Contratto nazionale degli interinali - Falcemartello

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I nodi vengono al pettine per il NidiL – Cgil

Il 23 settembre scorso il NidiL, categoria che in Cgil organizza i lavoratori atipici, ha firmato insieme alle altre strutture confederali e alle associazioni datoriali, il contratto nazionale dei lavoratori temporanei.

L’accordo viene sottoscritto in un periodo di dibattito intenso sui diritti dei lavoratori e sulle campagne politiche e sindacali che puntano ad estenderli: la stagione dei rinnovi contrattuali è già iniziata e quindi questa intesa influenzerà anche le altre vertenze nazionali.

La filosofia contrattuale del NidiL, espressa anche nel recente documento sulla strategia sindacale della categoria, rimane sempre la stessa: si punta a disciplinare il lavoro temporaneo e atipico anziché contrastarlo.

L’attuale gruppo dirigente del NidiL condivide lo spirito della legge 196/97, il noto "Pacchetto Treu", considerato, tra le cosiddette flessibilità, quella meglio regolamentata; non si dice la cosa fondamentale e cioè che la legge 196 è stata il grimaldello con il quale Prodi ha messo in discussione i contratti a tempo indeterminato, disciplinando il ricorso al lavoro "in affitto" per le aziende private. L’esplosione della precarietà ha avuto come passaggio fondamentale proprio l’approvazione di quella legge e le responsabilità del sindacato sono enormi. Oggi che il problema dei precari sta dilagando nel pubblico impiego, oltre che nel privato e nei servizi, non si individuano i problemi ai quali metter mano, né le modalità con le quali intervenire.

L’accordo sottoscritto non affronta le contraddizioni che si sono aperte: a nostro parere esso non fa che confermare l’insicurezza nella quale gli "atipici" continuano a lavorare.

Diritti sindacali

Si stabilisce un sistema di rappresentanza su base territoriale e aziendale, costituito nel primo caso da delegati nominati dalle organizzazioni sindacali e nel secondo da delegati eletti dai lavoratori: si prevedono permessi retribuiti, diritto d’assemblea, bacheche, contributi sindacali ecc. Rimane un problema di fondo: come faranno quei delegati ad essere sicuri di rimanere al loro posto di lavoro anche dopo la scadenza della "missione"? Sappiamo bene che i padroni non rinnovano con facilità i contratti ai lavoratori sindacalizzati, tanto meno a quelli combattivi e determinati. Quindi queste belle parole stampate sul CCNL valgono quanto l’inchiostro speso per scriverle, vista l’arbitrarietà con la quale padroni e agenzie decidono di rinnovare le missioni.

Enti bilaterali

Viene istituito l’ente bilaterale E.BI.TEMP: esso si occuperà di un fondo finanziato dai lavoratori e dalle aziende fornitrici per "gestire obbiettivi di sviluppo e di qualificazione produttiva ed occupazionale del settore"; deciderà in sostanza dell’utilizzo delle risorse per la formazione e per la collocazione della manodopera così come le regolamenta il Patto per l’Italia. Queste sono strutture che non rispettano nessun criterio di rappresentanza effettiva e che rendono il sindacato una struttura puramente tecnica, addomesticabile alle esigenze padronali: la fine del sindacato autonomo e vertenziale e la sua trasformazione in ente parastatale, utilizzato per coprire, d’accordo con le rappresentanze della contro parte, le voragini che si aprono in uno stato sociale in via di smantellamento.

Job on call

Viene aumentato il costo dell’indennità di disponibilità; con esso si pensa di ridurre il ricorso al lavoro a chiamata. Ma i costi aggiuntivi non è detto che per i padroni rappresentino il problema decisivo: quando si tratta di aumentare il livello di flessibilità con il quale utilizzare arbitrariamente la manodopera, essi sono disposti a fare anche dei "sacrifici", come dimostra il ricorso massiccio al lavoro interinale, più costoso di quello ordinario. La Cgil deve dimostrare la sua contrarietà di principio al lavoro a chiamata, non può limitarsi ad enunciarla: è assurdo di conseguenza che accetti di monetizzare un livello quasi servile di disponibilità del lavoratore nei confronti delle esigenze imprenditoriali.

Previdenza integrativa

Viene assegnata ad E.BI.TEMP la gestione del fondo previdenziale degli interinali, con il quale si contribuisce anche alla formazione e al diritto allo studio. La gestione privatistica dei contributi previdenziali, introdotta con la riforma Dini e appoggiata dal sindacato, continua ad essere la spada di Damocle sul futuro delle giovani generazioni. Il sistema contributivo introdotto dalla legge non garantisce pensioni sicure ed essendo collocato sul mercato è soggetto a tutte quelle turbolenze che hanno caratterizzato recentemente le vicende economiche a livello internazionale.

Contrattazione di secondo livello

Si intende demandare alla contrattazione locale la ripartizione del salario variabile. Questo è uno dei principali cavalli di battaglia non solo di Cisl e Uil, ma anche di buona parte del padronato, che sta cercando di smantellare i contratti nazionali proprio attraverso l’esaltazione della contrattazione aziendale. Se facciamo un bilancio di questa impostazione vediamo come meno di un terzo dei lavoratori utilizzi questo livello contrattuale; le difficoltà delle trattative locali sono note e riguardano anche le categorie più forti ed organizzate: pensare di lasciare alla contrattazione la definizione del salario variabile di interinali e parasubordinati significa continuare ad indebolire i loro salari. Solo la contrattazione nazionale può imporre condizioni vantaggiose a tutti i lavoratori; insistere nella delocalizzazione significa abbandonare a se stessi tutti quei lavoratori atipici che non hanno una tradizione combattiva alle loro spalle.

Verso i congressi provinciali del NIdiL

La linea contrattuale del gruppo dirigente del NidiL è tutta in salita: non essendoci una direzione esplicita per la trasformazione delle missioni temporanee in contratti a tempo indeterminato, la precaria impalcatura del CCNL rischia di crollare, minata alla base dalle contraddizioni e da alcune novità (enti bilaterali, job on call ecc) che ne peggiorano l’assetto complessivo.

Cambiare Rotta, che non punta ad un ruolo di opposizione intransigente, ha come scopo quello di emendare la linea di maggioranza, contribuendo a rafforzarla. Una scelta che sta portando i compagni dell’area in molte segreterie ma che non dà prospettive a tutti coloro che vorrebbero un’alternativa credibile per una lotta senza quartiere alla precarietà.

Entro novembre ci saranno i congressi locali del NidiL: essi saranno il passaggio per la strutturazione provinciale della categoria; queste assemblee dovranno avere al centro della discussione, oltre che la valutazione sul contratto stipulato, anche le strategie del NidiL per le lotte che si prospettano.

Dovremo utilizzare queste assemblee per fare emergere un giudizio fortemente critico sul CCNL dei lavoratori temporanei e per modificare l’attuale linea contrattuale: essa va collocata chiaramente su una posizione conflittuale che metta in discussione la precarietà dalle sue fondamenta. Su queste basi potremmo inserirci efficacemente anche nella campagna per l’estensione dei diritti lanciata dalla Cgil, con lo scopo di trasformarla da inefficace battaglia d’immagine in una lotta generale per l’abolizione della precarietà.