Intervista a una delegata interinale - Falcemartello

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Abbiamo parlato più volte dell’esperienza di lotta dei lavoratori interinali della TIM di Bologna. Per approfondire la conoscenza di questa vertenza che a nostro avviso ha un grande valore anche per il ruolo di apripista che gioca in Italia, abbiamo intervistato Anna Maria Quadrelli, delegata degli interinali.

Puoi raccontarci come si è sviluppato il percorso che vi ha portato a iniziare questa lotta?

Lavoro in TIM da due anni. Negli ultimi due anni il numero di interinali è aumentato e anche quello degli interinali lasciati a casa dopo essere stati sfruttati per tutto il tempo che era possibile. Soprattutto è aumentato il turn over: il lavoro interinale non viene impiegato solamente per l’inserimento nell’azienda, ma per creare un ricambio continuo del personale.

Inoltre le condizioni di lavoro sono peggiorate perché sono aumentati i ritmi. Il lavoro degli interinali non è più di supporto, ma diventa equivalente a quello dei dipendenti.

Attualmente, ad esempio, l’azienda ci fa svolgere attività di "Out-bound" (vale a dire tele marketing). Due anni fa invece questa attività era riservata a dipendenti specializzati.

Così abbiamo cominciato a riunirci in assemblea aiutati dai sindacati ed abbiamo anche ottenuto il diritto ad assemblee retribuite.

Sei una delle poche delegate, in Italia, che rappresenta lavoratori interinali. Come si è giunti all’elezione di questa rappresentanza?

E’ stato in seguito alla presa di coscienza che riuscivamo ad organizzarci. Un effetto propulsore l’ha avuto lo sciopero dello scorso dicembre di tutti i lavoratori TIM (dipendenti e interinali). Questo è stato organizzato tramite voci di corridoio fra gli interinali che si sono fatti portavoce dello scontento generale. Il fatto di lavorare fianco a fianco con i dipendenti, svolgendo le stesse mansioni, ci ha portato alla volontà di ottenere gli stessi diritti per lo stesso lavoro (che tra l’altro era anche lo slogan dello sciopero di dicembre). In seguito ad una assemblea in gennaio è maturata la volontà di eleggere una rappresentanza per trattare sia con l’azienda che con le agenzie.

Ci sono infatti problemi come quello delle buste paga: l’agenzia spesso e volentieri non registra giorni di ferie, malattie e talvolta persino giorni lavorativi, scaricando poi la colpa sulla TIM.

In febbraio siamo riusciti ad eleggere la nostra rappresentanza. Abbiamo eletto 8 delegati, anche se 2 di questi ora non sono più alla TIM.

Puoi spiegarci i passaggi fondamentali della vostra lotta?

La vertenza è divisa in due. Da una parte quella con le agenzie. Sulla questione delle buste paga abbiamo ottenuto che siamo noi stessi che dichiariamo i turni di lavoro svolti in base ad autocertificazioni. Fa fede la nostra parola e non più quella della TIM.

C’è poi il problema delle ferie. Un documento allegato al contratto, ma non firmato, affermava che non potevamo prendere più di 2 giorni consecutivi di ferie per il primo mandato e 5 nei mandati successivi. Nel momento in cui abbiamo portato alla luce questo documento, il legale dell’Adecco ha riconosciuto che si tratta di un documento illegale e quindi non viene più applicato.

C’è poi una parte della vertenza in cui la controparte diretta è la TIM. La questione principale è il premio di produzione che richiediamo in quanto svolgiamo anche attività di tipo promozionale che incrementano gli utili dell’azienda.

Con quale piattaforma avete iniziato la lotta?

Siamo partiti dal problema delle buste paga. Poi abbiamo capito che l’origine del problema si trova alla radice, cioè nell’abuso del lavoro interinale in TIM.

A metà febbraio è stata votata l’ultima piattaforma dove rivendichiamo una stabilizzazione della nostra posizione, il che significa assunzione dei lavoratori interinali. Questa piattaforma non ci è stata imposta preconfezionata dal sindacato, ma è cresciuta tramite la discussione nelle assemblee ed infine approvata all’unanimità. Il sindacato ci ha appoggiato pienamente.

Ora a che punto è la vertenza?

Il 15 maggio c’è stato il primo incontro tra TIM e Slc/Cgil. L’azienda non ha accettato una rappresentanza degli interinali. L’azienda ha chiesto tempo per vagliare l’eventualità di un percorso di stabilizzazione, ma sono rimasti sul vago sia sulle tempistiche che sui criteri. Stanno prendendo tempo cercando di giocare su un possibile effetto di scoraggiamento dovuto all’elevato turnover. Una prima vittoria comunque c’è stata: la sentenza che intima all’azienda la rimozione del comportamento antisindacale in atto. Questo in seguito alla causa promossa dall’Slc.

Questo giornale ha ospitato nella precedente edizione la lettera aperta sottoscritta ad oggi da 53 lavoratori, tra cui tutti i delegati, in cui si protestava per il trasferimento del funzionario del Nidil Mario Iavazzi ad altri incarichi nella CGIL. Perché avete scelto di opporvi a questa scelta della segreteria della Camera del Lavoro?

In tutta la vicenda Mario è stato una figura di riferimento, il tramite fondamentale tra noi e il Nidil. Ha svolto il suo lavoro spronandoci a fare emergere le vere problematiche, dandoci solo dei suggerimenti su come condurre la vertenza. Si è reso disponibile in ogni momento. Abbiamo pensato che fosse fondamentale finire la vertenza con lui. Il trasferimento di Mario ha indebolito oggettivamente la nostra vertenza, anche perché in lui i lavoratori riponevano molta fiducia. Ora, come iscritti al Nidil della TIM, abbiamo ottenuto un incontro con la segreteria della CGIL di Bologna per ottenere che Mario continui a seguire la nostra vertenza.