Portogallo - Lezioni dello sciopero generale del 24 novembre - Falcemartello

Breadcrumbs

Un imponente sciopero generale, accompagnato da manifestazioni di massa, è stata la risposta che il il 24 novembre i lavoratori portoghesi hanno dato al bilancio di austerità proposto dal governo di destra di Pedro Passos Coelho. La troika ha approvato le misure prese nell'ambito del pacchetto di salvataggio, ma ha chiesto ulteriori tagli, in previsione del fatto che l'economia dovrebbe scendere ancora del 3% l'anno prossimo.


Questo sciopero generale è stato il più grande degli ultimi trent’anni, ed il secondo convocato unitariamente da CGTP e UGT , dopo quello di esattamente un anno fa. Nonostante le evidentemente  tendenziose dichiarazioni del governo che allo sciopero abbia aderito solo il 10% dei dipendenti pubblici, la verità è che sono stati paralizzati quasi completamente i trasporti pubblici (treni, tram, autobus, metropolitane, traghetti e aeroporti), i settori dell'educazione e della sanità, i servizi postali, ministeri e enti locali e gran parte dell’industria (tra cui la maggior parte delle fabbriche automobili), mentre la partecipazione è stata più debole per quanto riguarda i servizi, le piccole imprese ed il commercio.

Dalla mezzanotte del 23 novembre migliaia di iscritti ai sindacati hanno organizzato picchetti nelle principali fabbriche, aziende di trasporto e aree industriali, affrontando in alcuni casi la repressione della polizia. Dalle prime ore del mattino sono stati organizzati picchetti ai grandi supermercati, agli enti pubblici, a scuole e università .

Ci sono state oltre 30 manifestazioni nelle città di tutto il Paese, le più grandi delle quali a  Lisbona e a Porto. A Lisbona, decine di migliaia di persone hanno partecipato a due distinte manifestazioni, quella organizzata dai sindacati e quella promossa dagli indignados, che poi sono confluite insieme a São Bento, di fronte al Parlamento. L'atmosfera era combattiva e politicizzata, con un mare di bandiere rosse della CGTP e slogan come "A luta continua nas empresas e na rua" ("la lotta continua, nelle fabbriche e nelle strade) e  “A greve é geral, o ataque é brutal" (" lo sciopero è generale, l'attacco è brutale "). Anche la partecipazione dei giovani è stata notevole.

Gli attacchi del governo hanno provocato anche la reazione dell'Esercito  e degli agenti di polizia. Come riferito in precedenza, le Associazioni Nazionali dei Sergenti, Sottufficiali e Ufficiali hanno pubblicamente espresso la loro opposizione al bilancio e hanno avvertito il governo che il loro compito è di difendere la popolazione, non gli interessi di un governo in particolare. Le tre organizzazioni avevano già convocato un raduno nazionale del personale militare il 22 ottobre, con la partecipazione di oltre 2.000 persone. Il 30 ottobre, più di 10.000 effettivi dell'esercito e le loro famiglie hanno dimostrato a Lisbona contro i tagli. Nel giorno dello sciopero generale, l’Associazione Nazionale Sergenti (ANS) ha invitato ad organizzare assemblee negli orari del rancio, con dibattiti sull’opposizione al bilancio. Secondo l'ANS, oltre l'85% dei sergenti, nel 90% di tutte le unità dell'esercito hanno preso parte alla protesta. La lotta degli ufficiali dell'esercito proseguirà il 30 novembre, giorno del voto del bilancio, per quando queste associazioni hanno organizzato una manifestazione fuori dal Parlamento.

Il brutale bilancio di austerità varato dal governo di destra di Passos Coelho si aggiunge alle misure di austerità già introdotte dal governo socialdemocratico di Socrates  - che hanno portato alla sua sconfitta alle elezioni generali di giugno. Questi tagli sono legati al pacchetto di salvataggio di 78 miliardi di euro concordato con l'UE, il FMI e la BCE (la troika) a maggio.

