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Nel 1936 usciva La Battaglia di John Steinbeck. La letteratura di classe negli Stati Uniti aveva ricevuto un grande impulso dalla crisi del '29 e dalle grandi agitazioni di massa che sconvolsero il paese.

Fino al 1930, anno in cui vi fu una massiccia affluenza di artisti e scrittori verso il Partito Comunista, la letteratura sociale e di classe negli USA era rappresentata dai canti dei wobblies (gli aderenti agli IWW) di Joe Hill e dalle poesie di Arturo Giovannitti, esule italiano e attivista sindacale, mentre, sul versante del romanzo, Il tallone di ferro di Jack London e La giungla di Upton Sinclair avevano pioneristicamente messo al centro del mondo della narrativa la classe operaia. La profondissima crisi sociale ed economica degli anni '30 non poteva non giocare un ruolo decisivo anche nei confronti della cultura, della letteratura e del romanzo in particolare. John Steinbeck ne fu uno dei migliori interpreti con il romanzo La battaglia. L'autore in gioventù era stato bracciante, raffinatore di zucchero, muratore e infine giornalista. Conosceva nel profondo la classe operaia e la sua psicologia. Tra il '29 e il '35 pubblicò già quattro romanzi, ma è nel '36, con La battaglia, e poi nel '37 con Uomini e topi e nel '39, con Furore, che Steinbeck diviene il più apprezzato autore dei cosiddetti proletarian novels (romanzi proletari, ndr).

Sulla vita e le scelte politiche dello scrittore californiano si può certo discutere, a cominciare dal fatto che con l'inizio del riflusso del movimento operaio negli USA, sin dalla metà degli anni '40, egli stesso abbia rinunciato a posizioni chiaramente di classe e progressiste (seguendo tra l'altro la stessa traiettoria di Dos Passos e altri); ma è innegabile che il suo contributo letterario alla comprensione e alla narrazione degli spaccati di vita sociale e operaia nordamericana fu decisivo. Lo stesso scetticismo di Steinbeck, che traspare dal romanzo, non inquina affatto la sua capacità di ritrarre la società nei suoi aspetti dinamici, nella sua complessità, senza stilizzare eccessivamente personaggi e situazioni ma aderendo con grande realismo alla concretezza della vita e degli umori della classe lavoratrice dell'epoca.

 

 

New Deal, lotta di classe e letteratura

 

 

Negli anni '30 il sistema bancario era al collasso. I dissoccupati in tutta la nazione si contavano tra i 12 e i 15 milioni, il 60% delle famiglie americane aveva redditi inferiori ai 2000 dollari annui, mentre il 5% della popolazione si appropriava di un terzo di tutto il reddito nazionale. Questa situazione impose alla borghesia americana di mettere in campo un piano di rilancio dell'economia e di sostegno alle famiglie più povere: dal 1933 al 1938 Roosevelt lanciò il cosiddetto New Deal. La preoccupazione principale era non solo quella di evitare il tracollo generale dell'economia americana e salvare i profitti di banchieri e industriali, ma soprattutto evitare l'esplosione della rabbia incontrollata dei lavoratori e una rivoluzione sociale negli USA. In cinque anni vennero introdotte delle riforme anche grazie alle enormi riserve accumulate dall'economia americana e alle lotte dei lavoratori statunitensi. Tuttavia, al termine del New Deal, nel 1938, si verificò una nuova recessione che solo la Seconda Guerra Mondiale riuscì a risolvere definitivamente distruggendo le forze produttive e impegnando l'intero globo in un lungo e sanguinoso massacro mondiale.

 

La crisi sociale ed economica degli anni '30 fu un fenomeno di vastissime proporzioni e scavò nel profondo della coscienza di tutte le classi sociali, scosse il pensiero dominante, trascinò masse intere nella mobilitazione, scatenò reazioni furibonde da parte di tutte le classi in gioco e, infine, agì anche nelle menti di moltissimi artsti. Gli intellettuali vennero posti di fronte a grandi scelte ideologiche e il riflesso di questo in letteratura fu un ritorno, negli Stati Uniti, ad un crudo realismo del quale, come abbiamo detto, Steinbeck fu uno dei migliori intepreti.

