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“Caro lavoratore,
dalle verifiche effettuate, a fronte di un tasso di assenteismo complessivo rilevato nel sito di Pontedera significativamente più elevato rispetto a quello riscontrabile presso gli altri siti produttivi del Gruppo Piaggio in Italia e, in generale, tra le aziende del settore, è emersa un sua presenza al lavoro del tutto discontinua, caratterizzata da ripetute assenze di breve periodo, imputate a titoli diversi, potenzialmente tali da determinare un oggettivo impedimento alla possibilità di un utile impiego della sua prestazione lavorativa.
(....) Le segnaliamo altresì che, laddove non constatassimo cambiamenti, fermo il diritto della nostra società di verificare l’effettiva giustificazione di ciascuna sua assenza, ci vedremo costretti a trarre tutte le conseguenze derivanti dalla mancanza di utilità e/o interesse per una prestazione caratterizzata da modalità siffatte.

Distinti saluti. Piaggio & C. s.p.a”

Questa è parte della lettera spedita dalla Piaggio a una quarantina di dipendenti dello stabilimento di Pontedera. Si tratta di un testo a dir poco intimidatorio. In maniera allusiva, la malattia viene trattata come una colpa o come una finzione. Siamo in pieno solco Jobs act. La Piaggio non nega la legittimità formale della malattia, si limita a segnalare di avere gli strumenti per colpire chi ne fa troppa secondo i gusti aziendali... Del resto la chiave dell’attacco all’articolo 18 è proprio questa: non impattare direttamente su questo o quel diritto, ma mettere in discussione il diritto ad avere diritti. Lo sa bene un lavoratore precario a cui nessuno nega diritti formali come permessi, ferie, malattia, infortuni o l’affiliazione sindacale; ma a cui nella pratica è negato qualsiasi diritto. Con un contratto in scadenza, un giorno di permesso, una settimana di malattia o un infortunio diventano silenziosamente ragioni per non essere prorogato. Nessuna direzione aziendale ammetterebbe ufficialmente che è così. Tutti sanno che così è. E in fondo il Jobs act è l’estensione di questo tipo di precarietà al defunto contratto a tempo indeterminato trasformato in “contratto a tutele crescenti”.
Lontano da ogni mito sul lavoratore assenteista, la realtà è ben diversa: dovunque le aziende registrano una minima ripresa della produzione industriale, provano a garantire i volumi produttivi pre-crisi con meno personale e macchinari. Ne risulta un’organizzazione del lavoro infernale, caotica, dove un lavoratore in malattia o una macchina ferma diventano ragione di pesanti ritardi nelle consegne. Questo è quanto accade anche alla Piaggio, come spiegato da un’intervista sul web da parte di un delegato sindacale di Pontedera.
La risposta alle lettere inviate dall’azienda non si è fatta attendere. Non solo c’è stato uno sciopero in Piaggio ma anche la Gkn di Firenze e la Cso di Scandicci hanno indetto un’ora di sciopero in solidarietà a fine turno di venerdì 30 gennaio. Un’azione partita da contatti diretti tra le Rsu delle diverse aziende, legate dall’appartenenza a diverse forme di coordinamento informale esistenti tra lavoratori della Regione.
Forme di coordinamento che come dimostra questo sciopero si pongono l’obiettivo di generalizzare la mobilitazione e tenere alto il fronte della solidarietà operaia, non in sostituzione, ma sicuramente in polemica con l’immobilismo del vertice Fiom il quale ha attualmente rinunciato a dare seguito allo sciopero generale del 12 e alla mobilitazione autunnale contro il Jobs act.

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