Tra le misure approvate la scorsa settimana ci sono tagli ai salari nel settore pubblico, l'eliminazione della tredicesima e della quattordicesima per i dipendenti pubblici, aumenti massicci delle imposte indirette, aumenti dei prezzi dei servizi pubblici in generale (compresi trasporti, sanità , eccetera), tagli delle pensioni, un allungamento della giornata lavorativa di 30 minuti senza aumento di stipendio, eccetera. Il governo intende anche attaccare sull’occupazione e sulla di contrattazione collettiva. Il reddito dei lavoratori del settore pubblico è già stato decurtato del 25% dal 2010, ed il nuovo bilancio comporterà per tutte le famiglie dei lavoratori un abbassamento medio del tenore di vita di un altro 5%.

Come in Grecia, queste misure stanno avendo l'effetto di precipitare ulteriormente l'economia nella recessione, in quanto riducono il mercato interno. Lo stesso Ministero delle Finanze prevede una forte contrazione dei consumi privati, pari al 3,5% in meno per quest'anno e al 4,8% per il prossimo. Così, mentre il governo sta lavorando sulla base di un’economia in calo del 2,8% il prossimo anno, la troika già parlando di una contrazione del 3%.

La delegazione della troika ha già avvertito che questi tagli non sono sufficienti e che occorre fare di più, dichiarando espressamente che "al fine di aumentare la competitività , i salari del settore privato dovranno seguire l'esempio di quelli del settore pubblico, che ha attuato i tagli stabiliti".

Con l'arroganza tipica dei satrapi, i funzionari della troika - che nessuno in Portogallo ha eletto e che instanno a tutti gli effetti dettando i termini della politica economica del governo - chiedono sempre di più. " E’ necessario un nuovo e decisivo sforzo per rinvigorire l'agenda di riforme strutturali", hanno dichiarato, aggiungendo che il successo del programma " dipenderà  in modo cruciale dall’adozione di riforme strutturali volte a rimuovere gli ostacoli ed i colli di bottiglia nei quali il Portogallo si trascina da un decennio di stagnazione della crescita." Tradotto in parole povere questo significa che tutti i diritti riguardanti la difesa dell’occupazione, la protezione del lavoratore e la contrattazione collettiva dovranno essere aboliti o almeno fortemente ridotti. È lo stesso programma che viene - o verrà - applicato in Grecia, Italia, Spagna, eccetera.

Ciò significa che l'unica via d'uscita dalla crisi, dal punto di vista del capitalismo, è quella di far pagare il debito ai lavoratori mediante tagli massicci, e spingere i salari e le condizioni di lavoro giù fino ad un livello al quale la redditività possa essere ripristinata. Questo programma si scontra frontalmente  con gli interessi della classe lavoratrice in Portogallo e in tutta Europa, e questo sta portando ad un inasprimento della lotta di classe.

Data la profonda crisi del capitalismo portoghese ed il generale cattivo stato dell'economia europea e mondiale, i capitalisti e banchieri non hanno alcun margine per fare concessioni. Come hanno dimostrato in Grecia lo scorso anno, sono determinati a portare avanti questi attacchi massicci nonostante tutto. In Grecia ci sono già stati 15 o più scioperi generali di 24 e 48 ore, manifestazioni di massa, occupazioni di aziende e massicce campagne per il non pagamento delle imposte più inique, e tuttavia si insiste ancora nel portare avanti i piani di austerità.

I lavoratori portoghesi sono rimasti scioccati dal carattere brutale di questi tagli e stanno iniziando ora a mostrare i muscoli. Uno sciopero generale di 24 ore generale, comunque, non fermerà certo il governo di destra di Passos Coelho, che confida nella sua larga maggioranza parlamentare e può contare sul sostegno dell’ "opposizione" socialista,  che a suo tempo aveva già adottato provvedimenti simili.

L'unico modo per combattere contro questi attacchi è che lo sciopero generale sia visto come l'inizio di una campagna continua e crescente di lotta. I sindacati hanno già indetto una manifestazione di massa per il 30 novembre e hanno accennato alla possibilità di un altro sciopero generale, di 48 ore al fine di aumentare la pressione.


Quale programma per la classe lavoratrice portoghese?

La classe operaia portoghese necessita innanzitutto di un programma in grado di offrire una chiara alternativa alle attuali misure di austerità, cosa che finora è mancata.

Il primo punto da porre in chiaro è che l’attacco ai salari ed alle condizioni di lavoro sono il risultato della crisi del capitalismo, non di qualche offensiva ideologica. guidato. Il secondo punto deriva direttamente dal primo, ed è che è pertanto serve un’alternativa che si opponga dichiaratamente al sistema capitalista in se stesso.