 

 

 

Il microcosmo sociale dello sciopero

 

La trama del romanzo La battaglia non è particolarmente complessa: i protagonisti, Mac e Jim, sono due attivisti di un partito "rosso" e tentano di entrare in contatto con un gruppo di braccianti per organizzare uno sciopero nella loro zona. Tutto il romanzo si articola attorno alla costruzione dello sciopero, affrontando le difficoltà degli scioperanti nello scontro anche fisico col padrone, le sue astuzie e il suo corpo di uomini armati in difesa della proprietà privata. Ma soprattutto è la storia di Jim, che lascia la sua vecchia vita e aderisce al partito per mettersi a disposizione della battaglia più importante.

 

Ben Shahn, Lavoratori francesi – 1942

Ne La battaglia non vi è alcuna deformazione nella raffigurazione sociale, nessuna idealizzazione degli operai. Gli uomini e le donne protagonisti dello sciopero sono attraversati da diverse tensioni e spinte: sono capaci di muoversi all'unisono marciando verso un comune obiettivo ma possono anche essere rigettati nello sconforto davanti alle difficoltà; possono verificarsi divisioni, calunnie e tradimenti a causa di arretramenti temporanei e sconfitte, ma può generarsi anche entusiasmo grazie al lavoro comune, alla comprensione degli obiettivi e alla partecipazione attiva di tutti al processo in corso. Il romanzo è un racconto vivo di una situazione viva.

 

La battaglia è un microcosmo sociale di personaggi e situazioni. Mac e Jim ricoprono il ruolo delle avanguardie politiche il cui obiettivo non è soltanto la riuscita dello sciopero ma anche la costruzione di altre avanguardie capaci di saper portare avanti una lotta attraverso i metodi tradizionali della classe lavoratrice: assemblee, discussioni, votazione sulle decisioni, elezione di comitati di sciopero, selezione di dirigenti capaci di saper organizzare altri uomini. Mac è un dirigente accorto, scaltro, spregiudicato: sa guardare gli uomini in faccia, sa guidarli e sa sfruttare ogni occasione per far avanzare la coscienza dei lavoratori. Jim è un allievo modello: sa apprendere da Mac, ma soprattutto dalla grande scuola della lotta di classe. Nello spazio ristretto di qualche mese impara dal vivo della battaglia, conosce gli uomini e apprende la loro psicologia, sa entare in connessione con gli umori della massa e infine sa guadagnarsi la fiducia e il rispetto di tutti. Jim e Mac sono due capi della classe operaia. E lo è anche London, il capo dei braccianti che finirà per abbracciare non solo la causa dello sciopero ma la stessa causa del comunismo. I padroni appaiono scaltri e astuti, tanto quanto Mac, tentano di dividere gli scioperanti, di corromperli ma anche di contrastarli fisicamente attraverso i loro uomini armati. Il medico del campo, infine, che aderisce alle ragioni dello sciopero e accetta di aiutare gli scioperanti seguendo il proprio istinto e i principi di un astratto umanesimo e non secondo principi ideologici, è un alter ego di Steinbeck e rappresenta, in generale, l'atteggiamento morale e intellettuale di molti degli scrittori e artisti nordamericani dell'epoca, che in quel periodo si sentivano attratti dalla causa operaia senza una solida formazione ideologica marxista.

