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Lungo è l’elenco delle crisi aziendali e dei licenziamenti anche nel settore merci e logistica.

Nonostante trent’anni di compressione dei costi, grazie ai processi di precarizzazione e frantumazione contrattuale, ora (con la crisi di sistema) siamo al capolinea. Emergono le storture e le responsabilità di una classe dirigente che ha depredato ed impoverito questo settore. Certamente non minori sono le responsabilità dei sindacati che, per decenni, hanno concertato una ricomposizione contrattuale che ha avuto come effetto il livellamento verso il basso di diritti e salario.

In questo quadro, nel dicembre 2012, si è aperta la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale. Senza consultare le maestranze, le organizzazioni sindacali hanno presentato una piattaforma improvvisata e senza pretese, pensando di non stuzzicare l’ingordigia padronale, che invece non si è fatta attendere.

La conduzione della trattativa (ancora in corso) è a dir poco scandalosa. Da oltre tre mesi, le parti discutono ma in pochi sanno di cosa, non certo i lavoratori!

In questo terribile vuoto si sono inserite le strutture extraconfederali con una propria piattaforma rivendicativa ed una mobilitazione nazionale convocata dal Si Cobas (a Padova dall’Adl Cobas). Che i sindacati di base abbiano colto l’occasione è indubbio, che le loro rivendicazioni siano avanzate pure.

Ammirevole l’ardimento delle loro mobilitazioni, che hanno avuto il pregio di far emergere una nuova classe operaia capace di mettere al centro una dignità martoriata e calpestata da uno sfruttamento medievale dove il caporalato è di casa e la mafia pure. Lo sciopero nazionale del 22 marzo, seppur ristretto a pochi ma strategici hub della logistica (Milano, Bologna, Padova e Roma – dove alla Sda e alla Bartolini si è raggiunto il 100 per cento di adesioni), è stato un successo.

Quello che invece è mancato, è stato un appello che allargasse la mobilitazione, dal settore facchinaggio agli altri settori di operai, impiegati e autisti. Non basta un’avanguardia audace con rivendicazioni corrette, è necessaria una direzione che sappia legare tutti i lavoratori del settore con un programma unificante. Aver conquistato la scena è stato il primo passo, e la giornata di mobilitazione il coronamento. Adesso bisogna spostare l’asse della trattativa nazionale a favore dei lavoratori e l’unico modo per neutralizzare le burocrazie sindacali è unire i lavoratori con un programma unificante e combattivo. Diversamente, le parti si riprenderanno e la trattativa tornerà nell’alveo del “galateo” istituzionale.

Certamente pesano le reazioni scomposte della Filt-Cgil che, vedendosi scavalcata, ha definito i lavoratori dei sindacati di base che si sono mobilitati, “sparuto manipolo di violenti prevaricatori che negano alle lavoratrici ed ai lavoratori il diritto di poter scegliere e di non scioperare” (Filt Lombardia). Sono stati anche imposti isterici veti contro chi chiedeva (con un ordine del giorno al direttivo regionale Filt Lombardia) di rafforzare la richiesta nel comunicato di Cgil-Cisl e Uil del 18 marzo, cioè calendarizzare assemblee di delegati e dei lavoratori.

Non lasciamoci condizionare perché, fortunatamente, molti in Cgil colgono il segno di quel che è accaduto, come testimoniano i comunicati di solidarietà della Fiom e del comitato degli iscritti della Flc-Cgil Università Statale Milano contro la repressione messa in atto dalla Questura di Piacenza verso i dirigenti della lotta Ikea.

Adesso tocca a noi! Il nostro compito è legare le avanguardie operaie all’intera categoria. Dobbiamo pretendere le assemblee, autoconvocarle, seguire il percorso indicato dagli operai.

Lo sciopero è stato chiaro, la forza non manca, la determinazione pure. Abbiamo fra le mani un potere enorme ma, per essere vincente, deve essere ben organizzato, superando il problema della “tessera sindacale” perché quando si vince, vinciamo tutti, compreso le organizzazioni sindacali, quando si perde, perdono soltanto i lavoratori! Uniti si vince!


Cosa c’è nel contratto:

• eliminazione delle 8 ore giornaliere;

• ritorno alle 40 ore settimanali;

• estensione dell’interruzione del lavoro (pausa pranzo

non retribuita) ad un massimo di 4 ore;

• inserire la settimana mobile per gli autisti in modo

da fare scomparire le domeniche;

• i primi 3 giorni di malattia non pagati;

• riduzione dei giorni di ferie da 22 a 20;

• i Rol a 20 ore, con eliminazione delle ex festività (32 ore);

• eliminazione degli elementi di garanzia riguardo le flessibilità e i contratti precari;

• eliminare la 14ª ai nuovi assunti e congelare gli scatti di anzianità.

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