In entrambi i casi i leader sindacali e la dirigenza dei due principali partiti a sinistra della socialdemocrazia (il Partito Comunista, PCP, e il Bloco de Esquerda, BE)  non sono in grado di portare avanti quanto è veramente necessario in tal senso. Sebbene abbiano naturalmente giocato un ruolo importante nel denunciare i provvedimenti del governo, ed abbiano lavorato attivamente alla riuscita dello sciopero generale, la loro posizione politica indebolisce il movimento nel suo complesso.

Il BE per esempio, nella propria principale pubblicazione in preparazione dello sciopero generale dice: "Il governo e la troika affermano che non c'è alternativa alla recessione che sta distruggendo il paese. Questa è una bugia. Stanno solo approfittando della crisi per tentare di imporre un nuovo regime sociale in Portogallo ". Questo è completamente sbagliato: non è corretto dire che stanno usando la crisi come scusa per attaccare i lavoratori. La verità è che all’interno dei limiti del capitalismo non esiste alternativa. I capitalisti vogliono distruggere i diritti dei lavoratori e le condizioni di lavoro (se è questo che si intende per "nuovo regime sociale") proprio al fine di ripristinare la redditività e far pagare ad altri (i lavoratori stessi) la crisi propria del capitalismo.

Qual è dunque l'alternativa sostenuta dalla leadership del BE? Sotto il titolo di "Sì, c'è un'alternativa" propongono tre misure: 1) una revisione del debito, in modo che la sua  parte "illecita" possa essere respinta. "Non solo dobbiamo ritardare le scadenze di pagamento e abbassare i tassi di interesse, ma anche parte del debito dovrebbe essere annullato, come è già stato annunciato per la Grecia". 2) si sostiene che “lo Stato ha i mezzi per riattivare l'economia" tramite "la creazione di piani di investimento per l'occupazione, la creazione di nuove industrie, la sostituzione delle le esportazioni e, soprattutto, delle importazioni", e che questo potrebbe essere fatto utilizzando i soldi stanziati per il salvataggio delle banche (che alcune di esse hanno rifiutato perché  non vogliono partecipazione statale) al fine di "sostenere la produzione" 3) "E’ giunto il momento di rivendicare il debito che il capitale deve ai contribuenti", che sembrerebbe significare una maggiore tassazione sulle imprese private che si sono avvantaggiate delle privatizzazioni e delle partnership pubblico-privato, e di quelle che hanno beneficiato di agevolazioni fiscali.

Dobbiamo spiegare chiaramente che questa cosiddetta alternativa è del tutto utopica e non serve alla lotta  contro i piani di austerità . Prima di tutto, per quanto riguarda il debito, quanto viene proposto non è nient’altro che una “limatina” ad esso, come quella che abbiamo già visto in Grecia. Nella sua ricerca di una alternativa "ragionevole e realistica" il BE sembra voler dire: dire: noi pagheremo una parte del debito, ma solo la parte “lecita”. Il problema è che ogni rinegoziazione del debito comporta proprio il dover raggiungere un accordo con i creditori (banche private e istituzioni pubbliche). La rinegoziazione del debito greco è stata raggiunto sulla base della reale prospettiva che i creditori privati possono anche non avere indietro nulla (nel caso di un totale default).  Di fronte a questa possibilità, hanno accettato di rinunciare a parte dei propri investimenti (un default "ordinato"). Il risultato in Grecia? Tagli massicci per garantire il pagamento del debito rinegoziato! Il debito non può e non deve essere pagato. In effetti, proprio in Portogallo, decine di migliaia di persone avevano già manifestato il 15 ottobre a sostegno del rifiuto di pagare il debito.

