Breadcrumbs

Lo scorso settembre, durante l’assemblea di Unindustria Bologna, il presidente Vacchi, anche a nome degli industriali di Modena e Reggio Emilia, aveva fatto appello affinché il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici non escludesse la Fiom. Appello caduto nel vuoto. Il 5 dicembre si è arrivati al rinnovo separato. Il 13 dicembre, sulla stampa locale si poteva leggere la dichiarazione di Vacchi “Siamo fortissimamente contrari all’accordo separato che lascia fuori la Fiom. Cercheremo di fare tutto il possibile per superarlo, almeno in regione” (Il Resto del Carlino). Parole in linea con quanto i dirigenti della Fiom emiliana hanno sempre sostenuto, ovvero rendere inapplicabile il contratto separato con accordi a livello aziendale, territoriale, o ancora meglio a livello regionale, per tenere aperta la strada per una futura riconquista di quello nazionale.

Le diverse esigenze produttive e i rapporti sindacali nelle aziende della regione rispetto al contesto nazionale suggeriscono ai padroni emiliani di evitare la rottura con la Fiom, unico sindacato in molte fabbriche e assolutamente maggioritario nelle Rsu.

A causa della crisi un terzo degli oltre 55mila metalmeccanici di Bologna è in cassa integrazione o mobilità. E nel resto della regione non va meglio. Dall’altro lato ci sono aziende dove profitti e straordinari nel 2012 hanno toccato livelli mai visti in passato, soprattutto nella produzione di macchine automatiche. Vacchi e Marchesini (presidente di Confindustria) sono amministratori delegati rispettivamente del gruppo IMA e del Marchesini group, principali aziende del settore.

L’Emilia Romagna rappresenta il 20% del totale nazionale degli iscritti alla Fiom e negli ultimi anni è stato il territorio che ha costantemente assicurato la più alta adesione a scioperi e manifestazioni. Quindi anche per i padroni a livello nazionale separare i metalmeccanici dell’Emilia Romagna dal resto del movimento operaio attraverso un’intesa regionale avrebbe i suoi vantaggi.

La proposta dei dirigenti Fiom è quindi di accantonare la piattaforma approvata tempo fa a Cervia e concentrasi su due o tre punti centrali da portare in trattativa coi padroni in vertenze locali o al massimo a livello regionale. Salario, orario, ma anche un nuovo accordo di sanità integrativa.

Al di là delle intenzioni, il rischio di innescare un processo verso una sorta di federalismo contrattuale con il paradosso che aziende con stabilimenti in varie regioni – come lo stesso gruppo IMA di Vacchi – dove si è conquistato un unico contratto integrativo, abbiano un contratto di 1° livello diverso sono più che concrete.

Se indubbiamente è urgente e necessario rendere inapplicabile il nuovo contratto separato non può essere questa proposta quella adeguata, in particolare dove si propone una sanità integrativa regionale in alternativa a quella nazionale del contratto separato. Siamo al paradosso. La sanità integrativa di fatto è sostitutiva del sistema pubblico e universale, ogni accordo in questa direzione agevola il definitivo smantellamento del servizio pubblico e universale. Dovremmo opporci a sistemi sanitari integrativi, non promuoverne di forme nazionali, né tanto meno regionali.

Un ragionamento su una strategia regionale può avere senso solo nell’ottica di riconquistare il contratto nazionale basandosi sul rafforzamento dell’unità dei lavoratori in tutto il paese. Partendo dalla piattaforma della Fiom approvata da oltre 372mila metalmeccanici e rimettendo al centro anche la questione del gruppo Fiat, che anche in Emilia Romagna rappresenta un settore fondamentale della classe operaia della regione.

Joomla SEF URLs by Artio