Breadcrumbs

L’8 maggio a Rimini si è concluso il diciassettesimo congresso della Cgil. Doveva essere il congresso del rilancio della strategia della principale organizzazione sindacale del paese, il congresso che dava risposte decise per contrastare la crisi. Era stato definito solo sei mesi fa il congresso dell’unità e dell’ascolto, dove per ascolto si intendeva dare la parola agli iscritti.  Così non è stato, non è stato il congresso dell’unità, visto che il primo documento forte del 97 per cento iniziale è arrivato a fine percorso diviso, e non è stato neanche il congresso dell’ascolto.

Come sostenitori del documento alternativo abbiamo potuto toccare con mano come l’apparato ha temuto il confronto nei luoghi di lavoro confermando la distanza siderale che c’è tra i lavoratori e l’apparato. Va anche ricordato che questo è il congresso meno partecipato nella storia della Cgil, al di là dei voti totali dichiarati nei congressi di base ha partecipato meno del 20 per cento degli iscritti alle assemblee.
È stato prevalentemente il congresso in cui la burocrazia voleva regolare i conti in sospeso, in particolare la Camusso doveva ridimensionare il segretario della Fiom Landini.
Così non è stato, Landini e i sostenitori degli emendamenti al primo documento, Il lavoro decide il futuro hanno, nel segreto dell’urna hanno preso molti più voti di quanti se ne aspettavano, eleggendo ben 7 componenti in più nel direttivo nazionale. Un altra sorpresa poi c’è stata a fine congresso dove la Camusso è stata eletta con il 70 per cento dei voti. Ricevendo il voto contrario non solo dei componenti del primo e secondo documento Il sindacato è un’altra cosa-opposizioni in Cgil, ma anche di un settore della maggioranza.
Di Eletrolux, Lucchini di Piombino, esuberi, cassa integrazione, Jobs Act, contratti a tempo determinato, riforma della pensioni Fornero, privatizzazioni e contratti scaduti se ne è parlato veramente poco. La Camusso non è saputa andare molto oltre a ribadire la necessità di rafforzare l’alleanza con Cisl e Uil. Ovvero con coloro che in questi anni hanno accettato senza colpo ferire tutte le manovre e gli attacchi contro i lavoratori che i vari governi in questi anni hanno portato avanti.
Anche il tentativo di contrapporsi a Renzi è stato così timido che dopo il risultato delle europee del 25 maggio il congresso è stato subito dimenticato. Si è passati infatti all’elogio aperto al Partito democratico per la vittoria, che rappresenta, secondo il vertice Cgil, il punto di inizio per cambiare le politiche di austerità dell’Unione europea,  ribadendo così la subalternità del vertice Cgil al Pd.
Una Cgil quindi più divisa di prima destinata nel prossimo periodo a subire l’affondo del governo Renzi.
Il fatto che ad opporsi alla Camusso non siano stati solo i compagni del documento alternativo è stata sicuramente una novità positiva. Vedremo nel prossimo periodo se dirigenti come Landini, Rinaldini e Nicolosi, partiti a dicembre con l’illusione di essere parte integrante della maggioranza limitandosi a degli inutili emendamenti, come poi il congresso ha mostrato, troveranno il coraggio di rilanciare una vera opposizione alla Camusso.
Il condizionale è più che d’obbligo visto che se la Camusso ha fino ad ora mantenuto saldamente in mano la direzione del sindacato lo si deve anche alle loro responsabilità e limiti, tra chi non ha voluto fare una vera opposizione in questi anni e chi in questi anni nella maggioranza c’è stato perfettamente allineato e coperto.
La rottura tra questi dirigenti e la Camusso non è nata per una divergenza sulle linee generali dell’organizzazione, ma perché a inizio gennaio la segretaria generale senza un mandato è andata a firmare coi padroni, Cisl e Uil un accordo capestro sulla rappresentanza. L’accordo del 10 gennaio che prevede significativi peggioramenti per i lavoratori e i propri rappresentanti sui luoghi di lavoro. Quell’accordo però non è caduto dal cielo ma è la logica conseguenza della pratica sindacale concertativa e di altri inqualificabili accordi firmati nei mesi e negli anni scorsi.
Per quanto ci riguarda continueremo a lavorare per la costruzione di una vera opposizione sindacale in Cgil. Un’opposizione rinasce se è capace di dare risposte contro le privatizzazioni, contro le chiusure delle aziende, promuovere campagne di mobilitazione come per il salario minimo garantito per togliere dal ricatto immediato chi il lavoro lo cerca o è stato espulso dal ciclo produttivo. Queste sono le basi su cui può radicarsi una sinistra in grado di lottare per un sindacato combattivo e di classe. Questo è il senso della battaglia che abbiamo fatto nel congresso e che continueremo a fare.
Nel congresso abbiamo eletto, per la prima volta nella storia di questa tendenza politica, un compagno nel direttivo nazionale, Mario Iavazzi, che da anni dirige l’opposizione in Cgil e in particolare nell’impiego pubblico. L’elezione di Mario rappresenta il coronamento della nostra battaglia congressuale che come FalceMartello abbiamo portato avanti in questi mesi. L’impegno di Mario e di tutti i compagni è di proseguire nel solco tracciato in questa battaglia e continuare a lavorare per una vera alternativa per tutti i lavoratori.

Joomla SEF URLs by Artio