In secondo luogo, l'idea che lo Stato possa in qualche modo riattivare l'economia, fornendo linee di credito per creare occupazione e stimolare la produzione, è essenzialmente un’idea keynesiana, che ignora la profondità della crisi economica in Portogallo e nel mondo. Dove troverebbe, lo stato portoghese, i fondi da dare agli investitori privati per creare posti di lavoro? Il punto è proprio che il debito pubblico del Portogallo è già insostenibile! Inoltre, anche se lo stato fosse in qualche modo in grado di trovare questi capitali (e i leader del BE sembrano suggerire che potrebbero venire dal fondo di salvataggio - ignorando il fatto che proprio il fondo di salvataggio viene fornito sotto condizione), perché mai il capitale privato dovrebbe essere disposto ad investire in nuove attività produttive in un momento economico di profonda recessione, in cui  non sarebbe in grado di vendere i propri prodotti? Infine, per quanto riguarda l'aumento della tassazione alle imprese private e alle banche, siamo tutti d'accordo. Il fatto è  che una maggiore tassazione non stimolerebbe gli investimenti o la creazione di posti di lavoro, ma proprio il contrario: spingerebbe i capitalisti a cercare nuovi mezzi e nuovi modi per nascondere il proprio denaro!

In realtà , tutti questi argomenti "intelligenti" e proposte "concrete" elaborate dalla dirigenza del BE derivano dal fatto che costoro non pensano che in Portogallo, nel 2011,  l'equilibrio di forze sia favorevole all’affermazione di un programma socialista . Sostengono di essere ovviamente favorevoli ad una tale ipotesi da un "punto di vista ideologico", ma che in questo momento essa non é affatto realizzabile. Il principale leader del BE, Francisco Louça ha sostenuto proprio questo in un lungo documento sul sito web della sua fazione all'interno del Bloco, l'Associazione per una Politica Socialista Rivoluzionaria. In questo documento si dice che "ciò che conta ora è l'equilibrio di forze concreto, quello che esiste ora e quello siamo in grado di generare nel contesto di una risposta sociale molto più forte contro la dittatura del debito, cioè quello che possiamo fare e quello che faremo, non un romanzo di fantapolitica.”  Questo approccio “realistico” è il pensiero che permea tutte le politiche della leadership del BE, che li ha portati a sostenere il piano di salvataggio della Grecia quando fu votato al Parlamento europeo e, più recentemente, a votare a favore della proposta imperialista della no-fly zone dell’ONU in Libia.

La politica di una leadership che ritiene di basarsi sulle idee del socialismo rivoluzionario non dovrebbe essere determinata da quanto è possibile qui e ora in senso stretto, ma da quello che è richiesto dalla situazione oggettiva. Poi, ovviamente, occorre anche saper spiegare correttamente tale politica e collegarla ad un programma di rivendicazioni transitorie, partendo dalla concreta esperienza del movimento dei lavoratori e dei giovani.

Gli stessi argomenti utilizzati per sostenere che il debito è semplicemente odioso od illegale, possono  benissimo essere utilizzati per giustificarne il totale rifiuto. Gli argomenti che vengono utilizzati per spiegare come i capitalisti abbiano beneficiato di fondi statali ed esenzioni fiscali possono essere usati per sostenere la nazionalizzazione del sistema bancario sotto il controllo democratico dei lavoratori. Gli stessi argomenti che vengono usati per criticare i capitalisti perché non investono possono perfettamente servire a sostenere l’esproprio dei mezzi di produzione a beneficio della maggioranza.

Simili idee avrebbero un'enorme risonanza tra i milioni di lavoratori e di giovani portoghesi, persone la cui coscienza si sta formando sotto i pesanti colpi della crisi economica e dei tagli, ed anche sull’esperienza  di quello che si vede accadere in Grecia, in Italia e anche negli Stati Uniti . Attraverso la loro diretta esperienza e la loro partecipazione alle lotte sviluppatesi in Portogallo negli anni più recenti (come lo sciopero generale del novembre 2010 e il movimento degli indignados), molti sono già giunti alla conclusione, in maniera più o meno chiara, che è il sistema capitalista in sé il vero problema. Il compito dei socialisti rivoluzionari è sicuramente quello di contribuire a fornire a questa opposizione istintiva un programma chiaro ed una più raffinata comprensione, non quello presentare richieste che apparentemente "realistiche" e "realizzabili" all'interno del sistema. Questo "realismo" in realtà ignora la vera crisi del capitalismo, una crisi che non lascia spazio per riforme interne al sistema stesso.

Non si potrà mai creare un equilibrio di forze favorevole alla realizzazione di un programma socialista, se non lo si discute e non lo si collega alle lotte quotidiane della classe operaia. Guarda un po’, il BE, in giugno, ha basato la sua campagna elettorale sulla questione della rinegoziazione del debito e ha perduto metà  dei 550.000 voti conquistati nel 2009. I membri e gli attivisti di questa formazione  dovrebbero proprio rifletterci.

