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I 5mila delegati della Fiom giunti a Bologna da tutta Italia hanno subito manifestato il loro totale appoggio a Rinaldini con una lunga ovazione all’apertura dei lavori dell’assemblea, un applauso che lo stesso segretario della Fiom ha dovuto interrompere, non prima però che Epifani avesse ben compreso lo stato d’animo del corpo dei metalmeccanici della Cgil contro l’accordo separato sul contratto nazionale dove si è messo in pratica il modello di sindacato che vogliono padroni, governo e i loro complici Cisl, Uil e Ugl. E contro cui il Partito democratico non si oppone in nome di una unità sindacale prettamente burocratica.

Nel corso della relazione Rinaldini ha raccolto l’applauso più intenso e liberatorio quando ha dichiarato la fine al patto di solidarietà con Fim e Uilm con cui venivano designati un terzo dei delegati Rsu dalle organizzazioni sindacali a prescindere dai voti raccolti tra i lavoratori.

Tutti gli interventi dei delegati hanno raccontato delle grandi e piccole lotte in tutto il paese contro licenziamenti e chiusure di stabilimenti, problemi che sono al centro della lotta della Fiom per il contratto nazionale.

Nel suo intervento Epifani ha denunciato l’accordo separato sul contratto nazionale dei metalmeccanici e dichiarato l’appoggio della Cgil alla lotta della Fiom. Saranno parte delle ragioni della manifestazione nazionale della Cgil del 14 novembre contro il governo. Ma dopo aver elencato tutti i danni di Berlusconi e Confindustria agli interessi dei lavoratori, e ribadito quale grande errore da parte di Cisl e Uil sia stato sottoscrivere il nuovo modello contrattuale, non ha tratto nessuna logica conseguenza. I delegati della Fiom hanno allora lanciato il coro “Sciopero, sciopero” chiedendo la mobilitazione generale nazionale. Epifani non ha dato alcuna risposta e ha chiuso il suo intervento con il richiamo all’unità della Cgil, tra la Fiom e la Cgil, con chiaro riferimento all’imminente congresso. Rinaldini, che si è preso l’ultima parola prima della lettura dei documenti conclusivi dell’assemblea, ha ribadito ad Epifani che in una grande organizzazione democratica come è la Cgil ci deve essere spazio per il confronto tra diversi punti di vista, soprattutto in questo momento in cui sono messi in discussione la natura del sindacato e della contrattazione. Per questo in Cgil “c’è bisogno di una discussione senza reticenze”.

L’assemblea si è chiusa con un appello che nel finale recita: “Chi spera che questa nostra mobilitazione sia destinata ad esaurirsi in breve tempo sappia che ha sbagliato i propri conti. Noi delegate e delegati metalmeccanici ci impegniamo ad operare affinché la mobilitazione contro l’accordo separato continui nel tempo, fino a che quell’accordo non verrà sconfitto e fino a che i diritti e la dignità dei lavoratori non siano pienamente riaffermati”. Un chiaro messaggio a padroni, Fim e Uilm. Ma anche un richiamo alla Fiom e alla Cgil per una maggiore determinazione nel condurre le lotte. Non a caso i delegati hanno reclamato una rappresentanza generale allo sciopero dei metalmeccanici di Bergamo indetto per il 6 novembre, giorno in cui i segretari di Fim e Uilm hanno riunito i loro delegati nella città lombarda per registrarne il sostegno all’accordo separato alla presenza dei segretari generali di Cisl e Uil.

Una grande assemblea con una mancanza di non secondaria importanza: Rinaldini avrebbe dovuto incalzare Epifani sulla richiesta di uno sciopero generale in sostegno della lotta dei metalmeccanici e contro l’accordo separato di gennaio. Altro che manifestazioni il sabato a Roma. Lo sciopero generale è poi stato rivendicato il venerdì successivo a Bergamo, ma chiaramente pretendere da Epifani una risposta davanti ai delegati avrebbe sicuramente avuto tutto un altro peso.

La stessa manifestazione del 6 novembre davanti ai cancelli della Brembo di Bombassei, vice presidente di Confindustria, dopo due ore di corteo nella desolata periferia industriale sotto una pioggia battente, non ha soddisfatto il bisogno di lavoratori e delegati di gridare a Fim e Uilm nelle strade di Bergamo che c’è la Fiom alla testa della maggioranza dei metalmeccanici che vogliono la democrazia in fabbrica e un contratto dignitoso.

La lotta è appena iniziata, e presto ci sarà l’occasione per darle la radicalità e visibilità necessarie se la Fiom saprà farsi voce e strumento dei lavoratori come abbiamo visto nella vittoria della Innse.

* Consiglio Generale Fiom Bologna

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