Breadcrumbs

All’inizio di dicembre è stato firmato tra le parti sociali il patto di produttività del Trentino. Accordo sbagliato e non condivisibile fin dalle sue premesse.

Tutto l’insieme del documento è finalizzato a valorizzare l’accordo sulla produttività stipulato a livello nazionale da Cisl, Uil, Confindustria e Governo Monti (ma non dalla Cgil), legando alla sottoscrizione di accordi sulla produttività di secondo livello e territoriali l’erogazione dei benefici del protocollo di intesa e dei trasferimenti provinciali. Anche per il Trentino si fa risalire l’esigenza di questo accordo alla crisi dell’economia locale e quindi alla necessità di rilanciare la produttività.

Tuttavia, a ben guardare i settori più in crisi, a cominciare da quello edilizio, soffrono tutt’altro che di crisi di produttività. Il problema è quello della sovrapproduzione e dello squilibrio fra la domanda e offerta. Mancano alloggi popolari e contemporaneamente ci sono migliaia di alloggi privati nuovi sfitti. Se in Trentino non è ancora scoppiata una bolla immobiliare è solo questione di tempo.

Eguale ragionamento vale per anche per altri settori in difficoltà, dall’estrattivo, ai trasporti, dal commercio, ai servizi.

All’origine della crisi provinciale sta il grandissimo peso raggiunto in Trentino dalla rendita fondiaria, urbana e finanziaria, con la trasformazione di fatto in holding finanziarie di alcuni gruppi industriali (Marangoni, Zobbele, Pedri), che unitamente alla finanziaria della Curia, l’Isa, gestiscono tutte le agenzie pubbliche esistenti e ne controllano gran parte del credito.

Si tratta di un modello che, se non smantellato, è pericoloso, in quanto concentra in pochissime mani poteri smisurati ed è il vettore concreto per la privatizzazione di enormi risorse pubbliche (vedi il comune di Trento che ha ceduto ad una società pubblica – la SIT – il suo acquedotto e che è stato costretto a ricomperarselo spendendo quasi 40 milioni di euro che i nuovi proprietari di detta società si sono spartiti).

Alcuni passaggi del protocollo d’intesa sono poi assolutamente peggiorativi dello stesso accordo nazionale. In particolare è assolutamente ingiustificato prevedere che le agevolazioni Irap saranno date alle aziende che faranno accordi di secondo livello. Passaggio che tra l’altro prepara una nuova stagione di accordi separati contro la Cgil. Come non è condivisibile, così come formulata, l’ipotesi di un’ulteriore riduzione della aliquota Irap per i padroni “virtuosi” che assumeranno nuovo personale. L’aumento del personale deve essere relativo a quanto stabilito dai piani industriali, il rischio concreto è dare così ulteriori incentivi a chi, dopo aver licenziato e ridotto il personale per una crisi, poi si assesta su livelli di personale comunque notevolmente più bassi di quelli originari.

Il Fondo Strategico, gestito di fatto dalle imprese e finanziato prevalentemente con i fondi pensione, va contrastato innanzitutto perché per l’ennesima volta i soldi sono quelli dei lavoratori, ma anche perché la finalità dichiarata sarà quella di aiutare le imprese in processi di internazionalizzazione (che spesso coincidono con le delocalizzazioni).

In ultimo un accenno anche all’articolo di legge modificativo di quella provinciale sul lavoro ed in particolare al recepimento della norma sugli ammortizzatori sociali. La proposta di fatto permette l’uso dei fondi degli enti bilaterali per politiche di ammortizzazione sociale e definisce alcune forme di sostegno al reddito. Si formalizza in pratica l’annullamento definitivo dell’universalità dei diritti su taluni istituti, che escluderà e discriminerà inoltre fasce importanti di lavoratori.

L’accordo stipulato avrebbe dovuto vedere una reazione compatta della sinistra sindacale all’ultimo direttivo Confederale della Cgil Trentina. Peccato che il Segretario generale della Fiom, quello della Funzione pubblica e l’area Lavoro Società si siano invece piegati alla maggioranza votando a favore, lasciando solamente una parte della Cgil che vogliamo e tutta la delegazione Filcams il compito di contrapporsi con la presentazione di un documento che chiedeva il ritiro della firma.

Un accordo peraltro che non ha scandalizzato nemmeno la Cgil nazionale, pur trovandosi davanti a una firma territoriale su un accordo invece rigettato a livello nazionale. Significa forse che l’accordo sulla produttività la Camusso non voleva firmarlo prima delle elezioni politiche con Monti, mentre sugli stessi contenuti cambiando qualche virgola con un “governo amico” sarà accettato?

Joomla SEF URLs by Artio