 

 

 

Un romanzo sulla necessità della lotta di classe

 

 

Uno sciopero è come una rivoluzione, anche se su scala molto più ridotta. Un intero corpo di uomini e donne viene gettato nella lotta anche se il giorno prima non aveva neanche la minima idea di cosa fosse uno sciopero e di come si potesse organizzare. Lo sciopero mette in moto coscienze, intelligenze e capacità, ognuno vi trova un ruolo e nella lotta si formano avanguardie. Durante periodi di ripiegamento o di temporanee sconfitte possono verificarsi tensioni, divisioni, casi di opportunismo ma la capacità di un capo operaio è quella di provare a spiegarsi il perchè e di spiegarlo all'intero gruppo di lavoratori e di renderli partecipi di ogni singola azione nel percorso di lotta. Questo è quanto accade nel romanzo di Steinbeck. Quanta distanza dal cosiddetto "realismo socialista" di stampo staliniano dove la classe operaia procede sempre trionfante verso la vittoria! Il realismo di Steinbeck somiglia a quello di Zola e Balzac: del primo vi è la capacità di cogliere, con estrema attenzione, ogni espressione sociale, ogni singolo movimento psicologico, ogni sfumatura dell'essere sociale; del secondo la capacità di dipingere il grande dinamismo sociale e la capacità di vedere più nel concreto, nella vivacità del vissuto quotidiano, lontano da ogni idealizzazione.

 

E' stato detto da più parti che La battaglia è un romanzo sulla sconfitta di uno sciopero. E' vero che le battute finali del romanzo inquadrano una situazione di estrema difficoltà degli scioperanti (il taglio del rifornimento di viveri dalla città, i "vigili" che asseragliano i braccianti, i tentativi interni di tradimento e di dirottare lo sciopero verso la ritirata e la sconfitta) che terminano con la morte di Jim; tuttavia, il finale è assolutamente aperto e non lascia affatto intendere che gli operai vengano sconfitti e battuti. In secondo luogo, il romanzo non ha come tema la sconfitta, ma proprio le necessità intrinseche della lotta e come un gruppo di lavoratori può reagire di fronte alle pressioni del padrone e alla possibilità di combatterlo anche di fronte a moltissime difficoltà. In uno dei momenti di tensione più alta del romanzo, Mac dice: "Anche se la cosa sfuma ora, valeva pur la pena di essere tentata. C'era un gruppo di persone che prestavano fede a queste bubbole, il nobile operaio americano e la collaborazione del capitale e del lavoro. Ebbene, molti di questi sono istruiti, ora. Sanno che cosa pensa di loro il capitale, e che esso può schiacciarli come un nido di formiche. E, per Cristo, abbiamo insegnato due cose a questa gente: chi sono e come devono agire. E quest'ultimo scontro avrà pur mostrato loro che cosa possono fare". Vi è infine una nota di ammirazione in Steinbeck verso chi, come spesso accadeva a tantissimi lavoratori e attivisti sindacali e politici, sacrificava la propria vita in nome della causa del comunismo o più semplicemente in difesa della propria dignità. Il titolo originale, In dubious battle, è una citazione dal Paradiso Perduto di John Milton, quando Belezebù si rivolge a Satana ricordandogli la loro "battaglia" contro Dio.

Il riferimento alla ribellione contro il potere costituito è evidente, sebbene abbia la tinta dell' "incertezza" e del "dubbio". Ma in un contesto come quello attuale, molto simile a quello della Grande Depressione degli anni '30, le necessità della lotta per difendere salari, diritti, posti di lavoro e dignità fanno di questo romanzo un riferimento importante per chiunque si stia affacciando, volente o nolente, alla lotta di classe perchè parla direttamente a tutti coloro che almeno una volta nella loro vita hanno affrontato o stanno affrontando una dura battaglia, spesso difficile, sul proprio posto di lavoro. Verso la fine del romanzo Mac dà un consiglio a Jim, che dovrebbe prendere la parola in assemblea, su cosa dire ai lavoratori sconvolti da una probabile imminente sconfitta: "Ditegli che cos'è uno sciopero, e che è un piccolo episodio di una guerra ben più grande".

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