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Si tenuto il 17 dicembre il direttivo nazionale della Cgil. Direttivo convocato dalla segretaria generale della Cgil per fare il punto sulle mobilitazioni dopo la manifestazione del 25 ottobre, gli scioperi della Fiom a novembre e lo sciopero generale del 12 dicembre. Pubblichiamo di seguito l'intervento di Mario Iavazzi del direttivo nazionale.

 

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Un direttivo straordinario come quello a cui siamo stati chiamati a partecipare richiederebbe ben altra discussione rispetto a quella che stiamo facendo. Una riunione come questa dovrebbe offrire ai milioni di lavoratori e lavoratrici che hanno scioperato e deciso di rinunciare a parte del proprio salario e del proprio tempo per sostenere la battaglia lanciata della nostra organizzazione contro il Jobs act delle prospettive per come proseguire la lotta. È evidente che qui di straordinario c'è davvero poco, sembra un direttivo routinario, lo si evince dalla relazione della segretaria Camusso e dal clima che si respira qui.

In primo luogo ritengo che ci sia un tema da affrontare: il rapporto tra le iniziative di mobilitazione e i risultati. Mi spiego. La stessa tempistica con cui è stato proclamato lo sciopero generale non ha tenuto conto dei tempi di approvazione del jobs act. Adesso, se è vero che i decreti attuativi del jobs act verranno discussi e decisi al Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni, ci troviamo di fronte al fatto che qualsiasi iniziativa verrà definita sarà successiva all'approvazione della legge nel suo complesso.

Vorrei ricordare che il movimento sindacale, e non solo, ricorda l'oceanica manifestazione del 23 Marzo 2002 non solo per essere stata in grado di occupare il circo Massimo ma per aver respinto l'attacco all'art. 18. Allora, lo si dica chiaramente: si ritiene che abbiamo già perso? La mobilitazione degli ultimi due mesi è stata solo un'occasione per poter poi dire: “ci abbiamo provato?” O si pensa che, anche se i provvedimenti sono già passati e il dibattito politico si sposterà su altre questioni come ha ricordato la Camusso, la partita sia tutta da giocare e abbiamo intenzione di rimettere in gioco il jobs act e, magari, l'esistenza stessa di questo governo?

Dopo le numerose assemblee che la Cgil ha svolto nei luoghi di lavoro in queste settimane, nelle quali abbiamo spinto i lavoratori a lottare se torneremo a fare assemblee a breve, come del resto è da auspicare, cosa proporremo ai lavoratori? A quanto pare il nulla.

Non mi convince, poi, l'idea per cui grazie al coinvolgimento della Uil abbiamo visto partecipare allo sciopero molti delegati e iscritti alla Cisl. Come sempre, i lavoratori lottano se sono convinti di una battaglia e dei suoi obiettivi, a prescindere, molto spesso, dal sindacato di appartenenza o dal fatto che siano iscritti o meno alla Cgil.

Susanna Camusso il 25 ottobre e a Torino il 12 dicembre ha dichiarato che sarebbe stata una stagione nuova di mobilitazione, una lotta prolungata. La Cgil non può permettersi di deludere queste aspettative e porre in essere le condizioni affinché i lavoratori perdano ancora una volta.

Io non sono tra quei compagni che pensano che la lotta c'è solo se c'è uno sciopero generale, seppur ritenga che la proclamazione dello sciopero generale aiuti ad alzare il clima nei posti di lavoro e produca importanti contraddizioni nel fronte opposto. Penso sia di primaria importanza creare un ambiente di insubordinazione sociale alle politiche del governo e dei padroni anche attraverso iniziative di lotta articolate nei territori e nei luoghi di lavoro. Ma tutto questo nel direttivo di oggi è assente.

Andrebbe promossa una grande assemblea nazionale di delegati, già da gennaio, che elegga un coordinamento nazionale e, a cascata, dei coordinamenti territoriali che affianchi la nostra organizzazione sia nelle eventuali trattative col governo sia nella discussione sulle prossime iniziative di lotta, con la massima autonomia e democrazia. A parole sottolineiamo sovente la centralità delle RSU, proviamo anche a dimostrarla nei fatti.

Dovremmo ragionare sull'importanza di una campagna di massa per l'abolizione della legge 146 che impedisce l'esercizio del diritto di sciopero. Lo abbiamo visto anche nella preparazione del 12 Dicembre quanto sia un ostacolo, abbiamo avuto modo di pesarne la sua ingiustizia sulla vicenda dei ferrovieri. Da qui all'abrogazione di quella legge dovremmo discutere seriamente su come non rispettarla.

Sarebbe necessario cogliere l'occasione di questa, più volte dichiarata, “nuova stagione” per lanciare una Cassa di resistenza che sia in grado di sostenere economicamente le lotte e che ci consenta più favorevolmente di promuovere scioperi laddove maggiormente colpiscano i padroni.

Tutto questo oggi non c'è.

In queste settimane abbiamo avuto modo di verificare quanto le polveri siano ancora bagnate. C'è, infatti, una certa difficoltà ancora presente che tiene lontani alcuni settori della classe dalla lotta come effetto dell'immobilismo che questo sindacato ha avuto per tanti anni. Sarebbe un pessimo errore se confermassimo loro che facevano bene a diffidare perché abbiamo scherzato.

 

 

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