Atesia - Falcemartello

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Da sette mesi cresce la lotta dei lavoratori

Roma - "I diritti dei lavoratori possono essere conquistati e difesi soltanto dai lavoratori stessi, uniti e organizzati!".

Questo c’è scritto nel primo bollettino di informazione e collegamento dei lavoratori di Atesia (società della Telecom che effettua il servizio di call center per una serie di aziende) e questo è quello che i lavoratori stanno mettendo in pratica, almeno da sette mesi a questa parte.

Per prima cosa la lotta ha ottenuto l’abolizione dell’odiosa tangente che gravava sui lavoratori, cioè l’affitto della loro postazione, in seguito si è conquistato l’allungamento della durata media dei contratti da uno a tre mesi (ogni commento sulla sicurezza che viene garantita da questo tipo di contratti ci sembra inutile!), il passaggio dei contratti da partita Iva a contratti di collaborazione coordinata e continuativa, oltre ai primi diritti sindacali. Piccole conquiste, che partendo da condizioni di lavoro assolutamente inumane segnavano leggeri miglioramenti, e soprattutto, rompevano l’inerzia che fino a quel momento aveva regnato sovrana.

I lavoratori dell’Atesia che stanno ai telefoni hanno ora tutti contratti di collaborazione e quindi ufficialmente non potrebbero godere di una rappresentanza sindacale. Nonostante ciò in tre diverse assemblee sono stati eletti direttamente dai lavoratori dei delegati. Delegati che non hanno nessun pezzo di carta che li possa riconoscere come una vera e propria Rsu, ma che l’azienda, dopo molte resistenze, è stata costretta ad ammettere al tavolo delle trattative insieme ai rappresentanti sindacali ufficiali del Nidil di Roma (il sindacato precari della Cgil, tra cui rientrano anche i lavoratori dell’Atesia).

Questa esperienza dimostra che i rapporti di forza che i lavoratori riescono a costruirsi valgono più dei vincoli che le leggi tentano di porre alla loro voglia di organizzarsi.

I delegati eletti dai lavoratori dell’Atesia traggono la loro legittimazione solo ed esclusivamente dalla forza dei lavoratori e potranno continuare a far sentire la loro voce ai vertici aziendali solo se si continuerà a mantenere alto il livello della mobilitazione.

Ad aprile di quest’anno una piattaforma rivendicativa presentata dai delegati su una serie di punti fondamentali come le ferie, le malattie e la certezza del salario, ha trovato l’adesione del 70% dei lavoratori e con questo mandato e questo retroterra di lotte alle spalle, negli ultimi mesi si è aperta una trattativa con l’azienda che ha messo in discussione una serie di punti decisivi dei rapporti di lavoro vigenti all’Atesia sui quali molto ancora c’è da ottenere.

Innanzitutto sulla certezza della retribuzione. Molti lavoratori ancora vivono sotto la spada di Damocle del cottimo e vengono pagati a seconda delle chiamate che riescono ad effettuare durante la giornata. Questo rende il salario in balia degli eventi più accidentali, come la disponibilità dei clienti che vengono contattati o semplicemente il fatto che si trovi libero o occupato il numero che si è composto.

Non solo: c’è una assoluta arbitrarietà con la quale i lavoratori vengono sbattuti fuori e poi richiamati a seconda della durata delle campagne di promozione effettuate dalla Telecom, piuttosto che da altre aziende che richiedono ad Atesia il servizio di call center. Questa arbitrarietà e la strumentale giustificazione che si dà a questa strana versione del turn over (cioè la limitata durata delle campagne) fa in modo che il clima che si vive sul posto di lavoro sia sempre di estrema ricattabilità.

E proprio mentre era in corso questa trattativa, che metteva sul tavolo anche la questione delle integrazioni contrattuali sulle ferie e le malattie, c’è stata la provocazione dell’Atesia che ha dichiarato 400 licenziamenti di lavoratori a termine, decisione contro la quale il 6 luglio è stato proclamato uno sciopero riuscitissimo che ha già ottenuto di far rientrare al lavoro una parte dei licenziati.

Oggi la lotta che c’è all’Atesia si sta intrecciando con un cambiamento oggettivo della situazione, di cui la lotta dei metalmeccanici è solo uno dei riflessi, ma che deve rendere fiduciosi sul fatto che anche all’Atesia non si dovrà abbassare la guardia fino a che non si saranno fermati tutti i licenziamenti e ottenuti per tutti contratti a tempo indeterminato e stipendi dignitosi in grado di sottrarre molti giovani dalla schiavitù del cottimo e del doppio lavoro! L’esperienza degli ultimi mesi ci dice che tutto questo è possibile!