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L’uccisione dei 9 pacifisti turchi a bordo della flottiglia, che trasportava generi di prima necessità attuata, dai militari israeliani, ha riportato all’attenzione dei media e dell’opinione pubblica la questione israelo-palestinese e le disumane condizioni di vita dei palestinesi nella Striscia di Gaza. Abbiamo visto una serie di manifestazioni in tutto il mondo a sostegno della causa palestinese e contro la politica terrorista di Israele. Tracciamo un’analisi dei fatti per comprendere meglio il contesto in cui inseriscono.

L’assalto alle navi dei pacifisti in rotta verso Gaza da parte dell’esercito israeliano costituisce un atto di terrorismo puro e semplice. Un’azione compiuta in acque internazionali, che ha fatto 16 morti, verso navi cariche di medicinali e beni di prima necessità: insomma un azione di vera e propria pirateria.

 Rompiamo l'assedio a Gaza!

L'esercito israeliano attacca le navi pacifiste che si recavano a Gaza per portare aiuti umanitari, uccide 19 persone e ne ferisce altre decine.  L'ennesimo atto criminale di un regime che, coperto dall'imperialismo Usa, crede di potere agire indisturbato in Palestina e in tutto il medio oriente

Le elezioni in Israele hanno visto un deciso spostamento a destra dell’asse politico, favorito dall’ambiente creato dal criminale attacco alla striscia di Gaza. Primo partito della Knesset (il parlamento israeliano) è Kadima, con 28 seggi, segue la destra del Likud con 27 seggi e poi con 15 il partito di estrema destra Yisrael Beiteinu, capeggiato da Avigdor Liberman e votato per lo più dai cittadini israeliani provenienti dalle recenti immigrazioni dagli stati dell’ex Unione Sovietica.


Le elezioni politiche sono cadute in uno dei momenti di crisi più profonda della società israeliana.

Il governo Olmert (una coalizione di centro-sinistra a cui partecipavano laburisti e Kadima) viene da due anni e mezzo che hanno offerto uno spaccato della classe dirigente molto differente dall'immagine che ama dare di sé. Sono stati anni di scandali e polarizzazione sociale, anni in cui è stata messa in discussione la forza dell'esercito, dopo la figuraccia fatta in Libano nel 2006.

Dopo tre settimane di bombardamenti aerei, invasione e terrore contro la popolazione di Gaza, l’esercito di Israele si è ritirato. Il primo ministro israeliano Olmert ha detto che non vuole riconquistare Gaza. Dopo che Israele ha realizzato il suo disegno, l’Onu, il presidente egiziano Mubarak e le diplomazie occidentali hanno lanciato una girandola di iniziative diplomatiche. Cosa tramano alle spalle dei palestinesi? Qual è il piano dell’imperialismo israeliano?

L’aggressione imperialista di Israele alla striscia di Gaza ha provocato in movimento di grandi dimensioni in tutta Europa. In Italia, fin dai primissimi giorni dell’attacco avvenuto durante le vacanze natalizie, abbiamo visto una reazione imponente, con presidi e cortei in decine di città, culminati nella manifestazione dello scorso 17 gennaio a Roma con 200mila persone in piazza.
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