

In un contesto di grave crisi economica e di marcato arretramento culturale, l’unico mezzo per permettere a tutti i cittadini statunitensi di avere accesso ad un’assistenza sanitaria pubblica, di qualità e gratuita è attraverso la mobilitazione del movimento operaio e dei sindacati e la rottura dei legami storici che vincolano questi ultimi al Partito democratico.


Fonti: www.marxist.com, www.internazionale.it, www.lastampa.it

 

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