D'altra parte la leadership del Partito Comunista, che ha una forte presenza nella direzione sindacale del CGTP, sostiene che è fondamentalmente una politica nazionalista contro l'euro: (http://www.pcp.pt/sites/default/files/propaganda/201111_folheto_pcp_novemb_2011.pdf).
Nonostante l’eccellente lavoro svolto dal partito nel denunciare il pacchetto di austerità ed  il fatto che si chieda ai  lavoratori di pagare la crisi, la soluzione proposta dal PCP non è sicuramente adatta alla gravità della crisi stessa.

Si propone un piano per "incrementare i salari e le pensioni, combattere la precarizzazione e difendere i diritti dei lavoratori, porre fine alle privatizzazioni, difendere i servizi pubblici e ripristinare il controllo statale sui settori strategici dell'economia e dare nuovo valore al settore pubblico." Ma quando si arriva a dover spiegare come questo debba essere reso possibile,  le proposte non toccano affatto la questione fondamentale della crisi del capitalismo. La leadership del Partito Comunista auspica una "rinegoziazione del debito pubblico, la difesa della produzione nazionale e il sostegno alle piccole e medie imprese, e la tassazione di banche, speculazione finanziaria e i beni di lusso", oltre ad un "rifiuto della strada capitalista per l'integrazione europea e una difesa della sovranità nazionale ".

Ancora una volta, questo programma è molto simile a quello proposto dai dirigenti del BE, con la differenza che i leader del BE sono filoeuropeisti, mentre i leader del PCP sono per la  "sovranità nazionale" ed una politica "patriottica e di sinistra, per un Portogallo con un futuro ". Nessuno di questi punti affronta realmente la questione principale: il sistema capitalista è in crisi, i capitalisti non investono e stato, famiglie ed imprese sono oppressi da un debito enorme che non è che il risultato del tentativo di prolungare artificialmente il precedente periodo di crescita economica .

La crisi del capitalismo portoghese è solo una più acuta manifestazione della crisi generale del capitalismo in Europa e nel mondo. Ci sono centinaia di migliaia di lavoratori disponibili a produrre beni e servizi per soddisfare le esigenze della maggioranza della popolazione. L'ostacolo  è che sotto il capitalismo, la produzione avviene solo in vista del profitto, e se i capitalisti ritengono di non poter vendere i loro prodotti non solo non investono, ma addirittura  distruggono le forze produttive esistenti. Al fine di recuperare redditività, cercano di spingere i salari verso il basso i salari  e le condizioni di lavoro al fine di battere al concorrenza degli altri capitalisti, sia nazionali che stranieri, nella lotta per i mercati.

L'unico modo per uscire da questo circolo vizioso sarebbe quello di impadronirsi dei mezzi di produzione (banche e fabbriche) e gestirli in proprietà pubblica in modo che l'economia possa essere democraticamente pianificata a beneficio della maggioranza. Il socialismo è la risposta alla crisi del capitalismo, non la promozione delle piccole e medie imprese o la difesa dei capitalisti nazionali contro i capitalisti stranieri.

Anche la questione dell'Europa deve essere affrontata da questo punto di vista, quello di classe. Non siamo né per l'Unione Europea (che è una fragile unione di economie capitaliste dominata dai più forti capitali e dai banchieri tedeschi e francesi), né difendiamo l'idea che gli interessi dei lavoratori possano essere meglio difesi dietro i confini di paesi capitalisti "indipendenti". Gli interessi dei lavoratori si realizzano negli Stati Uniti Socialisti d'Europa, come parte della lotta per il socialismo internazionale.

Non c’è dubbio che nei prossimi mesi i lavoratori ed i giovani portoghesi e dei giovani si impegneranno nell’opposizione al brutale pacchetto di austerità imposto dalla troika e dal governo Passos Coelho. Nel processo dovranno affrontare la questione di quale sia il programma in grado di offrire una reale via d'uscita dalla grave crisi del capitalismo che si trovano ad affrontare. Ci auguriamo che le nostre osservazioni possano contribuire a tale dibattito.

 

 

25 novembre 2011