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Sicko


Il 24 agosto è uscito nelle sale italiane Sicko, l’ultimo lavoro del regista americano Michael Moore. Il film, minacciato duramente dall’amministrazione Bush, fino a rischiare di essere sequestrato a causa della violazione dell’embargo contro Cuba, è una critica feroce al sistema sanitario americano; un sistema totalmente privato ed asservito agli interessi delle grandi compagnie assicurative che gestiscono il “business della sofferenza”.

Con una pungente ironia, Moore descrive le drammatiche condizioni in cui si trovano 50 milioni di statunitensi, di cui 9 milioni bambini, senza una assicurazione sanitaria.

È in particolare la classe operaia americana a pagare maggiormente il sistema cinico delle compagnie di assicurazione sanitaria private. Ne è un esempio Frank, che a 79 anni è ancora costretto a lavorare per avere una copertura sanitaria, o una coppia di anziani lavoratori costretti a vendere la casa comprata con i risparmi di una vita per pagare le cure antitumorali ed i farmaci per curare i problemi cardiaci.

Il sistema sanitario Usa è al 37° posto nel mondo e si calcola che circa 18mila persone ogni anno perdano la vita solo per non potersi permettere delle cure adeguate.

Negli Usa, uno tra i paesi più ricchi del mondo, un bambino ha più probabilità di morire che in El Salvador e la situazione non fa che peggiorare di giorno in giorno. Mentre i salari dei lavoratori sono al palo da anni, i costi delle assicurazioni aumentano continuamente in questa guerra per la sopravvivenza, nella quale i profitti delle assicurazioni sanitarie crescono ogni anno, aumenta l’esercito dei non assicurati, che si calcola passeranno dai 49 milioni del 2005 ai 56 milioni del 2013.

Moore ha raccolto testimonianze dirette da migliaia di persone, ricevendo 3700 lettere sul suo sito in sole 24 ore che denunciavano le compagnie assicurative, documentando veri e propri omicidi legalizzati.

Non sono solo coloro che non hanno assicurazione a rischiare la vita, ma anche gli stessi assicurati. Come quel falegname che perdendo due dita per un infortunio sul lavoro era costretto a decidere se farsi riattaccare l’indice per 12mila dollari o il medio per 80mila… ovviamente ha scelto l’indice.

Ma ci sono anche casi più drammatici, come le testimonianze di un medico supervisore della compagnia Humana che, dietro lauto compenso, aveva il compito di negare le cure ai malati di cancro con la giustificazione che il trapianto di cellule, essendo una tecnica ancora sperimentale, non poteva essere coperto dall’assicurazione sanitaria, condannando a morte i malcapitati, solo per i profitti dei capitalisti! È davvero vergognoso che con casi simili ci si preoccupi di incriminare il “Dottor Morte” e condannare l’eutanasia.

In un simile contesto emerge una assoluta uniformità di idee tra Democratici e Repubblicani a favore della sanità privata e dei suoi omicidi legalizzati.

Le compagnie assicurative e farmaceutiche non solo finanziano entrambi i partiti, elargendo al Presidente Bush un finanziamento di 891mila dollari, ma hanno addirittura assunto direttamente 14 parlamentari tra cui Guglielmo Tauzin, che dopo essersi battuto al Congresso in favore della “liberta” di scegliere la propria compagnia diassicurazione sanitaria, è stato assunto come dirigente della PhRMA con uno stipendio milionario.

La stessa candidata democratica alle prossime elezioni presidenziali Hillary Clinton, icona di Veltroni e dei fans del Partito democratico in Italia, che nella prima campagna elettorale del marito aveva promesso sanità gratuita per tutti, ha repentinamente cambiato idea. Forse è stata convinta dai buoni argomenti che la collocano seconda nella classifica dei parlamentari che ricevono fondi da assicurazioni sanitarie e aziende farmaceutiche.

Michael Moore ci tiene a non essere considerato antiamericano e ricorda che c’è un posto negli Usa dove l’assistenza sanitaria è completamente gratuita. Si tratta di Guantanamo, la base militare Usa in territorio cubano in cui sono detenuti sospetti aderenti ad Al Qaeda che, malgrado non abbiano subito alcun processo e vivano controllati 24 ore su 24 in celle degne dell’apartheid sudafricana, sono sottoposti a continui controlli medici gratuiti.

Se il film è una feroce requisitoria contro il sistema americano che condanna tante persone a morire per ingrassare i profitti dei capitalisti, le alternative che il regista propone lasciano spesso perplessi.

Il sistema europeo viene infatti descritto come una sorta di paradiso anche se, come lo stesso Moore mostra, nel Regno Unito una prescrizione medica costa 6,85 sterline e un medico del servizio pubblico guadagna 200mila euro l’anno.

È ovvio che grazie alle conquiste del movimento operaio la situazione europea è anni luce più avanti rispetto agli Usa, ma un sistema sanitario che considera l’Italia il miglior paese del mondo, preceduto solo dalla Francia, è ancora lontano anni luce dal garantire il diritto di essere curato gratuitamente e con un servizio di qualità.

Il film si conclude con l’odissea di alcuni soccorritori dell’11 settembre, che soffrono gravi patologie tumorali, respiratorie e nervose in seguito allo shock subito in quei giorni e a cui l’amministrazione Bush nega il pagamento delle spese mediche perché erano lì in qualità di volontari.

Il regista dopo averli portati a Guantanamo, con la vana richiesta di farli usufruire delle cure somministrate nella base militare, trova medici competenti e meticolosi a Cuba.

A Cuba, in virtù delle conquiste della rivoluzione, gli eroi di Ground Zero vengono curati e possono comprare medicine a soli 50 centesimi, medicine che a New York, dove domina la sanguinaria dittatura delle multinazionali farmaceutiche, costano 120 dollari.

Ed è proprio nell’esperienza rivoluzionaria e socialista che il simpatico e coraggioso regista americano dovrebbe cercare la risposta alle contraddizioni Usa, non nella sanità europea di De Lorenzo e Livia Turco che anche se in modo meno brutale degli Stati Uniti continua a negare un diritto a cure gratuite e di qualità.

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